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4 novembre a Fermo. Gli alunni: "Il sacrificio di tante giovani vite è valso a qualcosa?". La domanda che fa riflettere la politica

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Il milite ignoto è il rappresentante dei figli d’Italia di chi un secolo fa diede la vita per l’Italia. Cento anni fa l’Italia fu segnata da Caporetto, poteva capitolare l’Italia e invece ci fu la reazione d’orgoglio di soldati e cittadini.

FERMO – “Celebriamo la conclusione della Grande guerra, una tragedia che causò enormi sofferenze, provocando lutti in ogni contrada d’Italia. Una catastrofe voluta dagli uomini”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo messaggio letto dal prefetto di Fermo Mara Di Lullo di fronte al monumento ai caduti del Girfalco. “Coltivare la memoria significa rappresentare lo stimolo più profondo e autentico di adempiere ai nostri doveri di cittaidni d’Italia e d’Europa”.

Il milite ignoto è il rappresentante dei figli d’Italia di chi un secolo fa diede la vita per l’Italia. Cento anni fa l’Italia fu segnata da Caporetto, poteva capitolare l’Italia e invece ci fu la reazione d’orgoglio di soldati e cittadini. Mancano i giovani al Girfalco di Fermo, tolta una piccola rappresentanza di alcuni istituti superiori, manca chi quella memoria la deve fare propria per vivere un futuro migliore. Ci sono delle presidi, ma di ragazzi pochi. Stanno in classe, a parlare di fisica e matematica, ignari che se sono lì sui banchi è perché cento anni fa qualcuno è morto per loro.

Due alunni prendono il microfono, uno dell’Annibal Caro e uno del Montani di Fermo: parlano di lotta, di armonia, di unità, “che è quanto dà forza”, parlano leggendo Mazzini. Prima di entrare nel merito di quello che loro hanno pensato studiando l’Unità d’Italia: “Dobbiamo ricordare chi ha perso la vita al fronte, ma soprattutto condividere i valori. I nostri istituti vantano una storia illustre, abbiamo pagine piene di eroici studenti partiti e mai più tornati”. Filippo Corridoni e Dante Zeppilli sono due citati, ma anche il sottotenente Ferrari, che ha fatto scudo con il proprio corpo a un suso superiore.

“Se veramente il sacrificio delle giovani vite sia valso qualcosa? Se alla vita viene dato il giusto valore?” si chiedono gli studenti. Prevalgono odio e impotenza, in un mondo scatenato da guerre, dominato da una ideologia estremizzata. “Ma se la storia è maestra di vita l’uomo non dovrebbe più ricadere negli errori del passato. Per cui tutti sono chiamati a cooperare i semi della democrazia, della tolleranza e del dialogo in una prospettiva di ricerca della pace. Solo così potremo rendere memoria ai caduti” concludono mentre il prefetto lascia il Girfalco salutando le forze dell’ordine, le associazioni combattenti e i tanti sindici, "i ragazzi hanno ragione, stiamo perdendo i valroi di riferimento" commenta Enrico Lanciotti di Altidona, oltre agli onorevoli.

Raffaele Vitali

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