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C'era una volta il senatore Santarelli. Fermo gli dedicherà la lungotenna: "Uomo umile e non riverente. Schiena dritta e il territorio come priorità"

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Sala gremita per il convengo organizzato dalla fondazione Marcucci: “Fece fognature, portò il metano, costruiva sotto terra senza pensare a quello che serviva per fare scena”. "Perché dai sempre giudizi, ascolta, capisci, critica e proseguire per la tua strada arricchendoti”.

di Raffaele Vitali

FERMO - “Per ricordare e discutere su questa storia bisogna conoscerla. Conoscere prima di tutto da dove è partita”. “La politica è passione, è scuola, è cultura, è scuola di vita. Per me è stato questo”. Due pensieri di Ezio Santarelli, due modi di vivere da protagonista gli anni da sindacalista, da senatore, da consigliere comunale, da fermano doc. un uomo a cui oggi il territorio vuole rendere merito e imperitura memoria dedicandogli una strada, la Lungotenna che collega il mare alla campagna puntando poi versoi monti. “Quale via migliore per rappresentarlo?”. Ora l’idea lanciata da Michela Montanini durante il convegno deve diventare una priorità della politica e del sindaco di Fermo.

“Senza di lui Fermo sarebbe stata meno pronta per il futuro”. “Un uomo umile, non riverente, sempre disponibile”.  “Fece fognature, portò il metano, costruiva sotto terra senza pensare a quello che serviva per fare scena”. "Perché dai sempre giudizi, ascolta, capisci, critica e proseguire per la tua strada arricchendoti”. “La storia non sarebbe stata la stessa senza id lui, questa provincia conterebbe meno”. “Il mio Ezio? Un uomo con la schiena dritta”. “Mi sembrava il simbolo del moderatismo politico, invece era buonsenso, era equilibrio”. Sono queste alcune delle frasi estrapolate dai tanti interventi che per tre ore hanno fatto della sala conferenze della cane radi Commercio il centro della discussione politica, che va oltre il ricordo, e guarda al futuro cercando di portare con sé il buono del passato che il senatore Ezio Santarelli, un comunista vero, ha lasciato. Sono l parole di Samuele Biondi, di Fabrizio Emiliani, di Ettore Fedeli, di Paolo Nicolai, di Moira Canigola, di Fabrizio Cesetti, di Ezio Donzelli, di Paolo Petrini, di Fabrizio Girotti e Ilario Del Moro, Paolo Calcinaro e del senatore Giorgio Cisbani.

Ognuno ha raccontato cosa ha lasciato in loro e nel territorio l’onorevole contadino scomparso un anno fa. Molto brava Michela Montanini a racconta re in mezz’ora il mondo di Santarelli, quello fatto di battaglia e per i contadini, per arrivare alla nuova legge agraria. Ha saputo far rivivere gli anni del Pci, dove Santarelli gradino dopo gradino è arrivato in alto. “Senza mai diventare diverso da chi lo aveva scelto” ricorda il senatore Francesco Verducci che ha conquisto tutti con un intervento che è diventato base per le citazioni degli altri ‘amici’ di Ezio. “La storia insegna, è vero. A bisogna apprenderla la lezione. Santarelli ci è riuscito e ci ha insegnato molto. Aveva una grande capacità di ascolto che coniugava a un modo di vivere coerente. È riuscito a diventare il simbolo di una comunità politica. Ed è diventato un simbolo senza mai ricercare la visibilità”.

Questo ha vissuto Verducci che ragazzino iniziava la sua militanza. E questo hanno vissuto in tanti che poi hanno preso la tessera del Pci, del Pds, del Pd. Santarelli era diventato critico, lo ha ricordato Nicolai, ma mai ha lasciato il partito: “Il suo avversario è sempre stato il minoritarismo. Era un grande fautore delle alleanze. È stato un politico che ha saputo tenere riformismo e popolo sullo stesso piano evitando il corto circuito che uccide la politica”.

Ha lasciato un grande ricordo a Fermo Santarelli e l’occasione offerta dalla fondazione Marcucci, del presidente Carlo Verducci in una sala gremita dal primo all’ultimo minuto, è il miglior regalo per lui e per sua moglie, scomparsa da pochi giorni, che mai lo ha lasciato solo nelle battaglie. “Aveva una grande fiducia nei giovani. Mio nonno, che ha 98 anni, quando gli ho chiesto cosa ricordasse di Ezio Santarelli mi ha risposto piangendo. Poi, ha ritrovato la forza e ha detto: ‘Ci ha fatto credere che potevamo lottare per i nostri diritti e avere un futuro migliore’. E se c’è riuscito – conclude Michela Montanini – è perché non guardava alla carriera ma alla conquista della libertà”. Una lezione per tutti, una lezione per i giovani, che per riavvicinarsi alla politica devono pensare che sia ancora così o quantomeno impegnarsi che così ritorni. 

@raffaelevitali

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