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Sociale e sanitario si incontrano: risposte più rapide e complete per chi ha bisogno

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Ad Alessandro Ranieri, che guida l’unità operativa insieme con la collega Pamela Malvestiti dell’Ambito XX, il compito di far comprendere “il quotidiano” che c’è dietro una firma.

FERMO – Tre anni fa, a dicembre, siglammo lo stesso protocollo. “Qui non c’è collaborazione fittizia, ma un lavoro giornaliero che porta frutti”. Certifica un lavoro tra più istituzioni per dare risposte ai pazienti ‘a casa’ e nelle strutture fuori dal Murri. Un sistema che necessità di una forte integrazione orizzontale. Nasce l’unità operativa funzione sociale e sanitaria (Uoses) con la funzione di governo e di percorsi di salute: serve a facilitare la presa in carico”. Molti problemi ‘sanitari’ arrivano anche sulla scrivania dei sindaci: “Lo strumento comunale è limitato e spesso accade che dietro il problema sanitario ci siano risvolti sociali, magari legati al contesto familiare. L’Uoses è una risposta unitaria che permette all’utente di non essere sballottato da una unità amministrativa all’altra” sottolinea Paolo Calcinaro.

Sono tanti i casi complessi da gestire: “Poter far parlare assistenti sociali comunali, co quelli d’ambito e del distretto insieme con l’unità medica è un grande passo avanti per far lavorare al meglio gli uffici. La riprova è arrivata dall’equipe olistica che ci ha permesso l’identificazione cerca e più rapida dei minori stranieri non accompagnati” prosegue il sindaco di Fermo.

Dietro tutto una norma regionale che chiedeva di mettere a sistema “un qualcosa che – riprende Nazareno Franchellucci – già avveniva da tempo. Sono tante le situazioni che gestiamo legate al disagio sociale, all’anzianità e non solo. C’è poi la pianificazione degli interventi che i servizi sociali devono avviare con gli altri enti. L’Uoses costringe gli ambiti vicini a un dialogo che magari prima non si riteneva necessario, forse perché i numeri erano inferiori”.

La convinzione è che il protocollo migliori la qualità di vita dell’utente. Il direttore di distretto Scialè parte dalla ‘messa a sistema’. “L’Uoses per la prima volta unisce sociale e sanitario per predisporre piani di lavoro. Parliamo di una cosa fisica, costituita da persone, vertici e operatori. Assistente sociale, infermiere, e sociologo ne sono parte integranti. Il primo compito è regolamentare il sistema. Nei tavoli tematici discuteremo delle prese in carico domiciliari, assistenziali per ogni settore: anziani, minori, disabili, area salute mentale e dipendenza”. Dopo la governance si organizza la macchina e infine si interviene sul quotidiano in più campi”.

Ad Alessandro Ranieri, che guida l’unità operativa insieme con la collega Pamela Malvestiti dell’Ambito XX, il compito di far comprendere “il quotidiano” che c’è dietro una firma. “Dall’integrazione, noi del sociale possiamo prendere le specializzazioni, la capacitò di fare valutazioni, di determinare il bisogno in maniera dettaglia. Al contempo la sanità è aiutata dalla parte sociale per comprendere la persona a 360 gradi, andando oltre il determinato problema”. Il primo accordo si è limitato a seguire le direttive regionali, il secondo amplia le azioni.

Alberto Cutini è l’assistente sociale: “La persona non può essere spezzettata, la maggior parte delle esigenze sono socio sanitarie. Mettiamo a sistema una serie di azioni per accogliere il cittadino nella sua interezza”. La dottoressa Laura Mariani è invece la voce degli infermieri: “Mi occupo da anni di presa in carico. L’Uoses significa davvero integrazione tra due binari paralleli che cercano di fare il loro meglio. I gruppi di lavoro integrati saranno l’opportunità di poter strutturare e creare regole al fine di raggiungere la miglior cura della persona”.

La sociologa Paci è una delle artefici del protocollo, è parte della segreteria operativa che traduce in atti le indicazioni di distretto e Ambiti: “La difficoltà principale è stata al nostro interno, ogni unità operativa viene vista come un controllo”. Cresceranno gli accessi unici, come il Civico 18 e verranno ampliati i punti di accoglienza, per far capire la presa in carico. Il secondo livello è la valutazione del bisogno, non può essere più solo sanitaria. “L’inserimento in una casa di riposo non deve più riguardare solo il lato sanitario, ci vuole l’analisi sociale per la sostenibilità, per i vicini, i parenti e la rete domiciliare. Ultimo livello è la presa in carico delle situazioni complesse: minori a rischio allontanamento, anziani con malattie gravi che mettono in crisi il sistema familiare, adulti con problemi” conclude Ranieri che spiega l’assenza dell’Ambito 24 con la decisione di aderire al protocollo dell’Asur 5.

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