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Marche e Fermano, il 2023 poggia su tre pilastri: turismo, cultura e ricerca. "Le risorse post terremoto per rinascere"

cesrenzi

Cesetti: “Sono state depotenziate, ma non possiamo non prendere atto del referendum del 4 dicembre. È scaduta l’ora: il Governo deve essere consapevole che le Province sono nella costituzione e sono articolazioni della Repubblica al pari dello Stato e delle Regioni e dei Comuni".

di Raffaele Vitali

FERMO – Le Marche e il Fermano nel 2023 saranno…Nessuno lo sa, ma si può provare a indirizzare il cammino verso un futuro migliore. Non c’è Manuela Bora, “ma sono pronta a partecipare alla prossima tappa di questo cammino”, non c’è Andrea Montelpare, uno degli imprenditori più impegnati nel sostegno al Centro Studi Carducci. Ma c’è Ubaldo Renzi, che con i suoi ‘Appunti e spunti’ dalle pagine del carlino manda i suoi messaggi al sistema, politico ed economico. È lui l’anima della discussione, insieme al centro studi, che riesce a unire imprenditori, rappresentati come relatore dal presidente di Confindustria Fermo Giampietro Melchiorri, e politici, la Regione con Cesetti, la Provincia con la Canigola e il Comune con Calcinaro.

“Non sono qui per prevedere il futuro, parlo da ‘vecchio’ pubblico amministratore che ama Fermo”. Per arrivare al futuro serve conoscere il passato. Il primo momento storico fu quello a metà degli anni ’80, quando nacque il modello marchigiano allo sviluppo”. E non era l’Angelini d’Ancona o la carta di Fabriano: il modello erano il distretto del mobile, della calzatura e del cappello. I distretti in Italia garantivano il 65% del prodotto interno lordo. “Oggi troppe aziende hanno chiuso, anche per una carenza a livello di dirigenti e di burocrati che non sanno leggere in Regione le necessità del territorio”. L’evoluzione storica ha portato a una perdita di peso della realtà economica territoriale. Abbiamo 5807 disoccupati iscritti ufficialmente e 10mila nel Fermano, 90 mila in Regione. Come si fa a rimanere in silenzio? In tre mesi si sono chiuse 311 aziende a Pesaro, Ancona 298, macerata 337, Fermo 300, Ascoli 134. Dobbiamo reagire” tuona Renzi.

Il passato glorioso deve essere rinverdito. Per farlo Renzi propone tre riforme: agroalimentare, cultura e turismo e ricerca come stimolo per l’occupazione. “Per l’agricoltura partiamo dall’eliminazione delle cantine sociali che da 47 anni usufruiscono di finanziamenti. Il settore del vino o è maturo e autonomo o va lasciato. La regione usi risorse per nuove cantine, per lo sviluppo del biologico. Solo il 17% del terreno marchigiano è coltivato in modo biologico, mentre l’agroalimentare dopo l’industria è il primo settore. Basta con i contributi al grano, sembra che siamo tornati a Mussolini con le campagne: basta a chi semina grano, granoturco e orzo, non più compatibili col mercato”. Il problema del Turismo è semplice: Non c’è una rete e viviamo di estemporaneità. Questo sistema va cambiato”. Una soluzione è smettere di parlare di innovazione: “Sottintende processi in corso, che non ci sono. Prima ricerchiamo, poi si innova”. Il 2023 è nelle mani della regione, in primis. “Ma la Provincia ha un ruolo chiave, potrebbe essere lo stimolo raccogliendo i 40 communi” conclude il suo intervento Renzi.

Il primo a intervenire dopo il protagonista è Graziano Di Battista, presidente della Camera di Commercio, che sottolinea due altri aspetti su cui investire: comunicazione e formazione. Abbiamo un gap da colmare. Nel nostro territorio è mancato lo storytelling. Lavoriamo su questo aspetto”. DI Battista un passaggio sulla camera di commercio lo deve fare: “Davanti a 105 presidenti di Camere ho spiegato chi siamo, cosa significa per noi Macerate e cosa Ascoli. Ho spiegato che in ogni Regione p stata presa la strada del più alto numero possibile. Io ho votato contro la camera unica, perché sono preoccupato. Perché la passione di Renzi, di Melchiorri, di Ciccola non potrà farla comprendere nessun funzionario del mondo. Quindi sarà difficile guidare i cambiamenti del futuro senza avere voce. Io vedo il 2023 con i giovani che ci guidano al futuro usando la tecnologia per vendere il ‘prodotto del territorio’”.

Calcinaro è il giovane al tavolo dei relatori con i suoi 40 anni, ma è anche uno dei giovani dentro la sala. E a lui spetta la visione di Fermo: “Nove milioni di euro per Lido Tre Archi sono la certezza di un cambiamento e del rilancio della ricettività sulla costa; il cambiamento di Campiglione con l’investimento della Regione di NeroGiardini, che insieme hanno sventato una minaccia per il quartiere: noi dobbiamo pianificare la zona”. Canigola rappresenta l’ente che tutti vorrebbero attivo ma che il Governo ha svuotato: “Ma la Provincia ancora c’ e finché ci siamo agiamo avendo viabilità, ambiente e scuole, funzioni che determinano lo sviluppo del territorio. Siamo passati dallo sviluppo senza fratture alle fratture senza sviluppo. Questo è quello che mi preoccupa, un dividersi e spezzettarsi, fatto di discussioni isolate, che bloccano lo sviluppo. Ho cercato di rinsaldare le voci del territorio e l’ho fatto con un tavolo di sviluppo che ha riunito tutti i rappresentanti delle categorie produttive. Il sistema economico ce lo impone: serve una voce sola per il territorio che deve avere obiettivi comuni in ogni settore. Non c’è crescita nel calzaturiero senza edilizia e turismo. Non p possibile che una fetta di giovani se ne vada da questa terra, dobbiamo offrire delle possibilità, ampliando lo sviluppo tecnologico e informatico”. L’auspicio è un 2023 “con un territorio sviluppato e compatto”.

Ubaldo Renzi è sempre stato avverso agli accentramenti e forse per questo non guarda con occhio storto al percorso di Confindustria Fermo che si è riavvicinata ad Ascoli: “Il sistema socio economico inclusivo delle Marche, l’industrializzazione diffusa saranno la garanzia per il mantenimento delle Marche come player economico. Una cosa è certa, la tecnologia – spiega Giampietro Melchiorri - non sostituirà le mani dell’uomo. Quello che temo è una lacerazione del tessuto provinciale. E temo la marginalizzazione del Fermano, dove assistiamo alla perdita dei servizi primari. L’esempio più eclatante è la riorganizzazione degli enti camerali. Perdiamo il nostro riferimento economico.  La regione Marche in questa storia è fuori luogo, siamo gli unici ad aver avuto una riforma così stringente passando da 5 a 1, strategia usata solo da regioni che avevano due province. Oggi vogliono raccontarci che l’accentramento è basilare per migliorare il sistema. Un territorio che si batte per la propria identità va sostenuto, soprattutto se lo si rappresenta. Nella riorganizzazione di Confindustria noi abbiamo pensato in primis a Fermo, alle sue peculiarità e con il percorso che condividiamo con Ascoli stiamo pensando a un potenziamento e migliore articolazione. Non ci è importato andare contro tutti per accrescere la qualità”. In Melchiorri resta la fiducia: “Ma serve un progetto reale di sviluppo con iniziative, valore e obiettivi strategici e condivisi”.

Sulle Camere di Commercio deve intervenire in chiusura Fabrizio Cesetti, il volto della Regione Marche in assenza dell’assessore Bora: “Non è che la vicenda dimostra che il Fermano viene spogliato. Non è così. Ho rispetto per le considerazioni che sostenevano le due Camere. Ma il modello organizzativo per me o è regionale o è provinciale. Preferisco quello provinciale. Nessun dubbio tra Camera di commercio unica e cinque camere. sarei per le cinque. Ma tra una e due, dove tra l’altro Ascoli si è tirata indietro e due rimanevano terre di mezzo in cui il Fermano oggettivamente sarebbe stato più debole, io preferisco una sola Camera con quattro presidi territoriali con pari dignità. I servizi – ribadisce con forza l’assessore – saranno garantiti”.

Torna poi al titolo: “Noi non possiamo pensare che il Fermano sia altro rispetto alle Marche. Quindi il titolo del libro di Renzi è giusto. Una cosa è certo: non possiamo prescindere, guardando al 2023, al terremoto. Ha cambiato l’agenda politica regionale e ora lavoriamo per ricostruire le comunità. Agroalimentare, cultura e turismo, creazione d’impresa son i tre pilatri di Ubaldo Renzi. E lo sono anche per noi”.  Parla anche di Province: “Sono state depotenziate, ma non possiamo non prendere atto del referendum del 4 dicembre. È scaduta l’ora: il Governo deve essere consapevole che le Province sono nella costituzione e sono articolazioni della Repubblica al pari dello Stato e delle Regioni e dei Comuni. Dobbiamo metterle nelle condizioni di poter operare. Sono strategiche nella ricostruzione. Noi faremo la nostra parte, ma non possiamo bastare da soli”.

E la Regione farà la sua parte anche per far partire le strutture ricettive: “Abbiamo inserito intanto due milioni, ma li porteremo almeno a 15. Finanzieremo anche progetti e arredi, il 50% a fondo perduto”. Questo sì è un buon viatico per il 2023 soprattutto se il piano Anas andrà in porto: “Verranno ristrutturate e migliorate le strade della nostra Regione. Lunedì ci incontreremo e studieremo la strategia”.

La chiusura è di Stefano Cesetti, direttore del Carlino di Fermo: “Vero che arriveranno milioni di euro, vero che si crea l’istituzione dell’Alto fermano come area interna. Si poteva agire per mantenere, vista l’eccezionalità del terremoto, la Camera di Commercio. Servono le strutture, gli associati ne hanno bisogno. Questo avrei voluto da politici lungimiranti”. Per chi vuole contirbuire alla discussione può mandare mail a marchefermano2023@gmail.com  

@raffaelevitali

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