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Elezioni, il Pd parte alla carica: "Migliorato il Paese". E Petrini 'sveglia' gli imprenditori

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“Dobbiamo muoverci per fermare chi dice va tutto male, per dire la verità. Sono cinque anni, e parlo con 30 anni di politica alle spalle, che permettono a un Governo di ripresentarsi agli elettori con risultati tangibili” esordisce il segretario provinciale Fabiano Alessandrini.

di Raffaele Vitali

FERMO – “Io la politica non l’ho fatta mai? Questo dicono quando si presentano. Io sono il contrario: ho fatto il sindaco, l’assessore regionale e l’onorevole. E ne vado orgoglioso”. Mai visto così determinato Paolo Petrini, onorevole uscente e candidato al collegio uninominale della camera per il Pd. A caricarlo sarà stato il ‘boss’ Bruce Springsteen scelto come colonna sonora dentro il Museo Miti di Fermo. Nella sala conferenze, completamente sold put, c’è il mondo del Partito Democratico E ad aprire il pomeriggio è il segretario Matteo Renzi, proiettato nel maxi schermo, con la sua descrizione del programma: “La prima è un malloppo, la seconda è quella sintetica da 15 pagine, la terza + cento cose fatte e cento cose che faremo legate a quanto avviato”.

Si parte da qui, dal legame forte tra mondo locale e nazionale, tra chi vuole continuare a cambiare l’Italia e chi vuole essere protagonista del cambiamento. Il Pd fermano riunisce i quattro candidati: Francesco Verducci, Paolo Petrini, Antimo Di Francesco ed Emanuela Di Cintio. “Dobbiamo muoverci per fermare chi dice va tutto male, per dire la verità. Sono cinque anni, e parlo con 30 anni di politica alle spalle, che permettono a un Governo di ripresentarsi agli elettori con risultati tangibili” esordisce il segretario provinciale Fabiano Alessandrini aprendo la campagna elettorale in vista del 4 marzo.

Anche dentro il museo Miti entra la cronaca: “Abbiamo vissuto il dramma di una ragazza che cercava di uscire dal tunnel della droga e che ha incontrato la morte per mano, ma le indagini sono in corso, di un extracomunitario. Sono entrati in gioco i fomentatori d’odio. E quanto successo poche ore fa è la riprova che l’odio seminato dà i suoi frutti marci, nel volto di un giustiziere della notte che si è mosso con la bandiera italiana addosso e il braccio alzato. Un candidato della Lega che ha sparato ad altezza uomo”.

Torna poi alla politica: “I nostri parlamentari hanno fatto per il territorio: dal ricalcolo dell’Irap ai fondi per le imprese che erano state colpite dall’alluvione. E poi c’è il terremoto, con la presenza forte e continua. Noi non dobbiamo fermarci a nonna Peppina e al rubinetto che non funziona, l’impegno del Governo è senza precedenti” prosegue il segretario lasciando spazio “ai candidati del territorio. Perché noi abbiamo scelto quelli del territorio”.

Il primo a intervenire è Francesco Verducci, che vola alto e parla di ‘politica’. “Questo momento serve ad esserci, a motivarci, a trovare dentro di noi le ragioni di un impegno fortissimo, per alcuni di noi di una vita, per i giovani di un desiderio di fare politica in un momento in cui viene denigrata. Quando non si nasconde, la politica è lo strumento più potente per cambiare le cose. Noi siamo quelli che quando vedono una ingiustizia di impegnano per cambiarla”. Oggi alla guida del partito ci sono loro, domani altri, ma quel che deve restare è l’idea, il valore: “Partire dalle officine del Montani è partire dal lavoro, dalla creatività, dal fare impresa, da chi scommette sul mondo partendo dalla conoscenza”.

Da Verducci parte la critica al governo Monti: “Memori di quell’errore, che ha ingigantito i problemi, abbiamo cercato di far vincere una idea di società: stare dalla parte di chi sta pagando la crisi. Per questo possiamo dire oggi ‘dateci fiducia’. Nel nostro programma le cento cose fatte diventano cento cose da fare”. Anche Verducci parla di terremoto: “Deve passare il messaggio che c’è una classe dirigente che fa tutto il possibile per proteggere chi ha perso tutto, con il sostegno ai salari, alla casa e ai servizi sociali, e per ridare tutto. C’è la burocrazia, che stiamo vincendo”.

E poi tocca a Paolo Petrini che apre con una battuta mentre alza il microfono: “Le politiche sulla crescita non hanno funzionato per Alessandrini”. Parla di numeri l’onorevole di Porto Sant’Elpidio: “Sono pronto a una sfida contro tutti in ogni settore per dire che abbiamo migliorato quello che c’era prima. Ma nonostante ciò so che il miglioramento non ha investito tutti nella stessa maniera. Quello dell’Emilia non è uguale nelle Marche. E so che i numeri dicono ripresa mentre i volti parano di mancanza di lavoro, di aziende che chiudono”.

Pragmatico Petrini: “Si è rotto il bottone dell’ascensore sociale che va in alto. Ma siccome ne siamo consapevoli, sappiamo cosa fare per portare il miglioramento a tutti”. Nega il ‘tutto e subito’ che ha reso difficile fare politica in Italia: “Non si può spingere verso il rancore, verso chi vede in quello vicino un privilegiato. La principale motivazione che mi fa stare in questo partito è che per me la storia è una corda tesa verso un futuro migliore”. Parla anche dei social: “Pensate se rispondessimo su Facebook alle persone con la stessa violenza che userebbero. Credo che nascerebbe una guerra civile. Quello che è accaduto stamattina a Macerata parla di quello che sta accadendo in una società intrisa di odio e di paure inventate. Con il sindaco di Fermo al Viminale ci siamo stati dieci volte e avremo la questura. Questo ci aiuterà, ma prima di tutto deve tornare il senso di responsabilità, quello che noi nel Pd abbiamo, anche a discapito di campagne facili”.

Inevitabile il passaggio sul made in, ma in particolare sul distretto: “Le imprese se sperano di vendere le scarpe solo con le fiere non vanno da nessuna parte. Hanno bisogno di competenze e tecnologie. Noi abbiamo messo insieme le risorse per fare questo, non è questione di tasse in più o meno. La ricchezza che i produce in questo territorio è la metà di quella che si produce in Germania. Non sono più scemi i nostri operai, sono le nostre imprese che non riescono a far produrre la ricchezza in egual misura. Non sono organizzate, non hanno strumenti per affrontare il mercato. Noi su questo dobbiamo aiutare gli imprenditori, indirizzarli in un percorso di innovazione e cambiamento. Se rimangono come sono oggi non c’è aiuto che tenga. Poi ci sono le misure come il taglio dell’Irap o gli sgravi ai campionati. Ma è Impresa 4.0 il vero motore a cui attingere. Chi sta usando i contributi cresce. c’è una nuova geografia dello sviluppo, come territorio rischiamo di restare nelle stalle. Ci sono troppi pochi imprenditori avviati sulla strada del rinnovamento. Chi ci riesce se non noi ad aiutarli? Salvini che vuole la flat tax al 15% che ci costa 58 miliardi di euro, peccato che sull’Irpef l’evasione è di 35 miliardi. Quindi di che parliamo, del paese dei balocchi? Forse del paese di lucignolo. O pensiamo a Di Maio che parla di cose di cui non conosce il significato. Sembra che ogni sera rompa i biscotti della fortuna in un ristorante cinese e legga una frase. Fa una campagna elettorale che alimenta e si alimenta di ignoranza. C’è così tanta disperazione che la gente gli crede. Questo deve farci riflettere”.

Rapida e diretta, dopo essersi descritta nel percorso di studi e di lavoro, Emanuela Di Cintio: “Ho un collegio immenso, ma ho la determinazione per dimostrare a me e al Pd che le cose si possono fare. un sogno che voglio condividere con voi. Ci confronteremo, soprattutto sul tema del lavoro, che seguo da anni, senza mai dimenticare la ricostruzione”.

“Ho giocato a calcio a Campiglione, Altidona e Monte Urano. Mia madre ha insegnato nel Fermano. Sono legato a questa terra” sottolinea Antimo Di Francesco. “Accettiamo una sfida importante. La partita è aperta in ogni collegio. Mancano i contenuti nei nostri contenendoti. Hanno una grande capacità di critica, ma non hanno contenuti, non hanno proposte. Noi dobbiamo puntare agli Sati uniti d’Europa, tutelare l’integrazione, penso agli Sprar che ci fa superare la modalità del vitto e alloggio”. In chiusura il senatore uscente Morgoni, prima che Alessandrini, incassi il suo meritato applauso da una platea attenta e soddisfatta “perché il Pd oggi ha messo in mostra la sua immagine migliore, quella di partito unito, determinato e con un progetto vero per il futuro del Paese”. In sala, tra i tanti tesserati e amministratori, il sindaco ‘vicino al Pd’ Alessio Terrenzi, l’assessora di stampo socialista Milena Sebastiani, le dirigenti Bonanni e Isidori, l’ex assessora Maura Malaspina, capolista per il partito della Lorenzin, il direttore dell’Asur Licio Livini.

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