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Gli studenti fermani alzano la voce: vogliamo scuole sicure e fermare i tagli del Governo

studentigirfalco

Ancora davanti agli occhi gli alunni hanno il crollo del tetto al Montani e le difficoltà del liceo Classico.

FERMO – Non hanno molte alternative: per essere ascoltati possono solo alzarsi dai banchi e alzare la voce, magari camminando per le strade. La manifestazione degli studenti delle scuole superiori di Fermo ieri aveva due obiettivi: mandare un messaggio al Governo contro la decisione dei tagli alle scuole e chiedere alla Provincia più attenzione sulla sicurezza degli edifici in cui passano almeno cinque ore al giorno.

Presidi davanti agli istituti e poi tutti insieme, non molti ma almeno interessati, a piedi fino al Girfalco dove si è tenuta una assemblea convocata dal comitato Noisette, la rete degli studenti medi Fermo. La referente Eddi Tridi ha fatto il punto: “La politica da sempre fa i propri interessi sulla pelle degli studenti. Non possiamo più accettare che questo governo si riempia la bocca di parole come "cambiamento", per poi offrire solo regresso. Riteniamo assurdo che l'attuale ministro dell'Istruzione Bussetti non si interroghi su un sistema scolastico che negli ultimi dieci anni ha subito tagli per più di 8 miliardi e che non riesce più ad essere strumento di formazione e crescita delle nuove generazioni”.

Ancora davanti agli occhi gli alunni hanno il crollo del tetto al Montani e le difficoltà del liceo Classico: “Ci siamo confrontati sulla situazione dell'edilizia scolastica e sui casi di mancata sicurezza, problematiche che riteniamo oggi ancora fortemente sottovalutate nella nostra provincia e nella nostra Regione. Siamo convinti che non sia più impossibile ignorarne le lacune, molte delle quali si sono aggravate dopo gli eventi sismici del 2016, e rimandare provvedimenti che risultano essere ad oggi necessari”.

Il messaggio finale è chiaro: “Il governo continua ad essere sordo di fronte alle necessità su cui da tempo, le studentesse e gli studenti di questo paese, chiedono una risposta. Diciamo no alle manovre di "risparmio" promosse dall'attuale Ministero dell'Istruzione, come il taglio di 100 milioni annunciato qualche giorno fa; no a una visione limitata del ruolo dei giovani e dell'Istruzione nella società. Se il governo vuole attuare un vero cambiamento, lo dimostri investendo in istruzione". Se non saranno ascoltati, sono pronti a tornare in strada il 16 e 17 novembre, giornata internazionale dello studente.

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