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"Vendesi Fermo, citofonare Paolo". La Casina delle Rose cambia padrone tra i cartelli dei 5 Stelle

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In Consilgio passa anche un'altra variante, molto attesa: "Il nuovo centro parrocchiale di Santa Caterina è importante e risolve una situazione delicata con i fedeli costretti a stare in una struttura non adeguata, con le funzioni celebrate dentro un ex ristorante”. 

di Raffaele Vitali

FERMO - “La destinazione d’uso di qualunque manufatto cambia. Ricordatevelo. Bastano due passaggi e accade nel più assoluto silenzio” sottolinea Marco Mochi commentando il primo punto in discussione in Consiglio a Fermo. Parole che diventano il leit motive di chi, tre ore dopo, si opporrà alla vendita della Casina delle rose. “Riteniamo che la pianificazione urbanistica deve seguire l’interesse pubblico. La pianificazione è per la città, per il bene di tutti” aggiunge Massimo Rossi.

È come se tutti fossero seduti in attesa di una sola discussione dentro la sala consiliare della Provincia di Fermo, che ospita i consiglieri ‘sfollati’ da Palazzo dei Priori. Ma prima della Casina, si discute del nuovo spazio per la parrocchia Sant’Andrea di Santa Caterina che necessita di una variante. “È arrivata la richiesta dal parroco. Esigenze pastorali per la parrocchia al momento in affitto presso l’ex Sagrini. Una richiesta arrivata nel 2006 con l’approvazione del nuovo centro con il percorso per l’esproprio di un immobile dell’Asur. Il Comune ha poi adottato la delibera per la realizzazione del centro parrocchiale. Nel 2014, la parrocchia di Santa Caterina ha acquistato la proprietà dell’area e si è fermato l’iter per l’esproprio” spiega Ciarrocchi. 4400 metri quadri è la dimensione dell’area. “Diverse esigenze pastorali e diversa disponila economica, oltre a nuove linee della Cei. Da qui la richiesta di variante che chiede di eliminare la dicitura ‘approvazione nuovo centro parrocchiale’. Annullando queste righe, la parrocchia si garantirebbe il finanziamento della Cei”. Ma che significa in pratica? Lo spiega Giulia Torresi: “Potrebbe sembrare una riduzione della superficie, in realtà, dopo un controllo all’ufficio pianificazione, è sempre enorme. La riduzione di cui il parroco fa richiesta, in realtà è solo verbale. Il piano prevede una struttura di 3mila metri quadri in una delle parti più belle di Fermo, la collina di Sant’Andrea prospicente il mare, solo ultimamente compromessa dalla caserma della Finanza”.

La chiosa è come sempre di Calcinaro: “Oggi arriva in consiglio una esigenza forte del quartiere. Il centro parrocchiale è importante e risolve una situazione delicata con i fedeli costretti a stare in una struttura non adeguata, con le funzioni celebrate dentro un ex ristorante”. L’unica cosa che non ha convinto Massimo Rossi e Giulia Torresi, che si sono astenuti assieme ai 5 Stelle, è il progetto che verrà realizzato: “Siamo d’accordo che sia una risposta valida a un bisogno, ma seguiamo con attenzione l’iter per avere sempre in primo piano il bene comune”.

E venne il momento della Casina con la proposta di delibera per la variazione del piano delle alienazioni. “Un anno fa dissi – esordisce Alessandro Ciarrocchi assessore al Patrimonio – che questa scelta va a interessare tutta l’Amministrazione, in ogni suo livello”. Parla di scelta politica: “Il punto di partenza è lo stato di degrado non confacente all’immagine della città. Il secondo punto è che la Casina delle Rose è e resterà sempre un hotel, possibilmente d’élite”. Una scelta che il comune ha preso, “visto che noi amministriamo”. Una scelta che non hanno dubbi di poter realizzare. “Valutare le precedenti esperienze, visto lo stato dell’immobile, riteniamo che la vendita sia la soluzione. Con un bando che verrà scritto con grande attenzione”.

La delibera non entra nel dettaglio: “Serve solo per far inserire la casina nel piano alienazioni. E lo possiamo fare perché l’Agenzia del territorio l’ha stimata in 2milioni e 700mila euro. Un valore che può crescere e calare del 15%. A questa valutazione abbiamo dovuto apporre alcuni accorgimenti di carattere tecnico, come dei garage dei privati che vanno detratti dal valore dell’immobile”. Un valore che il comune ha calcolato e che porta al prezzo finale di 2milioni 193mila euro. A questo è si aggiunge la valutazione della Sovrintendenza che ha detto che la Casina non riveste un valore storico”. Di certo, Ciarrocchi garantisce che resteranno la destinazione d’uso, i vincoli urbanistici e di volumetria.

Dopo un anno di discussione, l’amministrazione Calcinaro ha deciso di andare in Consiglio. Ed ecco la discussione con Alessandro Bargoni che apre: 2Una delibera più divisiva non esiste. Parlo anche per Catalini e Tulli. Impossibile, dati i precedenti, essere favorevoli a questa delibera. AI tempi del sindaco Di Ruscio, “il dirigente che oggi firma la delibera”, ci fu un tentativo di vendita con tanto di studio affidato all’architetto Ciccio Mazzetta, “che noi bloccammo”. Emerse infatti che “senza un ampliamento delle volumetrie non ci sarebbe stata convenienza”. Bargoni è favorevole all’aumento dei posti letto, “ma non è con questa struttura che si risponde all’esigenza. Ci sono numerosi studi, e Di Ruscio lo sa. La situazione della Casina attuale è dovuta alla scelta scellerata dell’amministrazione Brambatti che ha cacciato il precedente gestore senza avere una alternativa”. Bargoni poi entra nel merito: “Non si vende un immobile nella peggior condizione. Caso mai prima lo si rende appetibile”. E allora che farci? “La Casina delle rose è perfetta, se non usata come supporto al Teatro dell’Aquila per farne un centro di produzione di spettacoli, per uno spazio espositivo di arti visive, dal tridimensionale fino alle cipolle di qualità. Sullo stile di rovereto. In questo mondo riprenderemmo le proposte sia di Rossi che dei 5 Stelle. So che – prosegue Bargoni – che non sarebbe facile modificare la destinazione. Di certo è inaccettabile il rent to buy a cui sta pensando il Comune, perché le casse del Comune avrebbero flussi di denaro fresco pari a zero. Per cui, prima restaurare, visto che abbiamo i soldi e poi, solo poi, valutare opzioni diverse”.

A seguire è Marco Mochi a intervenire e riparte da quanto accaduto due anni fa, leggendo alcune righe: ‘Riqualificazione non pesante, funzione ricettiva, prendendo spunto da quel che la circonda. Quindi destinata prioritariamente ai giovani, collegandola al Conservatorio e a chi studia a Fermo, dotando al di aree studio. Pensata a quella fascia che non trova risposte ricettive’. Ascoltano i consiglieri, perché sanno: “Queste parole sono le vostre. È la seconda volta che tradite chi vi ha eletto. Questo programma lo avete sottoscritto tutti quanti. Dovreste portarlo a compimento. Vi hanno votato per questo”. Tuona Mochi. “Avete tradito pure il consiglio comunale del giugno 1946, che parlava di spazi destinati a onesti svaghi e divertimenti. Voi oggi tornate indietro di 70 anni”. Chiedeva di meglio Mochi: “La soluzione non l’avete trovata, avete solo saputo chiederle a noi le alternative. E voi, come soluzione avete solo la vendita. Ma questa non è una soluzione, è il far fare a un altro”. Passa poi ai conti: ci vogliono 1.5milioni per restaurarla. Trovate due sponsor, siete bravi di solito. Potevate fare un concorso di idee, magari trovavate uno più capace di voi. La soluzione della vendita invece fa cadere le braccia. Mi vergogno di stare in Consiglio e ce ne andremo prima della vendita”. Anche Mochi punta sulle cubature:” Non è cedibile che un progetto stia in piedi. Sapete bene che il prossimo consiglio comunale con due passaggi farà diventare la casina proprietà privata per farci quel che vuole con vista sul Girfalco. E la dimostrazione è stato il primo punto del Consiglio. Penso che presto venderete anche il Consiglio Comunale”. E su questa frase, con un cartello vendesi arancione in bella vista i consiglieri del Movimento 5 Stelle escono tra gli applausi dei militanti tra il pubblico.

Rossi (che ha già presentato nei giorni scorsi il suo piano) parla di pantomima: “Non c’è una scelta rapida che toglie il degrado per dare ricettività. Ci sono le risorse per una alternativa. Ma di certo noi faremo di tutto per bloccare questa vendita”. Anche Sonia Marrozzini, Articolo 1, attacca: “Una delibera così asettica non l’ho mai letta. Perché nella delibera non diamo delle linee di quello che verrà realizzato. Non esiste la possibilità che un privato faccia quello che gli venga detto dal comune. Quindi noi perderemo il controllo e se un privato acquista, ma toglierei il ‘se’ visto che mi pare evidente che si venderà visto che un mese fa abbiamo votato il piano alienazioni, non potremo dettare le linee guida e saremo nelle sue mani, come accaduto per i Lotti”.

La maggioranza si affida a Nicola Pascucci: “Abbiamo una vocazione turistico e culturale. La casina è storicamente un albergo e noi la lasceremo albergo. Come tale vogliamo farla rivivere. Il cambio di destinazioni d’uso non è previsto. Noi abbiamo parlato coni privati che non vanno demonizzati”. E quindi, avanti tutta senza abbandonare la Dieta Mediterranea proposta da Rossi: “Lo faremo, ma in un’altra location”. E la discussione va avanti con Malvatani, Pd, che non chiarisce il no e promette: "Vi controlleremo, vigileremo. Non siamo contrari all’intervento di un privato che vuole riqualificare la nostra città. L’ente pubblico non può fare l’immobiliare. E quindi decideremo su come votare, soprattutto quando vedremo il bando”.

@raffaelevitali

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