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Il post voto di Verducci tra autocritica e rilancio: "Mai con i 5 Stelle, sono qualunquisti"

verducci pd

"Nulla o quasi ci lega ai 5 stelle. Sono nati per distruggere i partiti politici che invece sono l'unico modo per dare voce a chi non ne ha e troppe volte abbiamo sbagliato, dandogli corda, lisciando il pelo all'antipolitica, anziché contrastarla senza quartiere".

SERVIGLIANO – Se ci fossero dubbi sul da farsi, l’unico onorevole made in Fermo, targato Pd, chiarisce subito la sua road map. Che poi è quella del segretario Matteo Renzi, del neo tesserato Calenda e anche della minoranza targata Orlando: “Sarebbe comodo per il Pd sostenere il governo dei 5 stelle ma se lo facesse semplicemente non esisterebbe più e questo sarebbe esiziale”. Esiziale, significa qualcosa che porta alla rovina, se non alla morte.

Il senatore si prepara quindi all’opposizione. “Il voto è stato molto netto e va rispettato. È una lezione da cui imparare. Ma guai a perdere la bussola. Chi ha vinto, governi. A noi, che abbiamo perso, il compito di fare opposizione”. Il che non significa stare seduti e guardare, perché il Pd ha di fronte un’altra sfida: “Più complicata e più bella: riconquistare il nostro popolo dalle false sirene e ricominciare insieme un cammino".

Non vede nella vittoria dei 5 Stelle qualcosa di motivato e logico e per questo il senatore Dem parla di “un voto di rabbia, un voto contro. Che ha premiato forze di destra, i 5 stelle e la Lega, molto diverse tra loro. La destra xenofoba, la Lega, e la destra qualunquista, i 5 stelle. Di Maio dice di non essere né di destra né di sinistra. È una frase tipica del qualunquismo. Ha vinto la paura che va rispettata e compresa. Ha vinto la voglia di protezione e di riscatto: sentimenti giusti e sacrosanti che sono molla e base della democrazia”.

Poi, l’amaro finale: “Le destre hanno vinto coi voti di quello che decenni fa era il nostro popolo, ma da troppo tempo non lo è più. purtroppo, quando sinistra e democrazia diventano parole vuote per le fasce più popolari allora non possiamo che perdere”. Se a questo si aggiungono le divisioni, tutto diventa più chiaro: “Paghiamo soprattutto tanti errori fondamentali che vengono da lontano. Il primo, il più grande, è aver perso il contatto con le realtà più difficili, con chi è escluso, con chi non ce la fa. Abbiamo fatto politiche giuste ma senza una condivisione e una spinta collettiva hanno finito per non appartenere a nessuno e con l'essere rifiutate da (quasi) tutti. Ora va ritrovato il bandolo da cui ripartire. Non smobilitare ma anzi moltiplicare il nostro impegno. Stare con chi ha perso il lavoro, con chi vuole studiare, con chi vuol concretizzare un'idea, con chi e' solo e svantaggiato. Nulla o quasi ci lega ai 5 stelle. Sono nati per distruggere i partiti politici che invece sono l'unico modo per dare voce a chi non ne ha e troppe volte abbiamo sbagliato, dandogli corda, lisciando il pelo all'antipolitica, anziché contrastarla senza quartiere".

r.vit.

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