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Canigola: "Strade e scuole insicure, dove andiamo così?". Le Province chiedono soldi e Ricci sveglia il Pd

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La Canigola a Roma è andata assieme a un sindaco consigliere, Giovanni Palmucci, e al consigliere Gionata Borraccini: “La manifestazione fortemente voluta da tutti i presidenti ed estremamente partecipata ha dimostrato la forte difficoltà economica in cui vivono le province".

di Raffaele Vitali

ROMA – “Strade con il limite a 30 chilometri orari e scuole da chiudere. Se questa è l’Italia che vuole andare in Europa, il futuro è difficile”. Sono in tanti, tantissimi, 120 solo dalle Marche, e sono i rappresentanti delle Province, dai vertici politici ai lavoratori.

Si sono ritrovati a Roma al teatro Quirino e tra loro Moira Canigola (nella foto con i colleghi marchigiani), la presidente di Fermo che del Partito Democratico è una esponente di punta. E non è un dettaglio il riferimento al Pd, perché è dal Governo che deve cambiare marcia. “Siamo stati chiamati da Sindaci a guidare anche i nostri territori, ma fare efficienza nella spesa pubblica non può mai volere dire tagliare i servizi e i diritti dei cittadini”.

Invece questo è avvenuto durante questi anni di riforma mancata. “Le Province rimangono in Costituzione e di conseguenza, a maggior ragione, vanno garantite le risorse per le funzioni essenziali che svolgono. In particolare strade provinciali e scuole superiori. Così come va ripensato l’assetto di governance territoriale con l’aggregazione dei Comuni in Unioni per bacini omogenei” ribadisce Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e responsabile nazionale Enti locali del Pd. Che poi aggiunge in maniera ancora più chiara: “Lo svuotamento delle Province è cominciato nel 2011, quando è partito il dibattito sulla loro abolizione. Anno dopo anno, poi, a questi enti sono state tolte tutte le risorse. Nessuna forza politica si è mai presa la responsabilità di andare contro l’opinione pubblica, favorevole all’abolizione. Dopodiché - prosegue Ricci - la legge Delrio ha trasformato le Province in enti di secondo livello ed è stata votata in parlamento la riforma della Costituzione che prevedeva la loro eliminazione, aprendo una fase transitoria molto complicata. Per questo vanno ringraziati i sindaci che si sono presi carico delle Province con grande senso di responsabilità, nella difficile fase di transizione. Le cose da fare sono semplici. Per questo invitiamo parlamento e governo ad aumentare in modo consistente le risorse previste nel decreto enti locali per Province e Città Metropolitane per le funzioni essenziali di scuole e strade”. Si muove finalmente qualcosa, anche Matteo Renzi ha dato la sua indicazione sul dover ridare le risorse all’ente spolpato di soldi ma non di compiti.

La Canigola a Roma è andata assieme a un sindaco consigliere, Giovanni Palmucci, e al consigliere Gionata Borraccini: “La manifestazione fortemente voluta da tutti i presidenti ed estremamente partecipata ha dimostrato la forte difficoltà economica in cui vivono le province. Tutto ciò significa che a soffrire è il territorio e quindi i cittadini che vedono ridotti i servizi e la sicurezza di quei beni amministrati dalle province e cioè strade e scuole”. Quanti soldi mancano lo spiega Tagliolini, presidente di Pesaro-Urbino: secondo il Sose e il Ministero dell'Economia - riferisce Tagliolini - la cifra minima è 650 milioni di euro, contro i 110 messi in campo dal Governo con la cosidetta 'manovrina’ (di cui si chiede la modifica) per garantirà i servizi ai cittadini”.

Nonostante ciò, i presidenti ci mettono la faccia e l’anima, senza ricevere un euro di compenso: “Auspico che le istituzioni sovraordinate abbiano lo stesso senso di responsabilità e la stessa sensibilità verso i territori rispondendo con tempestività alle richieste portate avanti da tutti noi, che siamo il Paese reale”.

Il presidente dell’Upi, Variati, ha aggiunto: “A causa di tagli irragionevoli sulle Province abbiamo uno squilibrio di bilancio per la sola spesa per le funzioni fondamentali di 650 milioni. Nel giro di 4 anni i nostri investimenti sono crollati del 62%. Sono questi i numeri che spiegano con chiarezza perché siamo arrivati ad una vera e propria emergenza sicurezza sui 130 mila chilometri di strade e sulle oltre 5100 scuole superiori. Un’emergenza che è reale e che deve essere compresa in tutta la sua drammaticità, e a cui Governo e Parlamento devono dare risposte”. All’incontro ha preso parte anche il senatore fermano Francesco Verducci.

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