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Lavoro, parità di genere ed elezioni: tre sfide per Alessandrini, nuovo segretario del Pd fermano

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Nella lunga attesa, gli occhi di molti si sono illuminati quando è arrivato Renzo Offidani, il grande ex, oggi Mdp, che non ha saputo dire di no all’invito dell’ex compagno di partito. Ma è arrivato anche Fausto Franceschetti, fuoriuscito e critico.

di Raffaele Vitali

FERMO – Si può anche arrivare in ritardo se la squadra funziona. Fabiano Alessandrini è il nuovo segretario provinciale, l’ha voluto il 97% dei votanti nei congressi di circolo. E lui, che da anni lavora per far arrivare puntuali i pullman della Steat, società di cui è presidente, può anche permettersi di arrivare in ritardo nel giorno della sua proclamazione, tanto c’è chi lavora fin dalle 8,30 del mattino. È la forza di un partito che, parola di Paolo Petrini, deve ritrovare il rapporto con i cittadini.

“Non ci si può vergognare di dire che si è tesserati con il Pd” ribadiscono ammassati nel cortile del museo Montani, uno dei gioielli sottoutilizzati della provincia di Fermo. Non si può ma bisogna farlo capire ai cittadini, sempre più affascinati dalla parola ‘movimento’. Carlo D’Alessio, l‘uomo che proverà a rinforzare la base del Pd a Fermo, è il primo ad arrivare. È lui che appende i cartelloni, è lui, insieme ai primi tesserati, che fissa le bandiere che danno un tocco di tricolore al museo Montani. Un luogo bello, affascinante, ma buio. Forse non è stato scelto a caso, perché il Pd non sta attraversando un momento felice, almeno a livello elettorale, ma cerca di riaccendere la luce lungo il cammino che porta a Roma. “Per farlo possiamo contare su un partito compatto che il segretario uscente Nicolai ci ha lasciato” ribadiscono gli onorevoli, la cui conferma è uno dei primi obiettivi di Alessandrini.

Che ha scelto di leggere il suo intervento. Strano, per lui che ama stupire e fare batture. Ma oggi non poteva sbagliare nulla, la linea politica per il 2018 l’ha dettata e in tanti hanno ascoltato. Sono arrivate anche le donne del Pd, la prima Annalinda Pasquali, poi Patrizia Canzonetta, Marcela Coman, Moira Canigola, Anna Rita Totò e via dicendo tante altre. Quelle donne che chissà, magari manderanno il curriculum a Loira, il sindaco di Poto San Giorgio, per poter partecipare alla selezione da assessora. “Noi siamo un partito che rispetta la legge, una cosa sono i sindaci che guardano a equilibri e situazioni locali, altro è il Pd che ha sempre dato seguito alla legge. Di certo non prendiamo lezioni da nessuno. Come mai per Fermo nessuno dice niente? Il Pd” ribadisce nel suo intervento Alessandrini aopplaudito anche dalgi ospiti, da Di Cosmo a Coltrinari passando per Marinangeli e Interlenghi.

Ma non è mai una buona strategia cercare chi sta peggio, almeno per un partito che vuole governare il territorio: “Dobbiamo confermare i due parlamentari e riprendere il controllo di Montegiorgio” prosegue il neo segretario che su questo trova il plauso di Fabrizio Cesetti: “Le condizioni ci sono, non dobbiamo sbagliare il candidato”.

Nella lunga attesa, gli occhi di molti si sono illuminati quando è arrivato Renzo Offidani, il grande ex oggi Mdp, che non ha saputo dire di no all’invito dell’ex compagno di partito. Ma è arrivato anche Fausto Franceschetti, fuoriuscito e critico, ma presente nel giorno più importante per il Pd fermano. A loro si rivolge nel suo intervento Samuele Biondi, ma lo fa con tono duro, perché lui è rimasto proprio per tenere viva la fiammella della sinistra dentro i democratici. Se son rose fioriranno. Del resto Alessandrini ha fatto un discorso d’alto livello e visione, toccando con insistenza il tema della crisi del distretto calzaturiero, atteso a partite politiche importanti a Roma, a cominciare da quella del 29 novembre con il viceministro Bellanova che riceverà i componenti del Tavolo per lo Sviluppo e il senatore Verducci.

Tante partite davanti che il nuovo segretario affronterà con il sorriso, sperando di non perdere occasioni per colpa di qualche ritardo di troppo. Ma è fortunato Alessandrini, perché la base è solida e pronta a lavorare di nuovo, partendo dall’appendere le bandiere, per farlo diventare un segretario vincente fin da marzo 2018.

Diceva Norberto Bobbio, “I Partiti, non potendo essere per loro natura i custodi della verità, cerchino di non diventare i guardiani di vecchi sepolcri imbiancati”. E Alessandrini chiude proprio partendo dal grande filosofo: “Un partito come il nostro vive soltanto con la fatica e l'impegno quotidiano e costante di tutti, e vive anche nella capacità che ha di rinnovarsi continuamente, cercando di capire meglio e più a fondo degli altri i problemi della società ricalibrando la propria azione in funzione di essi, altrimenti perde a mano a mano la sua identità e la sua stessa ragion d'essere”.

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