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La ricetta di Friedman per Tipicità: "Basta lamentele, il mondo vuole i piccoli prodotti dop delle Marche"

Luca Ceriscioli: “Questa è una vetrina particolare che racconta la qualità straordinaria dei nostri prodotti agricoli e la capacità di trasformarli".

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FERMO – Forbici in mano per Luca Ceriscioli e il nastro che si divide, in un secondo, per dare vita a Tipicità. È iniziata con i big della politica e del giornalismo. Dal presidente della Regione marche ad Alan Friedman, dall’assessore Fabrizio Cesetti, circondato da sindaci e assessori, ai quattro rettori delle Marche, Flavio Corradini rettore università di Camerino, Sauro Longhi università politecnica delle Marche, Luigi Lacchè università di Macerata, Giorgio Calcagnini prorettore università di urbino. In mezzo, gente comune che voleva scoprire cosa si nascondesse dentro i padiglioni del Fermo forum. “Questa è una vetrina particolare che racconta la qualità straordinaria dei nostri prodotti agricoli e la capacità di trasformarli. È l'espressione di una tradizione sempre reinterpretata che è capace di dare il meglio dell'immagine delle Marche. Territorio ricco e qualità di vita, tutto si collega con la longevità dei nostri cittadini”.

Ceriscioli ha dato così il là al primo momento di approfondimento. “Tipicità, nel 1993, era un termine poco utilizzato, oggi lo pronunciamo quotidianamente. Il mondo – sottolinea l’ideatore del Festival, Angelo Serri - è cambiato profondamente e più volte, Tipicità è evoluta in maniera esponenziale. Ha cavalcato sempre l’onda per intercettare le tendenze e il sentire, la prospettiva, tipicità ha sempre cercato di adeguarsi e di seguire mercati e tendenze”.

Alan Friedman, in controtendenza, promuove il sistema Marche del ‘piccolo è bello’: “Dobbiamo dire basta alla autoflagellazione continua. Sono capace di essere critico, ma bisogna smettere con le lamentale, la ripresa è modesta ma abbiamo invertito la tendenza. Fate più squadra e andiamo a conquistare nuove nicchie di mercato mondiale. Non sottoscrivo in pieno, soprattutto per vino e cibo, che essere più grandi sia meglio, la qualità che viene fuori dai piccoli prodotti dop italiani è unica. Semmai bisogna mettersi insieme per il marketing”.

La ricetta finale è quella di Nunzio Tartaglia, Ubi: “Bisogna spingere sull’export, la manifattura non esiste altrimenti, bisogna trovare la forza nelle opportunità che la globalizzazione offre. Tipicità è una forma di aggregazione di attività che non avrebbero forza, va esportata anche fuori dal Fermo Forum”.

redazione@laprovinciadifermo.com 

Tre saggi per trovare il nome giusto: Confindustria Fermo cerca l'erede di Santori

Il ruolo dovrebbe essere ricoperto da un calzaturiero, dopo l’era di Santori, titolare di un’azienda di pelli. Il voto a maggio.

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FERMO – Chi sarà il nuovo presidente di Confindustria Fermo? A scremare il campo per il dopo Andrea Santori saranno tre saggi, tre imprenditori scelti in base alle loro capacità e ruolo all’interno dell’associazione. Un compito non facile quello che dovranno svolgere Bruno Cardinali (Tecnofilm), Cristiano Ferracuti (Missouri) e Giuseppe Matricardi (Matricardi spa Logistica e Trasporti).

Le consultazioni dovranno individuare i nomi dei candidati alla presidenza della territoriale, la cui elezione avverrà nel mese di maggio, con successiva ratifica a giugno da parte dell’assemblea privata dei soci. I saggi ascolteranno e poi relazioneranno “su una lista di almeno cinque candidati. Che passeranno poi alla prova del voto interno, ma per essere candidabile un imprenditore deve essere sostenuto per iscritto dal 15% dei voti assembleari”. Alla fine dell’iter, la speranza è che si arrivi al nome unico da portare all’Assemblea generale.

Il ruolo dovrebbe essere ricoperto da un calzaturiero, dopo l’era di Santori, titolare di un’azienda di pelli.

Nuovo libro e tante idee: Ubaldo Renzi mette alla prova i politici regionali

È nato così il suo ultimo libro, “Ricerca e Sviluppo per l’area vasta del Fermano”, che verrà presentato oggi alle 1630 durante una tavola rotonda, alla sala dei Ritratti, moderata dal caposervizio del Carlino Stefano Cesetti. 

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FERMO – E’ una delle voci più ascoltate della provincia di Fermo. Studioso di storia ed economia, Ubaldo Renzi dopo una lunga esperienza in politica si è dedicato agli studi, alla ricerca di spunti e soluzioni per il rilancio di Fermo. O quantomeno per la sua crescita. È nato così il suo ultimo libro, “Ricerca e Sviluppo per l’area vasta del Fermano”, che verrà presentato oggi alle 1630 durante una tavola rotonda, alla sala dei Ritratti, moderata dal caposervizio del Carlino Stefano Cesetti. A dissertare sul futuro di una terra bisognosa di luce saranno i vertici fermani della regione Marche, Cesetti, Giacinti, Malaigia e Marcozzi, e il sindaco Paolo Calcinaro.

“Alcune significative e coraggiose iniziative politiche già avviate, sia nella gestione economica che nel settore sanitario – ospedaliero, appaiono riferirsi ai desideri delle popolazioni dell’area vasta del Fermano, ma siamo ancora agli inizi. L’incontro – confronto di sabato 27 febbraio – conclude -  sarà la prima opportunità di ascoltare dai nostri rappresentanti politici nel governo regionale quali sono i loro attuali e futuri progetti per il rilancio dei diversi comparti socio-economici e culturali del Fermano” anticipa il protagonista Ubaldo Renzi.

La Russia a Tipicità: "Occasione per le Marche". Ma le sanzioni bloccano l'agrolimentare

Trasatti: “La Russia è un paese strategico per molti nostri imprenditori. Con la nuova amministrazione comunale Tipicità sviluppa ancor più la sua vocazione di meeting point e volano di relazioni".

Serri Sankina Trasatti


di Raffaele Vitali

FERMO - “La Russia si presenta a Tipicità, in anteprima nazionale, con un’offerta mai presentata in Italia, quella del turismo enogastronomico e con prodotti russi che possono essere acquistati non solo in Russia ma anche in Italia”. Le parole di Ekaterina Sankina, direttrice di Visit Russia non vanno trascurate. Le ha dette oggi a Roma, durante la presentazione di Tipicità, il festival del made in Marche ideato dalla coppia Serri-Monachesi, in programma a Fermo dal 5 al 7 marzo.

Parole che riassumo la situazione che vive il comparto agroalimentare con il mondo russo. L’Italia perde 20milioni di euro al mese di export visto che, come ricorda l’Ice (leggi), la Federazione russa, come conseguenza alle sanzioni applicate da Europa e Usa contro Putin e compagni, ha bloccato l’ingresso di carni bovine e suine, pollame, pesce, formaggi e latticini, frutta e verdura.

Praticamente l’80% dell’economia delle Marche non entra in Russia. Ma i russi sono il Paese ospite di Tipicità in un'operazione presentata come possibile ponte tra i due paesi. Anche se per essere tale dovrebbe favorire l’arrivo di buyer magari interessati al mondo manifatturiero. Resta però la possibilità, come detto sinceramente dalla Sankina, di importare prodotti russi.

Ma il vicesindaco Francesco Trasatti, che vuole vedere il bicchiere mezzo pieno, punta sull’opportunità, che magari si concretizzerà in futuro: “La Russia è un paese strategico per molti nostri imprenditori. Con la nuova amministrazione comunale Tipicità sviluppa ancor più la sua vocazione di meeting point e volano di relazioni sia in campo nazionale, con il circuito delle Piccole Italie, sia in ambito internazionale”.

Il volano nelle intenzioni di Serri sarà garantito anche dalla presenza di giornalisti di ragno nazionale come Alan Friedman, Gioacchino Bonsignore, caporedattore del tg 5, Marcello Masi, direttore del TG2, Patrizio Roversi, conduttore Rai Linea Verde, Andrea Pancani, La 7 e Giorgio Dell’Orefice, Il Sole 24 Ore. Un parterre che presenzierà a convegni e cercherà di portare il made in Marche in giro per il bel Paese. Magari facendosi conquistare dalle iniziative collaterali che l’assessore Trasatti ha presentato: spettacoli e incontri che dal Fermo Forum, cuore della manifestazione, si svilupperanno con Tipicità in the City, il “fuori fiera” serale ambientato nel centro storico.

@raffaelevitali 

Puntuali, puliti e guidati al meglio: pullman e dipendenti della Steat dominano nelle Marche

Alessandrini: ”Abbiamo riorganizzato il servizio, tagliando chilometri, ma evitando di isolare o sovraffollare i mezzi. Il dato del 2014 è importante per questo, perché parliamo della soddisfazione dell’utente dopo la riorganizzazione”.

steat veritci


di Raffaele Vitali

FERMO – “Primi per puntualità”. La Steat è la ‘quasi’ regina della Regione Marche nel trasporto pubblico. A dirlo è la ‘customer satifaction’ che premia il consorzio Trasfer, rappresentata dal consigliera Marco Baldassarri, e quindi la Steat che ne è parte principale assieme ad alcuni privati. “Noi dimostriamo che unirsi, a livello di bacino, funziona eccome”. Le coccarde hanno più padroni, in primis i dipendenti che il presidente Fabiano Alessandrini ringrazia assieme al direttore Giuseppe Rutolini.

I dati sono del 2014, ma sono gli ultimi disponibili. “Abbiamo risanato l’azienda e non abbiamo fermato la crescita e l’implementazione del servizio” chiosa Alessandrini davanti alla slide 21 del report regionale che indica ‘servizio, personale, comfort e informazione’. Quattro voci per stabilire una classifica di cui la Trasfer è seconda, 7.17 la media voto, dietro il 7.20 della Contram, storicamente la migliore delle Marche. “I nostri tre centesimi valgono come primo posto considerati i corrispettivi che riceviamo. Noi prendiamo 9 centesimi in meno rispetto all’extraurbano del Contram. Parliamo di quasi 120mila euro annui di entrate minori. Quindi - ribadisce Alessandrini – mi sento primo”.

Brilla l’8 nella puntualità e il primo posto alla voce personale, dove per cortesia, disponibilità e conduzione del mezzo (7.89 contro il 6.95 di Pesaro) la Steat non ha rivali. “Questi sono i numeri fondamentali. Siamo sicuri e puntuali”. E pure puliti, visto che la Trasfer è prima con un 7,42 a fronte, per esempio, di un 5,72 di Ascoli. La Start è ultima tra le aziende con un poco lusinghiero 5.90 generale.

I tagli non fermano la qualità: ”Abbiamo riorganizzato il servizio, tagliando chilometri, ma evitando di isolare o sovraffollare i mezzi. Il dato del 2014 è importante per questo, perché parliamo della soddisfazione dell’utente dopo la riorganizzazione”. Sorride la Provincia, con il consigliere Stefano Pompozzi, Giulia Grossi e il dirigente Fausti, perché non capita spesso sentir parlare bene di chi taglia: “Lo scarto in positivo è dato da chi gestisce questa azienda. E sono convinto che nel report 2015 ci sarà il sorpasso”.

Non si parla di un punto di arrivo, come dimostra proprio il 2015, anno in cui la Trasfer-Steat ha investito. “Vorremmo inserire personale dedicato alla comunicazione (voce in cui la Contram ha guadagnato la leadership generale prendendo 7,11 contro il 6,97 di Fermo), ma in questo momento non possiamo permettercelo. Noi ci concentriamo soprattutto sul materiale rotabile, sui pullman e la gestione del personale. Ma il sogno di comunicare non lo lasciamo”. Nuovi autosnodati arricchiscono il parco macchine garantendo più spazio. “Lo studente sta in piedi e si lamenta. Fermo restando che chi ci sta lo fa a norma di legge, noi abbiamo l’obiettivo di mettere tutti seduti”.

Il Comune di Fermo è il primo cliente e il sindaco Calcinaro si siede al fianco di Adolfo Marinangeli, che invece rappresenta i piccoli, i lontani, i cittadini della montagna. “A dicembre sollevai il problema del collegamento domenicale della zona di Lido Tre Archi e San Tommaso. Con un veloce piano di razionalizzazione – sottolinea Calcinaro - la Steat ha saputo cambiare il servizio. Non era scontato. Ora ci attendono altre sfide: dobbiamo implementare il servizio turistico. Ne parliamo del Fermano, ma poi servono servizi”. Quelli che la montagna ottiene: “Perché la Steat è una società territorio”.

Nel futuro le nuove sfide, che vanno dal rinnovo degli accordi con i dipendenti, ricordati dal responsabile della Rsu, alle gare di gestione del trasporto pubblico, “per cui lavoriamo ogni giorno concentrati”. Se poi si riuscirà anche a ridurre il sovraffollamento, il presidente Fabiano Alessandrini a fine 2017 potrà davvero andarsene lasciando un ricordo indelebile. “Vinciamo le gare, perché altrimenti verrà rimessa in discussione tutta l’azienda, che conta su oltre cento dipendenti. Poi faremo tutto il resto” conclude supportato dal direttore Giuseppe Rutolini.

@raffaelevitali

Il post Micam gli artigiani lo affrontano sul web: un portale per dare visibilità e lavoro ai piccoli

Il Micam vale il 40-50% di commesse, ma è dopo la fiera che la campagna vendite deve proseguire. Magari online, magari usando i due nuovi bandi della Regione Marche: innovazione e digitalizzazione.

cnadibamicam


FERMO – “Dopo tante, tante edizioni abbiamo avuto segnali positivi”. Il presidente della Cna Paolo Silenzi non si nasconde: “Segnali inattesi”. Perché il pessimismo regnava sovrano, pur a fronte di un impegno imprenditoriale massimo per vivere al meglio theMicam.

“La previsione dei buyer russi in calo è stata smentita e anche i visitatori sono cresciuti. Ma soprattutto gli imprenditori sono tornati a casa soddisfatti”. Le collezioni di scarpe piacciono, forse perché sono diventate international e non più filo russe. “Collezioni dinamiche che hanno aggiunto a qualità e ricerca dell’innovazione dei modelli più vendibili”.

Clienti europei e americani hanno fatto tornare il sorriso. “A questi si sono aggiunti gli italiani, quelli da boutique”. Si prende anche dei meriti Silenzi, perché la Cna ha giocato un ruolo importante nella promozione e nel sostegno ai prodotti degli artigiani anche sul web: “L’artigiano-imprenditore non deve avere come aspettativa di chiudere tutte le commesse a Milano, ma deve fare sì che i prodotti vengano veicolati in tutto il mondo con i nuovi canali, stimolati anche dalla Camera di Commercio”.

Il Micam vale il 40-50% di commesse, ma è dopo la fiera che la campagna vendite deve proseguire. Magari online, magari usando i due nuovi bandi della Regione Marche: innovazione e digitalizzazione. “Non dobbiamo farceli sfuggire, per trasformare il più in vera ripresa”.

Non gli fa da semplice eco Gianluca Mecozzi, compagno di stand e presidente di Cna Federmoda: “Il tunnel non è finito, attenzione a non illuderci”. Il cambiamento c’è, ma non in meglio: “Oggi dalla fiera non si torna con le carte, ma con gli impegni di acquisto. Arrivare a febbraio è trovare il cliente che fa un ordine completo per la stagione invernale è raro. Oggi i clienti vogliono il pronto moda, chiedono il total look. Cambia il mercato, si deve adeguare la fiera”. Senza i russi cambiano anche i metodi di pagamento, loro davano 30% all’ordine e 70% alla consegna. “Ora noi imprenditori dobbiamo avere la forza di cercare finanziamenti, ma meglio lasciare perdere, o di produrre senza agevolazioni”.

Il dopo fiera però si costruisce in mezzo ai padiglioni, tornati pieni: “ed è un dato innegabile” ribadisce Graziano Di Battista, presidente della Camera di Commercio. “Certo, poi ci sono i nodi irrisolti, che non dobbiamo mai dimenticare di ricordare: l’innovazione tecnologica che va detassate in modo che l’ammortamento dell’investimento si areale e nel lasso temporale di al massimo tre anni; la battaglia per il made in Italy, che va ripresa con forza visto che se uno si impunta, vedi la Gran Bretagna, alla fine ottiene; la semplificazione burocratica, che valuteremo già nei bandi della regione”.

Richiesta a cui Mecozzi aggiunge quella delle date: “Noi artigiani vorremmo tonare ai primi di marzo”. Difficile, quadi impensabile, ma dirlo non costa. Nel mentre, la Cna si muove e fa rete, cercando di dare visibilità ai piccoli che spesso non escono dal garage diventato azienda. È nato così Mood market, l’idea di fermo diventata riferimento nazionale: ““Un portale – spiega Gianluca Mecozzi – in cui le imprese possono creare una filiera di prodotti. La nostra zona è diventata di contoterzisti, Mood Market quindi diventa fondamentale. Perché qui si trova cosa serve a una azienda. Le micro aziende sconosciute ma eccellenti hanno qui una vetrina”. Anziché sperare nella ‘dritta’ di un amico su chi sa fare le suole, gli artigiani si mettono in vetrina nel web.

r.vit.

Base d'asta di tre milioni, la corsa alla Solgas è partita: pubblicato il bando per la cessione

Il bando si chiude il 27 aprile. Per partecipare serve un fatturato triennale complessivo non inferiore a 60milioni di euro di cui almeno 20milioni realizzato nell’anno 2014.

comune di fermo


FERMO – “Procedura aperta per la cessione della quota minoritaria del 49% del capitale sociale della società di vendita gas "Solgas Srl". Il bando è stato pubblicato sul sito del Comune di Fermo. Era atteso e da oggi è realtà: il 28 aprile si consocerà il nuovo proprietario della società gioiello di Fermo e la somma che il Comune avrà in cassa per cambiare il volto del capoluogo.

La base d’sta è di 3milioni 248mila e 700 euro. Per partecipare c’è un primo requisito importante, che il Comune ha inserito per evitare avventurieri: “Aver gestito, per gli anni 2012, 2013, 2014, anche attraverso società controllate, ai sensi dell’art. 2359 c.c., servizi di vendita di gas naturale ed energia elettrica ai clienti finali per un fatturato complessivo non inferiore ad Euro 60.000.000,00 di cui almeno 20milioni realizzato nell’anno 2014”.

Si è arrivati alla vendita dopo un altro passaggio chiave, il perfezionamento della cessione del 49% della Solgas S.r.l. solo a seguito della scissione societaria. “Con deliberazione n. 9 del 02/02/2016 il Consiglio Comunale – si legge nel bando - ha autorizzato la scissione della Solgas S.r.l. del “ramo immobiliare” con le modalità e condizioni previste nel suddetto atto e nei suoi allegati. Il progetto di scissione è stato approvato dall’Assemblea Soci Solgas Srl nella seduta del 17/02/2016”.

Chi vincerà dovrà pagare entro sette giorni dalla aggiudicazione provvisoria il 20% della somma offerta. Il resto sarà diviso in quattro rate spalmate due nel 2017, una nel 2018 e l’ultima nel 2019. Per partecipare alla procedura pubblica, i concorrenti dovranno presentare, a pena di esclusione, un plico chiuso e sigillato, controfirmato dall'offerente sui lembi di chiusura. Il tutto dovrà essere consegnato entro e non oltre le ore 13 del 27 aprile.

Il giorno dopo, scatterà davanti alla commissione l’esame e la valutazione delle offerte in seduta pubblica. Prima verrà verificata la presenza di tutti i documenti necessari, poi verrà aperta la busta con l’offerta economica che formerà la graduatoria finale.

r.vit.

Ospedale di rete e servizi condivisi: è il futuro della sanità. "Ma la base è il Murri"

Il Centro Studi Carducci plaude a Ceriscioli, ma chiede ancora più attenzione.

carduccisanita


FERMO - Servizi necessari che un ospedale di rete non può non avere. Strutture inutili da accorpare. A tutto questo bisogna rimediare. Il Centro Studi Carducci, luogo del pensiero fermano, presenta una sua lista di richieste e di spunti.

Non solo servizi, ci sono anche nodi organizzativi: “La sanità – spiega Guido Tascini - vale l’80% del bilancio regionale. L’evoluzione organizzativa, con reti cliniche integrate e percorsi diagnostici di assistenza sono il futuro e possono diventare un centro di controllo dei costi e quindi della spesa”.

Ma questo è il futuro, nel presente c’è una organizzazione tradizionale con numerosi buchi: “Anche se il Fermano è realtà virtuosa, con gli ospedali minori sono già stati chiusi. E tutto questo a vantaggio dell’eccellenza del Murri”.

Ubaldo Renzi entra nello specifico dei servizi: “La disparità esiste, ma dietro c’è una lunga storia che va conosciuta, fatta di picchetti e battaglie di fronte a ogni chiusura. Scelte folli, che oggi invece Ceriscioli bypassa. Ha coraggio e siamo al suo fianco. Non ha senso avere tre ospedali per Area vasta, che diventa un sistema che mangia soldi”.

Secondo Renzi la sanità è stata gestita per troppi anni dal gruppo maceratese, “da qui la penalizzazione di Fermo, con una ostilità scientifica provocata dal piano di riorganizzazione con un singolo ospedale per province. Ma non sarà così, perché Macerata, Fermo e Ascoli assieme non possono permettersi tre strutture. Da qui la centralità della nostra provincia e la paura dei maceratesi che guidando per anni la sanità hanno indebolito il Murri”. Niente radioterapia, niente coronografia, niente emodinamica, niente medicina nucleare, e quindi niente Pet, niente penumologia. “Colpa anche dei referenti politici locali, silenti in regione, che ‘regalano’ pazienti agli altri ospedali”.

Tascini prosegue: “Umbria e Marche a settembre hanno ricordato, come indirizzo, il modello ‘hub and spoke’ con centri principali e ospedali con meno concentrazioni di terapie, ma specializzazioni. Quindi bisogna tenere alta l’attenzione, perché la sanità diventerà interregionale”.

Non vuole tutto Fermo, ma una divisione equa: mancano cinque servizi? Dividiamoli tra Fermo e Ascoli, “tranne l’emodinamica che deve stare ovunque”. Serve una distribuzione di servizi come promesso da Ceriscioli: “Equità nelle cure e assistenza all’interno delle Marche”.

Nel mentre, il Centro Studi Carducci lavora e il 27 febbraio ci sarà una tavola rotonda con i quattro fermani in regione, Cesetti, Malaigia, Marcozzi e Giacinti. “Non solo, abbiamo organizzato sei incontri nel 2015 con i primari nei comuni della Provincia per dare suggerimenti per la prevenzione. Sono due anni che lavoriamo per creare una rete, dimostrando che i primari sono a disposizione della popolazione con serate a tema e passare informazioni. Anche questo è aiutare il territorio”. Il programma prosegue nel 2016, partendo da questo quadro: “Ospedale per area vasta o per grandi aree è il futuro. Da qui lo svuotamento del Murri, in vista della razionalizzazione. Ma il piano è saltato grazie a Ceriscioli, “che ha rimesso Fermo all’interno dei giochi”, e anche del Carducci che ha tenuto alta l’antenna. “Il messaggio finale è che questo nuovo ospedale non è uno sperpero, ma un ulteriore accrescimento di servizi”.

r.vit.

Fermo, la Provincia dell'apprendistato. Bravi, Regione Marche: "La formazione si faccia in azienda"

Un problema, nelle Marche, è il numero degli enti di formazione accreditati: bene 350. “Molti enti hanno intercettato pochissimi corsi e sono poco legati ai territori.

bravi apprendistato


FERMO – Piccoli ed efficienti: la provincia di Fermo ha formato 1200 apprendisti. “Un sistema che funziona, grazie all’organizzazione sul territorio diviso in quattro zone. I fondi, 700mila euro, li abbiamo usati al meglio” spiega il presidente Aronne Perugini. Il futuro è fumoso, per via del cambio di competenze, ma la base di partenza è solida: solo nel 2015 sono stati avviati 442 allievi, per un totale di 1920 ore formative e il coinvolgimento di 266 aziende tra Porto Sant’Elpidio e Sant’Elpidio a Mare.

“Un sistema che funziona e su cui continueremo a investire risorse” sottolinea l’assessore regionale al Lavoro Loretta Bravi. “E’ una cultura alla formazione che i giovani e le aziende devono acquisire. Per farlo, potenzieremo il sistema”. Che diventerà duale. “La sperimenteremo in tre luoghi, a Fermo abbiamo scelto gli Artigianelli. Vogliamo che la formazione avvenga in azienda e non più a scuola. Questo differenzierà sempre più l’esperienza di alternanza scuola lavoro, che avvicina lo studente al lavoro, dall’apprendistato, che è invece la creazione di un professionista”.

E su questa linea, lo Ial nel Fermano ha già avviato il percorso: “Il 61% delle aziende che hanno aderito sono del calzaturiero. Molte hanno messo a disposizione anche le aule, avendo preso più ragazzi, permettendoci di orientare in azienda i percorsi formativi”.

Si lavora sulla riacquisizione dei mestieri e lo si fa anche in questa fase di regno senza confini tra Regione e Provincia, con i fondi che torneranno agli enti locali più vicini al territorio in attesa che il Governo faccia chiarezza sulla Delrio. Con i fondi confermati alle Province, a Fermo la palla resta in mano a Maurilio Cestarelli è stato l’interlocutore sul campo di chi entrava in azienda, l’uomo che ha saputo modificare approcci aumentando la qualificazione dei periodi nelle aziende. “Una formazione mirata ai giovani che abbiamo cercato di rendere appetibile alle aziende. L’imprenditore medio considerava questa formazione poco utile e in alcuni casi anche poco utile. Da qui siamo partiti per cambiare l’iter”.

Un problema, nelle Marche, è il numero degli enti di formazione accreditati: bene 350. “Molti enti hanno intercettato pochissimi corsi e sono poco legati ai territori. Invece, la nostra esperienza con 34 enti di formazione che hanno risposto al bando che aveva un sistema premiale” ribadisce Cestarelli. I numeri hanno dimostrato che un ente da solo non avrebbe potuto formare questi apprendisti, raccordandosi con imprese e famiglie. “È fondamentale quindi mettersi insieme, ma dobbiamo anche alzare l’asticella di accreditamento, lavorando anche sugli esiti occupazionali”. Cestarelli chiede quindi una selezione sulla base della qualità e del risultato, elementi a oggi non ancora determinanti.

Altro dato da sottolineare è lo scarto tra i formati e i nominativi inviati agli enti. A fronte di 1200 apprendisti, abbiamo inviato in tutti i raggruppamenti oltre tremila nominativi. “Questo per procedure non chiare a livello normativo. Tra l’altro esistono anche enti gestori che promuovono corsi di formazione in apprendistato ma a pagamento. E allora – conclude Cestarelli – dobbiamo farci conoscere, perché molti imprenditori non sanno neppure che la formazione in apprendistato è gratuita con enti formatori come la Provincia. Dobbiamo quindi farci conoscere sempre più. Le qualifiche che noi garantiamo son il fattore che può dare un futuro ai ragazzi”. Si cerca una formazione utile e accattivante “perché non esiste una buona teoria senza una buona pratica”.

Una esperienza di tre anni in un contesto cosa mi permette di sviluppare? “Troppi giovani fanno scelte senza riflettere.  Ma è anche comprensibile perché non è semplice dire cosa so o cosa posso fare. Quindi serve una fase di traghettamento molto forte”.

Chi sceglie l’apprendistato spesso ha avuto esperienze in nero o arriva pilotato da famiglie e mass media, che spesso creano aspettative fuori dal reale. “L’apprendista entra nel contesto lavorativo con un bagaglio psicologico molto pesante. Molto spesso le esperienze diventano negative dove si produce una mancata risposta rispetto alle aspettative. Ecco che la formazione deve saper evitare questo gap con una socializzazione lavorativa e poi occupazionale migliore” conclude la professoressa Michela Cortini.

@raffaelevitali 

Confindustria, Santori schiera Fermo: "Boccia presidente dopo Squinzi"

"Tutta la Piccola – sottolinea Cardinali – si è espressa per lui. Rappresenta il 95% delle imprese italiane, che sono medio piccole”.

andrea santori


di Raffaele Vitali

FERMO - Presa la decisione, senza alcuna esitazione. Il presidente di Confindustria Fermo, Andrea Santori, è salito in auto ed è arrivato a Roma dove ha incontrato i saggi che stanno cercando di capire quale sia il nome giusto per guidare Confindustria. E ha espresso il suo. “Per me il presidente di Confindustria deve essere Boccia”.

Di fronte a chi ha l'arduo compito di trovare il successore di Squinzi, ha suggerito Boccia, l’uomo che ha fatto grande la Piccola Industria, perché rappresenta al meglio la figura di imprenditore simile “a quello che siamo abituati a vedere nelle Marche, uno di quegli imprenditori che ha ancora il polso dell'azienda, che conosce bene il mondo delle piccole e medie imprese”.

Boccia arriva da una lunga esperienza e dentro Confindustria, ha ricoperto diversi ruoli da presidente della Piccola a responsabile del credito occupandosi anche di internazionalizzazione.

Santori rimarca: “E' l'uomo giusto anche per questo. A Confindustria serve una figura che conosca bene la macchina, che sappia di dover cambiare passo nei rapporti con le territoriali. E questo è un altro punto che ho ribadito oggi ai saggi. Il presidente non può rapportarsi con chi guida Confindustria localmente, solo in occasione delle assemblee. Non va bene. Deve essere più presente”.

La scelta ufficializzata da Santori casca più che a proposito visto che domani (martedì) Boccia sarà proprio ad Ancona, tappa del tour che sta facendo in giro per l'Italia per promuovere il suo programma, in vista della scelta e dell'elezione di fine maggio.

La decisione di Fermo arriva dopo quella di Ancona che ha invece deciso di appoggiare Vacchi, imprenditore da un miliardo di fatturato, più vicino alle esigenze doriche che vivono di metalmeccanica. “E' giusto così - dice Santori - sono visioni diverse”.

Ora si attende che anche altre territoriali esprimano le  loro preferenze. A sostegno di Boccia dovrebbero schierarsi Macerata e Ascoli, mentre è da valutare la posizione di Pesaro, più vicina a Vacchi. Contento il numero uno degli industriali fermani; contento ovviamente il presidente della piccola impresa di Fermo, Roberto Cardinali che di Boccia è da tempo braccio destro: “E’ la guida ideale. Tutta la Piccola – sottolinea Cardinali – si è espressa per lui. Rappresenta il 95% delle imprese italiane, che sono medio piccole”. Cardinali da anni collabora con Boccia, soprattutto per il Pmi Day, da Boccia inventato e da Cardinali trasformato in un evento, a Fermo, di rilevanza nazionale.

Fermo e la Tari, un rapporto d'amore: la Confcommercio premia Calcinaro

L’Osservatorio Nazionale sui rifiuti della Confcommercio, che ha stilato la classifica, durante tipicità ha assegnato a Fermo “lo scettro di capoluogo più virtuoso con -52,08%”.

comune di fermo


FERMO – Tari più bassa d’Italia, ma non basta. “Verranno adottate ulteriori misure fra cui quella del pagamento in tre rate (due acconti e un saldo), confermeremo il fondo, come quello di luglio, per ridurre la Tari a determinate categorie merceologiche e confermeremo nuovamente il bando a beneficio delle famiglie a basso reddito, come concordato con i sindacati”. Il sindaco Paolo Calcinaro, dopo l’incoronazione da parte del Sole 24 Ore, incassa il premio.

L’Osservatorio Nazionale sui rifiuti della Confcommercio, che ha stilato la classifica, durante tipicità ha assegnato a Fermo “lo scettro di capoluogo più virtuoso con -52,08%”.

“L’Amministrazione comunale – ribadisce Calcinaro - vuole proseguire su questa strada appellandosi anche al senso civico ed alla responsabilizzazione dei cittadini nel corretto conferimento dei rifiuti. Questo porterà, in futuro, non solo ai risultati che oggi ci gratificano ma soprattutto da una premialità per chi diversifica in modo migliore”.

A premiarlo è stato il direttore di Confcommercio Marche Massimiliano Polacco assieme al presidente della Camera di Commercio Graziano Di Battista.

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Fermana, invasione di gioia in sala stampa

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