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Il prefetto Di Lullo se ne va e avverte: "Serve la questura a Fermo. E se lo dico è perché ci sono segnali chiari nel territorio"

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Non esiste più l’isola felice. Lo dicono i continui furti, lo dicono i maxi sequestri di droga degli ultimi mesi, lo dicono le barche che prendono fuoco, lo dicono tanti piccoli segnali che le forze dell’ordine, spesso coordinate dal Procuratore Seccia, cercano e riescono a scalfire.

di Raffaele Vitali

FERMO – Se ne va Mara Di Lullo. Il prefetto che nel suo breve, un anno e mezzo, periodo alla guida della massima istituzione territoriale, ha superato le bombe contro le chiese, l’omicidio di Emmanuel, il terremoto e la maxi nevicata. Se ne va lanciando un messaggio forte allo Stato in favore della piccola provincia che attende l’istituzione della questura.

“Mancano i livelli provinciali delle forze dell’ordine. Ho lavorato alacremente per le mie possibilità e competenze perché la struttura logistica sia pronta per accogliere i comandi. Speriamo che arrivino comandi e rinforzi. Qui è necessario. E se lo dico, è perché alcuni segnali sul piano della sicurezza richiedono un impegno particolare e quindi anche risorse aggiuntive”.

Non esiste più l’isola felice. Lo dicono i continui furti, lo dicono i maxi sequestri di droga degli ultimi mesi, lo dicono le barche che prendono fuoco, lo dicono tanti piccoli segnali che le forze dell’ordine, spesso coordinate dal Procuratore Seccia, cercano e riescono a scalfire. Ma per debellare serve altro, come dice il prefetto che salutando sindaci, collaboratori e stampa fa un bilancio del mandato che la porta ora a ricoprire un importante incarico al Ministero, dal 20 novembre.

“Quando sono arrivata, avevo un po’ di paura, era la prima volta da Prefetto. Per me era un salto nel buio. Ma ho trovato colleghi molto esperti. Ho imparato a modo mio a farlo. Non è stato un inizio semplice. Il 21 maggio sono arrivata a Fermo, il 22 la bomba non scoppiata, il giorno dopo entravo in servizio”. Per fortuna grazie alle indagini del procuratore Seccia e delle forze dell’ordine sono stati trovati i responsabili. “Poi l’omicidio del cittadino nigeriano che ha messo Fermo all’attenzione delle cronache nazionali dando una connotazione che nulla ha a che vedere con una provincia straordinaria. Poteva capitare ovunque, capitò qui. E poi si è risolto secondo le dinamiche processuali. E per fortuna, dopo una grande sovresposizione si è ricomposta”.

Poi è arrivato il terremoto. “Gestire un sisma va al di là di ogni cosa che uno può prevedere. Le calamità rientrano nelle competenze, ma non siamo preparati per viverle. Ero in ferie, sono rientrata di corsa e fummo toccati pesantemente con Amandola, Montefortino e Falerone con tanto di evacuazione in piena notte dell’ospedale”.

Poi parla alla città: “Quello che vi posso dire è grazie al territorio, alla gente, alle istituzioni, al come sono stata accolta, alla stima e referenza. Per chi viene da Roma non è scontato il rispetto e la considerazione. Siamo più disincantati, siamo numeri”.

Ha davvero superato momenti complessi, uno su tutti: “Spero che non nevichi più, perché fu un momento difficilissimo insieme a tutti i sindaci. Non auguro a nessuno un territorio sotto la neve con la scossa del terremoto. Il 18 gennaio lo ricorderò. Sono l’unico prefetto in Italia ad aver chiamato la Guardia costiera per spalare. Me ne vado con una grande esperienza e porterò con me la gente comune che ha dimostrato affetto. Torno con un bagaglio più ricco a Roma. Spero di rivedervi. Grazie a tutti, con il cuore”.

@raffaelevitali

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