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Serre e capanni pronti a diventare palazzine e ville: la rivolta dell'opposizione contro Calcinaro

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Nel novembre 2016 il provvedimento recitava: ‘Non saranno consentiti cambi di destinazione d’uso degli accessori (serre, capannoni e silos) realizzati dopo il 6 luglio 2006’.

FERMO – “Anche per noi la norma deve essere uniforme per tutti” commenta il consigliere Tulli. Zacheo e Catalini mancano, ma sono presenti con il pensiero e con Margherita Bonanni. “Il confronto in commissione ha reso necessari dei chiarimenti”. Si parla dell’atto che andrà in consiglio comunale lunedì sera dopo che era stato ritirato per poterne discutere alcuni mesi fa. Ci sono stati altri due passaggi in Commissione “senza nuove proposte della maggioranza, mentre Pd, 5 Stelle e Torresi si erano mossi diversamente” spiega Pierluigi Malvatani. Ecco che la decisione va in Consiglio dopo che alla riunione dei capigruppo si era immaginato un ulteriore stop. “Nessuna modifica di fronte alle nostre richieste. Loro hanno i voti e passerà”.

Nel novembre 2016 il provvedimento recitava: ‘Non saranno consentiti cambi di destinazione d’uso degli accessori (serre, capannoni e silos) realizzati dopo il 6 luglio 2006’. Anno di entrata in vigore del Prg. “Purtroppo la norma è stata scritta male dentro le norme tecniche di attuazione del Prg. Tra il 2006 e il 2016 sono stati bloccati i cambi di destinazione, da una legge regionale, perché si rischiano lottizzazioni in zona agricola. Ovvero – precisa Malvatani -  al posto di una serra potremmo trovarci sei appartamenti”.

Gli accessori agricoli nascono per le necessità dell’imprenditore agricolo. Ma non oggi per l’amministrazione Calcinaro, che pure nel 2016 in consiglio aveva bloccato nuovamente i cambi di destinazione. “Ma siccome certi annessi non erano normati, come Movimento 5 stelle presentammo una mozione. La maggioranza l’ha fatta sua e fu votata all’unanimità (novembre 2016). Oggi verrà svuotato per paura dei ricorsi in favore di tutti gli annessi fatti dal 2006 al 2016, spostando il limite temporale dal 2016”.

L’atto di novembre voleva normale, politicamente con una variante, le regole. “Oggi, per paura di un parere legale, vanno a modificare qualcosa di scelto con il Consiglio comunale di novembre. Non parliamo invece di diritti acquisiti, quindi non possiamo parlare di norma retroattiva e penalizzante”.

Non c’è diritto perché nessuno ha presentato domanda, secondo i consiglieri comunali di opposizione. “Non può essere che qualcuno abbia ottenuto concessioni agricole con scopi edificatori dopo 10 anni di utilizzo” ribadisce Malvatani. “Una volta approvata così come formulata, la variante introdurrebbe una discriminante tra i cittadini in quanto taluni, giovandosi della finestra che va dal 2006 ad oggi, potrebbero procedere al cambio di destinazione (oggi vietato). Infine vi è anche il rischio che in caso di cambio di destinazione d’uso accordato, il privato possa invocare anche l’applicazione del c.d. piano casa per spuntare ulteriori volumetrie con conseguente maggiore impatto sulle zone agricole” aggiunge Sonia Marrozzini, Mdp.

Il rischio è la deturpazione del patrimonio agricolo esistente. “Nessuno vuole punire chi cerca il cambio di destinazione, ma vogliamo tutelare l’ambiente e fermare la cementificazione selvaggia in un territorio come Fermo dove ci sono il doppio delle case rispetto alla necessità. Impariamo a rivalutare l’abitativo e smettiamo di far costruire” aggiunge Margherita Bonanni a nome di Zacheo e Catalini. “Il metodo è sbagliato. O la maggioranza non ha il coraggio di portare avanti azioni (e cita don Abbondio) o manca la visione politica. Da un lato c’è la voglia di ripopolare il centro, dall’altro lo svuotamento con azioni urbanistiche che portano fuori dalla piazza”.

“E non solo, la questione verrà discussa alla fine, quando mancheranno stampa e cittadini all’ascolto” l’amara chiusura del referente del 5 Stelle. “Un vantaggio per poche persone a fronte di una norma che non dà i paventati diritti acquisiti, visto che nessun cambio di destinazione non è mai stato né richiesto né rilasciato”. La speranza dell’opposizione è che la maggioranza ci ripensi e fermi “lottizzazioni in zona agricola”. “E’ come se il Sindaco di una città costiera consentisse la definitiva trasformazione delle strutture alberghiere situate sul lungomare in condomini residenziali con il pretesto del temporaneo declino del turismo” conclude Massimo Rossi.

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