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Tajani a Fermo: 'Made in, tocca al Governo italiano. Terremoto, troppa burocrazia e incapacità. Elezioni, spazio alle civiche'

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n prima fila, ad ascoltarlo, i sindaci di Fermo, Paolo Calcinaro, Ascoli Piceno, Guido Castelli, San Benedetto del Tronto, Pasqualino Piunti. E poi tanti altri, da Torre San Patrizio a Monte Giberto passando per Belmonte Piceno.

di Raffaele Vitali

“Siamo in piena emergenza, siamo in mezzo a un dramma che riguarda un quarto degli abitanti della regione e un pezzo della storia dell’economia. E questo Governo ha stanziato nella legge di stabilità 326milioni di euro per rimpinguare il fondo emergenze”. Si parte da qui, considerando che la stima dei danni è di 20miliardi: significa che questo Governo affronterà la ricostruzione in 50 anni. Un tempo inaccettabile, come l’atteggiamento di chi ci guida”.

Forza Italia si ritrova e riempie, oltre ogni aspettativa, la sala conferenze dell’hotel Royal. Al tavolo, con il senatore Andrea Cangini, il coordinatore reigonale Marcello Fiori e provinciale Jessica Marcozzi, c’è Antonio Tajani, “l’unico dai tempi di Berlusconi che gode di stima personale in ogni contesto”. Tanti i temi sul tavolo per il presidente del Parlamento Europeo che dopo alcune tappe istituzionali affronta i compagni di viaggio di partito del sud delle Marche. In prima fila, ad ascoltarlo, i sindaci di Fermo, Paolo Calcinaro, Ascoli Piceno, Guido Castelli, San Benedetto del Tronto, Pasqualino Piunti. E poi tanti altri, da Torre San Patrizio a Monte Giberto passando per Belmonte Piceno. Non mancano i volti noti dei consigli comunali, incluso il presidente di quello sangiorgese Catalini. “Tajani è stato a Camerino, ha inaugurato l’anno accademico, ha incontrato i commercianti. Abbiamo parlato con persone che pagano il mutuo su case che non ci sono più, questi son problemi che dobbiamo affrontare e insieme con gli amministratori locali dobbiamo guidare la riscossa. Ci sono luoghi come Arquata che è ancora piena di macerie, altro che ricostruzione o problemi risolti e il sindaco che è costretto a chiedere il ritorno dell’esercito”. Su questo Tajani è lapidario: “L’Europa ha stanziato due miliardi, ma non vedo i risultati. C’è un problema burocratico, è evidente. Carte, permessi, ritorno alle carte, ma forse anche dell’incapacità”.

Le Marche devono pensare in grande, ma non è facile in questo momento politico, in cui troppe cose non funzionano. “Abbiamo parlato del maltempo, dell’erosione, della Bolkestein: anche qui promesse del Governo rimaste vuote. Non siamo per la proroga delle concessioni balneari, ma per il riconoscimento del diritto d’impresa e perché chi ha investito in questi anni possa avere certezze. Dopo questo maltempo, come è possibile che uno investa se tra un anno e mezzo glielo mettono a gara lo chalet? Ma lo sanno che su 30mila imprese, la media dipendenti è di 1,5 persone e gli altri sono tutti stagionali, assunti per i mesi estivi? Altro che rompere il monopolio, parliamo di nulla” prosegue il coordinatore Fiori.

Un passaggio sul ritardo industriale con un sunto semplice: non abbiamo un aeroporto, non abbiamo alta velocità, abbiamo come ultima opera la quadrilatero progettata negli anni ’90. “Per il resto il nulla, a cominciare dalle strade interne. Vi chiedo di vigilare sulla cessione delle strade provinciali all’Anas. Toninelli rivuole statalizzare la gestione. Dobbiamo votare contro questa ipotesi statalista che peggiorerà la manutenzione. Qualcuno deve farsi una ragione che il referendum sull’abolizione delle province è stato bocciato. Noi ci siamo battuti per far riavere i fondi a chi tutela scuole, strade e ambiente”.

Fiori ha toccato tutti i punti, Tajani non può che annuire e poi aggiungere alcune perle, cominciando dal made in Italy: “La proposta a livello europeo è la mia, di quando ero commissario. Per cui figuriamoci se per me non è una priorità. Il problema è il Governo che deve farsi valere, visto che sono alcuni stati i contrari e non il parlamento. La partita la gioca il Governo, che deve trovare i numeri necessari”. Un governo che Tajani vuole riprendere: “Stiamo lavorando per un cambiamento e un rilancio di Forza Italia, siamo pronti anche a rivedere nome e simbolo. Stiamo lavorando insieme all’Udc, anche in vista delle europee, ma la nostra casa è il centrodestra”. La Lega non la allontana: “Non siamo noi che abbiamo fatto scelte diverse. Oggi Forza Italia è rinnovata e vuole allargare i confini per essere protagonista e riferimento dell’altra Italia che non si riconosce nel governo gialloverde, quell’Italia che ha riempito Torino per dire no alle scelte retrograde del Governo”. Apre con forza alle civiche: “Ci sono servono, ci possono arricchire”. E infatti ne stanno nascendo diverse anche nei comuni che a breve affronteranno elezioni, come Ascoli con l’ex consigliere regionale Umberto Trenta e la sua Forza Italia 4.0  presente in sala e pronto a rimettersi in gioco.

È un europeista convinto Tajani, ma non lesina critiche: “Ha sbagliato in certe frasi Moscovici, ma ha sbagliato il governo nello schierarsi con chi non vuole l’Europa. La marcia indietro che ora fa il Governo dà ragione a tutto ciò che Forza Italia ha detto. Si sono resi conto, e spero siano sinceri, che non si può andare al 2.4 che non si può non fare una politica contro le infrastrutture o contro le imprese, che al momento non hanno riduzioni fiscali”. La sala del Royal fotografa una Forza Italia viva, agli amministratori locali il compito di far diventare l’entusiasmo per Tajani un pacchetto elettorale. “Altro che cuneo fiscale, abbattiamo il cuneo fiscale alle imprese che assumo i giovani, togliendo magari i contributi per cinque anni. Così ai giovani si dà lavoro e non un aiuto di Stato”.

Ultima battuta prima di lasciare Fermo, di nuovo il terremoto: “Abbiamo cambiato le norme per permettere l’utilizzo di fondi europei destinati alle regioni colpite dal sisma con dei cofinanziamenti. Personalmente ho anche dato il premio Carlo V a tre città colpite dal terremoto in modo da dare un segnale tangibile del mio impegno, visto che ho dedicato lamia vittoria da presidente del Parlamento europeo proprio a queste terre colpite. I soldi ci sono, mancano i tecnici, insomma le cose in Italia non stanno andando bene, se si vuole fare in fretta i può, basta guardare quanto fatto a L’Aquila”.

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