05222018Mar
Last updateLun, 21 Mag 2018 8pm

facebook gplus 32 twitter  RSS icon

Iscriviti al nostro canale Youtube

Crollo del tetto all'Iti Montani. Punto per punto, tutta la verità della Provincia. "Post sisma, nuove scuole bloccate dalle procedure"

provcrolli
provcrolli1

“Cause imprevedibili, con un cedimento netto senza che la fibra legnosa abbia alcun problema. Quindi infiltrazioni o post sisma sarebbero cause secondarie”. Forse termiti.

di Raffaele VItali

FERMO – “Una giornata terribile, perché l’incidente avvenuto all’Istituto Montani è stato terribile, ma per fortuna non ha provocato feriti”. Moira Canigola si siede dopo il lungo confronto in Prefettura. Una mattinata iniziata con la notizia, poi proseguita con i sopralluoghi e i confronti. “Un episodio che ci dice che quanto fatto non basta mai. Per questo ci saranno ulteriori controlli su un edificio del 1500”. 12mila metri quadri e solo il primo corpo storico èlinteressato dai due eventi sismici. “Nel 2006 è stato fatto il primo intervento, parte di un progetto post sisma 1997 che non venne poi finanziato. Dopo i primi danni, immediato l’intervento sul corridoio centrale e il corpo sud che guarda via Montani. Poi attenzione, dopo il 30 ottobre, al corpo di valle su via Bellesi. Il resto della scuola non ha presentato né danni né fessurazioni” precisa Sandro Vallasciani.

Cosa è successo.

Una capriata del tetto sopra un’aula del triennio del Montani è crollata per un cedimento della trave. La capriata ha trascinato con sé coppi, pianelle e parti varie.

Le cause.

Il cedimento è stato netto. “Quello che ci ha inquietato è che il crollo non ha dato nessun segnale. Nessun preavviso che potesse far pensare a un ammaloramento della struttura. Sotto il tetto c’è un controsoffitto in camorcanna che di solito mostra dei segni se ci sono rischi di cedimento”. Nel primo sopralluogo non sono state evidenziate macchie di umidità “ma questo da un punto di vista visivo. Il muro in pietrame a vista era chiaro. Come pure la parete opposta a quella su cui appoggiava la trave caduta era stata interessata da interventi di messa in sicurezza per rinforzare la chiesa di Sant’Agostino attraverso tiranti” aggiunge il dirigente Ivano Pignoloni. “Cause imprevedibili, con un cedimento netto senza che la fibra legnosa abbia mostrato alcun problema. Quindi infiltrazioni o post sisma sarebbero cause secondarie”. Forse termiti.

La prevenzione.

Il triennio aveva avuto numerosi controlli e sopralluoghi dopo il sisma. In azione i tecnici della Provincia e del Dicomac. “L’aula oggetto del cedimento non era stata segnalata in nessuna scheda Aedes” ribadisce la Canigola. “Ogni altra segnalazione invece è diventata parte del nostro intervento post terremoto”. Aggiunge Pignoloni: “I tecnici del Dicomac evidenziarono delle lesioni, ma non in quella parte anche perché di difficile accesso essendoci la camorcanna che occlude la vista del tetto, che si raggiunge solo attraverso una piccola botola”. Il messaggio della Provincia è chiaro: “Nessuno parli di negligenza, i controlli sono stati costanti. Il sisma anzi ha accresciuto ogni controllo” proseguono in consiglieri Pompozzi, Borraccini e Falzolgher. “Nell’immediato ci sono stati 250mila euro di lavori proprio per eliminare le spinte sul tetto, con un rinforzamento delle travi e un ancoraggio con dei tiranti delle travi. Quindi sotto il profilo strutturale sta bene”.

La chiusura.

Tutto il triennio da oggi è chiuso per studiare la situazione. “Per cui da domani nessuno accederà nella zona vecchia. Le attività didattiche verranno spostare in altri edifici. Per fortuna è anche in corso l’alternanza scuola lavoro, per cui molti ragazzi già sono impegnati fuori dalle aule”. Sono 400 gli alunni interessati, una ventina di classi.

I controlli.

“Partono già da domani le verifiche su ogni angolo della struttura. “Per farvi capire – precisa la presidente – controllare le travi significa entrare in alcuni cunicoli tra camorcanna e il tetto per valutare le capriate. Un lavoro non semplice. di certo la prima cosa sarà la protezione dell’aula che ha come tetto il cielo”. E il meteo è un altro nemico: “L’acqua appesantisce le macerie, cosa che potrebbe danneggiare ulteriormente il solaio”. E se le strutture verranno ritenute agibili, pian piano saranno riaperte le aule. “La prefettura ha mandato una nota in cui chiede di verificare tutti gli edifici. Lo faremo” prosegue il dirigente ricordando che dopo il sisma, durante i gironi di chiusura, ogni tetto, oltre che muro è stato verificato.

L’immediato.

Verrà realizzata una piccola tettoia per evitare che l’acqua piovana si accumuli aumentando i rischi. E sull'eventuale inchiesta: “Non essendoci feriti, non c’è reato. Quindi nessun sequestro preventivo” aggiunge il consigliere Bonaccini.

Il progetto post sisma.

Nell’intervento non era previsto il rifacimento del tetto: “Nello studio di fattibilità non era previsto, ovvio che oggi andrà inserito. Dobbiamo valutare ora una modifica, anche perché dopo una serie di sopralluoghi speditivi tra le capriate. Questa prima verifica non ha dato esiti negativi, ma sarà domani il giorno dell’approfondimento”.

Lo stallo ‘nazionale’.

La prima ordinanza finanziò le nuove scuole. “Tutto doveva partire entro il 2017. Il nostro progetto per i laboratori del Montani, pur privo di ricorsi, è ancora fermo all’Ufficio ricostruzione commissariale” ribadisce la presidente. “Mancano gli indirizzi tra spese tecniche e generali, per fare un esempio, e tutto è rimasto bloccato negli uffici centrali. Noi abbiamo mandato a Rieti tutti gli atti completi, incluso il progetto firmato dall’impresa”. Passando poi al triennio del Montani, allo Scientifico, che è in fase progettazione esecutiva, fino ad Amandola e al nuovo liceo classico per cui stiamo individuando il progettista, la Provincia si riconosce velocità di azione: “Siamo stati tra i primi enti” ribadisce Pompozzi.

“I famosi 100 giorni per una nuova scuola sono stati annullati dalle procedure, prima che qualcuno pensi a una lentezza degli uffici della Provincia o di qualunque comune interessato” chiosa la presidente Canigola che aggiunge: Luglio 2017 ordinanza di finanziamento per l’Annibal Caro. Noi che siamo stati apripista siamo di fronte a otto mesi di lavoro e pratiche per raggiungere il primo step, superando l’interpretazione dell’ordinanza con ogni atto controllato da più figure nazionali”. “C’è stato un rallentamento enorme dopo le dimissioni del commissario Errani, che si muoveva con l’ansia di prestazione, ma era forte di figure di altissimo livello. Il cambio di guide e quant’altro ha fermato molto” prosegue Pignoloni.

Il lato umano.

“Una montagna di materiale, vederlo su quel pavimento è stato terribile. Morti. Ma tolto lo sgomento ci siamo mossi. È certo che le accortezze sembrano che non bastino mai” conclude Pignoloni.

@raffaelevitali IL COMMENTO

VTEM Banners
VTEM Banners
VTEM Banners

Crolla il tetto su una classe dell'Iti Montani: vigili del fuoco in azione

Bookmakers bonuses with www gbetting.co.uk site.