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Pd, si riparte dal congresso. Renzi si dimette e attacca: "Pesaro caso simbolo, il merito non conta. E ora No agli inciuci"

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L'ex segretario lascia: “Siamo orgogliosi e ora speriamo che chi sembra pronto a governare il Paese possa fare il Paese. E se ci riusciranno faremo il tifo per loro, facendo una posizione leale".

FERMO – “Orgogliosi dello straordinario lavoro fatto in questi anni. Ma la sconfitta è altrettanto chiara ed evidente” esordisce Matteo Renzi che parla di una Italia che non ha una possibilità di Governo e di un partito che non ha più lui come segretario. “E questo è dovuto a quanto successo per il referendum. Oggi chi si lamenta è vittima di una sua scelta, di fermare il cambiamento”. Il Pil è cresciuto del 4%, i consumi del 5.4%, l’export del 17%, i posti di lavoro di un milione, i macchinari del 24%: “Siamo orgogliosi e ora speriamo che chi sembra pronto a governare il Paese possa fare il Paese. E se ci riusciranno faremo il tifo per loro, facendo una posizione leale che mai cercherà la cultura dell’odio via social e fakenews”.

Una campagna elettorale segnata dalle bugie, ma una verità c’è: “Non faremo mai accordi. Mostrino il loro valore. Abbiamo compiuto errori, non capendo che bisognava votare in una delle due finestre del 2017 in cui imporre una agenda europea. In questa campagna elettorale siamo stati fin troppo tecnici, non abbiamo dimostrato l’anima delle cose fatte”. Ma non solo: “C’è un vento estremista che nel 2014 abbiamo fermato e a incanalare, cosa che non siamo riusciti a fare questa volta. Simbolo della campagna elettorale è l’assoluto contrasto in un collegio. Penso a Pesaro”.

Perché?” Abbiamo candidato un ministro che ha fatto un lavoro straordinario. Di fronte al principale problema, la questione dell’immigrazione, Minniti ha saputo cambiare la percezione del problema e la sostanza della soluzione con un lavoro che gli viene riconosciuto anche dagli avversari. Eppure a Pesaro il candidato del Movimento 5 Stelle, impresentabile per gli stessi esponenti grillini, scappato dalla campagna elettorale, ha avuto la meglio contro ogni valutazione di merito. Se ci fate caso è il simbolo di questa campagna elettorale”.

E infine, l’attesa parola: “Lascio la guida del Partito Democratico e ho chiesto a Matteo Orfini di convocare un’Assemblea Nazionale per aprire la fase congressuale. Questo accadrà al termine della fase di insediamento del nuovo Parlamento e della formazione del Governo. Intendo essere chiaro: noi siamo un Partito democratico, serve un nuovo, serio e risolutivo congresso. Uno che a un certo punto permette alla leadership ciò per cui è stata scelta. Non un reggente scelto da un caminetto. Ma un segretario eletto dalle primarie. Lo dico ai miei dirigenti del Pd”.

Prosegue: “Mi rivolgo agli italiani. Mi sento garante di un impegno morale, politico e culturale. Abbiamo detto ‘no’ a un governo con gli estremisti, no a un governo degli estremisti. Noi non abbiamo cambiato idea. Abbiamo detto no alla cultura anti scientifica, no alla cultura dell’odio. Non stavamo scherzando. Ci sono tre cose che ci separano da Salvini e Di Maio. Anti europeismo, anti politica e suo dell’odio verbale contro i militanti del Pd definiti mafiosi, impresentabili, con le mani sporche di sangue. Quindi: fate il Governo senza di noi”.

Insomma, se ne va, ma dopo aver bloccato possibili inciuci e non ha alcuna intenzione di mettersi le pantofole e restare poi a casa. “Saremo responsabili e lo dimostreremo stando all’opposizione”. Infine, parla del suo ruolo: “Ho ricevuto migliaia di email e gli dico che non c’è nessuna fuga. Terminata la fase dell’insediamento del governo farò il senatore del mio collegio. E sono orgoglioso del mio risultato, 14 anni dopo la prima volta in cui ho chiesto il voto a Firenze. È impressionante che continuino a votarmi. Noi dobbiamo recuperare il rapporto con le periferie, non solo geografiche”.

Coraggio contro cultura della chiusura, diritti, “su cui ci auguriamo che non si torni indietro”, contro intolleranza, realtà contro falsità, lavoro contro sussidi, giustizia fiscale contro tasse piatte così improponibili da essere scomparse, cultura contro la logica della sicurezza fai da te: “Ecco perché non faremo mai il governo con le forze antisistema”. Renzi se ne va dicendo tre no: “No a inciuci, no ai caminetti ristretti di chi immagina il Pd come luogo di confronto tra gruppi dirigenti, no a ogni forma di estremismo”. Che il congresso abbia inizio.

@raffaelevitali

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