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Intervista. Buondonno, la voce della sinistra, è pronto al voto: "Liberi e Uguali è il futuro"

giuseppebuondonno

Compagno old style, Giuseppe ‘Peppino’ Buondonno, professore con un passato da assessore, è pronto a rimettersi in gioco. Perché il richiamo della politica è troppo forte.

 

di Raffaele Vitali

Buondonno, lei ha scelto LIberieUguali, ma che significato dà a questo nome?

“È un progetto di società, Liberi, Libere e Uguali erano le parole chiave della Rivoluzione francese, era una celebre affermazione di Marx, è un cardine della nostra Costituzione. La lotta contro le diseguaglianze e le lotte per la libertà, di tutte e di tutti, sono l’essenza, il motivo per cui è nata e vive la sinistra”.

Pensa di aver trovato la sua casa?

“La mia casa è, da sempre, la sinistra. Il Partito a cui sono iscritto è Sinistra Italiana (a cui SEL ha dato vita). Liberi e Uguali è un progetto di ricostruzione di una grande forza popolare e radicale della sinistra italiana. Più che una “casa” alla sinistra serve riconquistare le strade e le piazze”.

Non è che ci sono troppi leader in questo partito?

“No. “Un uomo solo al comando” non mi piace, non funziona, è antidemocratico. Una leadership plurale è migliore, è più ricca; plurale sul piano generazionale, di genere, di rappresentanza sociale e culturale. La legge elettorale, che è pessima, prevede che venga indicata una figura di leader e la disponibilità di Pietro Grasso – per la sua storia e per la sua credibilità – è stata un grande contributo; insieme a lui ci sono tante altre personalità importanti, giovani e meno giovani: dai Segretari dei tre Partiti che costituiscono l’ossatura di questa formazione (Civati, Fratoianni, Speranza), a Rossella Muroni (ex Presidente di LegAmbiente), alla Presidente della Camera Laura Boldrini. Una forza popolare si costruisce con tante idee, tante culture, tante sensibilità”.

Ma siete contro il Pd, alternativi al Pd, totalmente diversi dal Pd?

“Il PD mi pare davvero un problema del passato. E credo che dopo le elezioni sarà ancor più evidente la sua implosione. Siamo contro le politiche neoliberiste che hanno creato ingiustizia ed hanno fatto invecchiare e lacerato questo Paese. Il PD ha incarnato quelle politiche”.

Crede che i 5 Stelle siano un alleato credibile?

“No. C’è, tra le altre cose, un nodo morale e politico inaccettabile: la loro posizione sui migranti; stanno trasformando un dramma epocale e umano in mercato elettorale. Come il PD, inseguono la Lega e i neofascisti. Credo, però, che, presto o tardi, dovranno anche loro fare i conti con un problema che, storicamente e politicamente, è imprescindibile: quello dell’identità culturale, del modello di società che si vuole proporre al Paese. Quando questo accadrà (e potrebbe essere prima di quanto si pensi), in quel movimento e nei cittadini che lo hanno votato, ci sarà un rimescolamento profondo”.

Proposte e spot, si aspettava anche da Grasso il classico 'meno tasse per tutti'? Ha senso?

“Grasso non ha detto questo. Anzi, ha detto il contrario. Ha proposto un fisco realmente progressivo e capace di far pagare di più ai ricchi, a quelli che, per esempio, in questi anni hanno speculato sulla crisi. Solo in questo modo è possibile difendere e rafforzare lo stato sociale, i diritti di tutti e non i privilegi di pochi. Sull’Università ha posto un tema sacrosanto: quello dell’accesso di tutti i giovani alla formazione superiore; non solo un diritto, ma anche un grande investimento per il Paese. L’Italia è, in Europa, in fondo alla lista per investimenti sul sapere e sulla ricerca, per iscritti e laureati, per sostegno allo studio; e in cima per abbandono degli studi e per i costi delle tasse universitarie. I “padri ricchi”, attraverso la fiscalità generale, contribuiscano al futuro di tutti i giovani e a quello del Paese. Quello allo studio è un diritto universale, non un “servizio alla persona”. E’ singolare che questa proposta sia stata criticata come “ingiusta” da chi ha tagliato le borse di studio, mentre regalava valanghe di soldi alle banche, o riduceva l’IMU anche ai ricchi, o lasciava l’IVA identica sia per i beni di lusso che per quelli di prima necessità. Alcuni, a volte, non hanno il senso della decenza”.

Lei cosa può dare a LeU?

“Quello che ho dato, in tutta la mia vita, alla sinistra: passione, impegno politico e culturale, e – nelle cose che conosco – esperienza e competenza. Poi penso di poter contribuire a far comprendere una cosa che ho compreso anch’io attraverso riflessioni, errori, discussioni con tante persone, e cioè che non è vero che le società complesse si governano “al centro”, inseguendo il consenso ad ogni costo. La sinistra può tornare ad essere una forza popolare, solo se dice cose chiare, radicali e concrete”.

Sarà il candidato alla Camera o al Senato? Chi decide?

“Ho dato (come tante altre persone, tutte di grande qualità), la disponibilità che mi è stata chiesta. Decidono le assemblee di Liberi e Uguali, in accordo col Coordinamento nazionale. Candidato o meno, il mio impegno sarà lo stesso; da troppo tempo questo Paese non ha una sinistra determinante nello scenario politico e nell’orientamento culturale, gli effetti sono devastanti, è ora di cominciare a ribaltare la situazione”.

Obiettivo 3% o crede davvero nell'exploit?

“Tutti i sondaggi collocano “Liberi e Uguali” oltre il doppio di quella soglia. Credo che sarà una sorpresa positiva. Mi ha reso felice (ma non mi ha stupito) leggere che nelle intenzioni di voto dei giovani (da 18 a 24 anni) LeU è, ad oggi, la seconda forza del Paese”.

Mi dia un giudizio su questi anni di Petrini, Verducci e Ceroni, gli onorevoli fermani che si ripresentano all'elettore?

“Appunto, saranno gli elettori a giudicarli. Dico solo che hanno votato leggi che io non avrei votato neanche con una pistola puntata alla nuca”.

Ultima cosa, le manca la Provincia? si impegnerebbe per farle riavere soldi e personale?

“Mi manca il lavoro che abbiamo fatto in quegli anni; e mi addolora vedere strutture culturali importanti per il territorio costrette a sopravvivere a fatica, spesso abbandonate a se stesse. Le Province mancano ai territori, che sono più soli e più deboli, a cominciare dai Comuni. E’ stata una finta riforma, puramente propagandistica. Competenze, risorse e personale debbono stare vicine ai luoghi dove i problemi si manifestano (come la pessima gestione del post terremoto mostra con chiarezza); invece, dopo essersi riempiti la bocca di “federalismo”, i governi dell’ultimo decennio hanno attuato il più colossale spostamento centralistico della storia della Repubblica, senza incidere minimamente sugli sprechi, comprimendo i diritti e la possibilità di scelta dei cittadini. Un capolavoro di approssimazione, dilettantismo e propaganda becera”.

@raffaelevitali

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