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Asja-Asite, nove milioni di euro tra Cippitelli e la fine della sua presidenza

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Tutto questo se le parti chiamate in causa non convinceranno, entro 60 giorni, la Corte dei conti smentendo l’inchiesta avviata dalla Procura. Inevitabile che l’inchiesta si fondesse con la querelle politica, visto che su Cippitelli da tempo pende la spada di Damocle appesa dal consigliere di Forza Italia Bargoni.

FERMO - C’era una volta Asja, c’era e c’è l’Asite. Ci sarebbe un danno erariale di 9 milioni di euro. Un intreccio complicato quello che ha risvegliato fermo dal torpore di fine luglio. Un intreccio che chiama in causa figure perse nel tempo, come l’ex sindaco Nella Brambatti che nel 2012 sedeva sullo scranno più alto di piazza, ma anche chi come Roberto Cippitelli è tutt’ora alla guida dell’Asite.

Una vicenda nata in realtà nel 2008, allo scadere di una convenzione tra l’Asite, presieduta al tempo dal forzista Laurenzi, con l’Asja Ambiente, una Ati guidata dal gruppo Steca. In mezzo, l’impianto di sfruttamento del biogas che l’Asite, e l’allora sindaco di Fermo Saturnino Di Ruscio, consideravano di proprietà pubblica. Nacque un contenzioso che si è protratto per anni, fino a quando il presidente Cippitelli, quota Pd, non ha deciso con il cda e i revisori dei conti di transare con Asja per uscire dall’impasse e tornare a incassare anche gli incentivi statali. 34 pagine di fascicolo scritte dal Procuratore della Corte dei conti, Antinio Palazzo, riassumo una vicenda che da un lato vede la rinuncia a 12 milioni di crediti, dall’altro la firma di un nuovo accordo transattivo che permette al Comune di incassare due milioni. A fronte però di una nuova concessione ad Asja Ambiente con tanto di canone annuale pari a 350mila euro.

Per la Procura siamo al danno erariale, per il presidente Cippitelli invece la chiusura della vicenda nel 2012 è stato l’inizio del rilancio della partecipata. La Procura ha tirato in ballo il Cda presieduto da Cippitelli, a cui spetterebbe il rimborso del 70% della somma, il collegio dei revisori, per un altro 25%, e il sindaco Brambatti, chiamato a rispondere personalmente del 5%, ovvero 469mila euro.

Tutto questo se le parti chiamate in causa non convinceranno, entro 60 giorni, la Corte dei conti smentendo l’inchiesta avviata dalla Procura. Inevitabile che l’inchiesta si fondesse con la querelle politica, visto che su Cippitelli da tempo pende la spada di Damocle appesa dal consigliere di Forza Italia Bargoni. Una spada che ora potrebbe anche cadere, tagliando le gambe della poltrona del presidente. Come conferma l’assessore al Bilancio Savino Febi: “Anche se scelte passate erano state di complessa lettura ed interpretazione, noi abbiamo voluto mantenere una continuità di gestione, nella consapevolezza che il cambiamento spesso rischia di determinare, quantomeno, una interruzione di credibilità amministrativa. Il Comune di Fermo, e quindi il cittadino, ha continuato a beneficiare fino ad oggi di tutte le positività di una Asite che, pur criticata, ha dimostrato, nei bilanci, una sua salute economica e reali vantaggi per i cittadini di Fermo. Alla luce delle più recenti notizie, le condizioni potrebbero non essere più le stesse e, sempre per il bene del cittadino fermano, dobbiamo essere pronti a decisioni che assicurino una gestione in sicurezza e credibilità della più importante partecipata del comune di Fermo”.

Si attendono parole in merito anche dal sindaco, Paolo Calcinaro, magari già questa sera durante le sue comunicazioni in consiglio comunale. 

@raffaelevitali

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