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Il post Micam gli artigiani lo affrontano sul web: un portale per dare visibilità e lavoro ai piccoli

Il Micam vale il 40-50% di commesse, ma è dopo la fiera che la campagna vendite deve proseguire. Magari online, magari usando i due nuovi bandi della Regione Marche: innovazione e digitalizzazione.

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FERMO – “Dopo tante, tante edizioni abbiamo avuto segnali positivi”. Il presidente della Cna Paolo Silenzi non si nasconde: “Segnali inattesi”. Perché il pessimismo regnava sovrano, pur a fronte di un impegno imprenditoriale massimo per vivere al meglio theMicam.

“La previsione dei buyer russi in calo è stata smentita e anche i visitatori sono cresciuti. Ma soprattutto gli imprenditori sono tornati a casa soddisfatti”. Le collezioni di scarpe piacciono, forse perché sono diventate international e non più filo russe. “Collezioni dinamiche che hanno aggiunto a qualità e ricerca dell’innovazione dei modelli più vendibili”.

Clienti europei e americani hanno fatto tornare il sorriso. “A questi si sono aggiunti gli italiani, quelli da boutique”. Si prende anche dei meriti Silenzi, perché la Cna ha giocato un ruolo importante nella promozione e nel sostegno ai prodotti degli artigiani anche sul web: “L’artigiano-imprenditore non deve avere come aspettativa di chiudere tutte le commesse a Milano, ma deve fare sì che i prodotti vengano veicolati in tutto il mondo con i nuovi canali, stimolati anche dalla Camera di Commercio”.

Il Micam vale il 40-50% di commesse, ma è dopo la fiera che la campagna vendite deve proseguire. Magari online, magari usando i due nuovi bandi della Regione Marche: innovazione e digitalizzazione. “Non dobbiamo farceli sfuggire, per trasformare il più in vera ripresa”.

Non gli fa da semplice eco Gianluca Mecozzi, compagno di stand e presidente di Cna Federmoda: “Il tunnel non è finito, attenzione a non illuderci”. Il cambiamento c’è, ma non in meglio: “Oggi dalla fiera non si torna con le carte, ma con gli impegni di acquisto. Arrivare a febbraio è trovare il cliente che fa un ordine completo per la stagione invernale è raro. Oggi i clienti vogliono il pronto moda, chiedono il total look. Cambia il mercato, si deve adeguare la fiera”. Senza i russi cambiano anche i metodi di pagamento, loro davano 30% all’ordine e 70% alla consegna. “Ora noi imprenditori dobbiamo avere la forza di cercare finanziamenti, ma meglio lasciare perdere, o di produrre senza agevolazioni”.

Il dopo fiera però si costruisce in mezzo ai padiglioni, tornati pieni: “ed è un dato innegabile” ribadisce Graziano Di Battista, presidente della Camera di Commercio. “Certo, poi ci sono i nodi irrisolti, che non dobbiamo mai dimenticare di ricordare: l’innovazione tecnologica che va detassate in modo che l’ammortamento dell’investimento si areale e nel lasso temporale di al massimo tre anni; la battaglia per il made in Italy, che va ripresa con forza visto che se uno si impunta, vedi la Gran Bretagna, alla fine ottiene; la semplificazione burocratica, che valuteremo già nei bandi della regione”.

Richiesta a cui Mecozzi aggiunge quella delle date: “Noi artigiani vorremmo tonare ai primi di marzo”. Difficile, quadi impensabile, ma dirlo non costa. Nel mentre, la Cna si muove e fa rete, cercando di dare visibilità ai piccoli che spesso non escono dal garage diventato azienda. È nato così Mood market, l’idea di fermo diventata riferimento nazionale: ““Un portale – spiega Gianluca Mecozzi – in cui le imprese possono creare una filiera di prodotti. La nostra zona è diventata di contoterzisti, Mood Market quindi diventa fondamentale. Perché qui si trova cosa serve a una azienda. Le micro aziende sconosciute ma eccellenti hanno qui una vetrina”. Anziché sperare nella ‘dritta’ di un amico su chi sa fare le suole, gli artigiani si mettono in vetrina nel web.

r.vit.


Ospedale di rete e servizi condivisi: è il futuro della sanità. "Ma la base è il Murri"

Il Centro Studi Carducci plaude a Ceriscioli, ma chiede ancora più attenzione.

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FERMO - Servizi necessari che un ospedale di rete non può non avere. Strutture inutili da accorpare. A tutto questo bisogna rimediare. Il Centro Studi Carducci, luogo del pensiero fermano, presenta una sua lista di richieste e di spunti.

Non solo servizi, ci sono anche nodi organizzativi: “La sanità – spiega Guido Tascini - vale l’80% del bilancio regionale. L’evoluzione organizzativa, con reti cliniche integrate e percorsi diagnostici di assistenza sono il futuro e possono diventare un centro di controllo dei costi e quindi della spesa”.

Ma questo è il futuro, nel presente c’è una organizzazione tradizionale con numerosi buchi: “Anche se il Fermano è realtà virtuosa, con gli ospedali minori sono già stati chiusi. E tutto questo a vantaggio dell’eccellenza del Murri”.

Ubaldo Renzi entra nello specifico dei servizi: “La disparità esiste, ma dietro c’è una lunga storia che va conosciuta, fatta di picchetti e battaglie di fronte a ogni chiusura. Scelte folli, che oggi invece Ceriscioli bypassa. Ha coraggio e siamo al suo fianco. Non ha senso avere tre ospedali per Area vasta, che diventa un sistema che mangia soldi”.

Secondo Renzi la sanità è stata gestita per troppi anni dal gruppo maceratese, “da qui la penalizzazione di Fermo, con una ostilità scientifica provocata dal piano di riorganizzazione con un singolo ospedale per province. Ma non sarà così, perché Macerata, Fermo e Ascoli assieme non possono permettersi tre strutture. Da qui la centralità della nostra provincia e la paura dei maceratesi che guidando per anni la sanità hanno indebolito il Murri”. Niente radioterapia, niente coronografia, niente emodinamica, niente medicina nucleare, e quindi niente Pet, niente penumologia. “Colpa anche dei referenti politici locali, silenti in regione, che ‘regalano’ pazienti agli altri ospedali”.

Tascini prosegue: “Umbria e Marche a settembre hanno ricordato, come indirizzo, il modello ‘hub and spoke’ con centri principali e ospedali con meno concentrazioni di terapie, ma specializzazioni. Quindi bisogna tenere alta l’attenzione, perché la sanità diventerà interregionale”.

Non vuole tutto Fermo, ma una divisione equa: mancano cinque servizi? Dividiamoli tra Fermo e Ascoli, “tranne l’emodinamica che deve stare ovunque”. Serve una distribuzione di servizi come promesso da Ceriscioli: “Equità nelle cure e assistenza all’interno delle Marche”.

Nel mentre, il Centro Studi Carducci lavora e il 27 febbraio ci sarà una tavola rotonda con i quattro fermani in regione, Cesetti, Malaigia, Marcozzi e Giacinti. “Non solo, abbiamo organizzato sei incontri nel 2015 con i primari nei comuni della Provincia per dare suggerimenti per la prevenzione. Sono due anni che lavoriamo per creare una rete, dimostrando che i primari sono a disposizione della popolazione con serate a tema e passare informazioni. Anche questo è aiutare il territorio”. Il programma prosegue nel 2016, partendo da questo quadro: “Ospedale per area vasta o per grandi aree è il futuro. Da qui lo svuotamento del Murri, in vista della razionalizzazione. Ma il piano è saltato grazie a Ceriscioli, “che ha rimesso Fermo all’interno dei giochi”, e anche del Carducci che ha tenuto alta l’antenna. “Il messaggio finale è che questo nuovo ospedale non è uno sperpero, ma un ulteriore accrescimento di servizi”.

r.vit.

Micam, la Carifermo in campo accanto alle eccellenze del territorio

L’Istituto è presente sia all’interno dello stand di Confindustria Fermo che in quello del “Distretto calzaturiero delle Marche” promosso dalla Camera di Commercio di Fermo e dalla sua Azienda Speciale “Fermo Promuove” insieme alle altre eccellenze del territorio.

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Studio della Confcommercio: Fermo ha la Tari più bassa d'Italia

“Un risultato importante - ha commentato il primo cittadino - che ha i suoi risvolti provenienti da una passata impostazione e che ha segnato un ulteriore passo dopo appena un mese dal nostro insediamento quando abbiamo deciso di ridurre alcune tariffe".

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Banca Marche e Banca Etruria, Codacons e cittadini in piazza contro la Consob

soldi webIn particolare il Codacons, nel corso del presidio del 12 gennaio “darà voce al malcontento dei piccoli investitori, tentando letteralmente di 'sfondare’ il muro di omertà della Consob".

FERMO – Il faro non si spegne e siccome non esiste solo Banca Etruria, martedì a Roma sono attesi numerosi marchigiani. Il Codacons ha organizzato una protesta sotto la sede della Consob a Roma per martedì. In piazza scendono il Comitato vittime del salva-banche e i risparmiatori coinvolti nel salvataggio delle 4 banche per chiedere giustizia e richiamare la Consob alle proprie responsabilità.

In particolare il Codacons, nel corso del presidio del 12 gennaio “darà voce al malcontento dei piccoli investitori, tentando letteralmente di 'sfondare’ il muro di omertà della Consob sul caso dei risparmiatori Carife, Banca Etruria, Carichieti e Banca Marche, e cercherà di accedere ai piani alti della Commissione per chiedere ai vertici dell'istituto spiegazioni sulle omissioni che hanno portato all'azzeramento del valore delle obbligazioni subordinate. Non solo. In occasione della manifestazione di martedì, l'associazione porterà alla Consob una ulteriore denuncia relativa ad un nuovo scandalo bancario che coinvolge i risparmiatori italiani, e che ancora una volta vede bruciati i risparmi dei piccoli investitori”.

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Terremoto, un anno dopo ho i corpi davanti agli occhi

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