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Consiglio. Calcinaro e la visione di città: "Io amo Fermo e la Casina è un pezzo del suo rilancio"

sindaco consiglio

Il sindaco: “Abbiamo una città disseminata di scheletri determinati da un patrimonio immobiliare ampissimo frutto di una finanza locale che non esiste più, non ci sono più mutui da accendere. Noi non svendiamo, recuperiamo".

di Raffaele Vitali

FERMO - Ha atteso, ha ascoltato e poi, con la voce calma e pacata, ha spiegato il suo pensiero politico, la sua azione: “Spartiacque tra chi immagina la città come una possibilità concreta e chi antepone alle possibilità che la città può avere una visione differente. Rispetto ogni punto di vista, ma in primis rispetto Fermo, la mia città. Abbiamo delle possibilità incredibili, ma vedere una città arrancare mi fa soffrire. Noi ci stiamo provando, ma è inaccettabile il gufare su progetti che stavano lanciando Fermo prima del sisma”.

Inizia così il sindaco Paolo Calcinaro il suo intervento dopo due ore di discussione: “Abbiamo una città disseminata di scheletri determinati da un patrimonio immobiliare ampissimo frutto di una finanza locale che non esiste più, non ci sono più mutui da accendere. Noi non svendiamo, recuperiamo. Penso al Fontevecchia e all’ex Beni Culturali, a palazzo Paccarone e al Terminal: luoghi che meritano di essere messi a disposizione dei turisti che nel 2016 avevano raggiunto livelli record”. Poi è arrivato il terremoto che come al Monopoli ci ha riportato al via con San Martino e palazzo dei Priori chiusi.

Va trovata una alternativa: “Penso alla Casina delle rose e penso alla casetta del custode, dove spero di trovare un privato che investa per la gestione e la messa nuovo. E poi ci sono altri contenitori che non vogliamo lasciare senza destinazione”. Cita la Fracassetti e la Betti: “Stiamo già pensando a destinazioni. La Fracassetti potrebbe essere una casa delle associazioni, specialmente quelle del Sociale, riprendendo via del Bastione”.

Insomma, Calcinaro rivendica una visione di città, altro che mancanza di progetti come paventato dall’opposizione: “I fondi Fesr sono bloccati dall’inazione dello Stato, che ha messo le risorse in altri assi rispetto a quello culturale. Ecco che abbiamo risorse bloccate. In questo difficile mosaico, la Casina è una delle poche strutture che si possono rilanciare tramite un intervento decisivo del privato. Non cambierò la destinazione ricettiva, che è tipica del privato, e il suo pregio la renderà appetibile”.

Avanti tutta quindi: “Dobbiamo solo tutelarci della serietà di chi investirà” conclude il sindaco Calcinaro tra i borbottii dell’opposizione. “Non accetto la probatio diabolica del chissà cosa farà chi verrà dopo. Questo è il simbolo dell’immobilismo. Noi nel bando inseriremo tutte le garanzie, di regolamento ed economiche, a tutela della città e del luogo”. Il dado è tratto, la speranza è che esca il sei e arrivino i due milioni valutati e un progetto di rilancio che ridia al Girfalco il suo cuore pulsante.

IL 'VENDESI FERMO' DELL'OPPOSIZIONE

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