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Fusioni, che paura. "E invece bisogna unirsi per salvare le reti pubbliche del gas"

Tutto è dall'idea di unire le due società di distribuzione del gas di Fermo e Porto San Giorgio.
giacinti francesco
di Raffaele Vitali
MONTE URANO – Fusione è uno dei termini più divisivi che ci sia. Un paradosso, frutto di scarsa conoscenza e preconcetti.
C'è chi la usa come stimolo, Francesco Giacinti, chi come timore, Giorgio Raccichini, chi come studio, Centro Carducci.
Tutto è partito dall'idea di unire le due società di distribuzione del gas di Fermo e Porto San Giorgio. Nulla di sconvolgente ma c'è chi parla di perdita dell’identità territoriale. 
"Nel caso di Porto San Giorgio e Fermo questo rischio non appare ragionevole. Le due città hanno una consapevolezza della propria identità storica, culturale ed operativa netta e interessante una presenza abitativa intensa, associata ad una somiglianza evidente tra molta parte delle due comunità. A questo si aggiunga il conurbamento e la prossimità in molte aree dei due comuni" riassume Tascini.
E sulla stessa linea è Giacinti, il consigliere regionale della provocatoria proposta di un comune per tutto il Fermano.
Ogni volta che parla incassa critiche della sinistra, a cominciare da quella sangiorgese di Raccichini:  "Piuttosto che intervenire sull'unificazione di Fermo e Porto San Giorgio chi governa la Regione dovrebbe interessarsi di argomenti più importanti per i marchigiani e gli italiani in genere".
Ma questa volta il consigliere Pd non porge l'altra guancia e dimostra di avere il "bene pubblico" ben chiaro "diversamente da chi parla per metà vetrina personale". Sul gas lui vorrebbe molto di più: "Il mercato è libero, come quello del telefonino. Mi ero fatto promotore di un altro tema, ne parlai con Brambatti  e Loira, di ragionare in temini unitari per le reti del gas. Monte Urano le ha pubbliche, Porto San Giorgio pure, mentre Fermo solo una parte.
Ero stato l’artefice delle gare da sostenere per la concessione delle reti, ben più importante delle società di vendita". Ma non se ne fece nulla. "L’attenzione si è spostata sulle società di vendita. Ma il disegno che c’è dietro la gestione delle reti è molto importante, ancora più legato all’interesse pubblico. Questo è lavorare, più c'è chi parla per voglia di carriere personali”.
La gara si avvicina, la concessione durerà dodici anni. Affrontarla insieme sarebbe la vera rivoluzione, ben più utile dell'unione della distribuzione, che però porta soldi immediati. "Vantaggio economico non è risparmiare, ma organizzare diversamente quel che su ha per recuperare risorse da usare per giovani e anziani, per fare un esempio" conclude Giacinti, in questo in sintonia con Raccichini che ribatte: "Ragionevole è invece proseguire lungo la strada, ancora molto lunga da percorrere, dell'unificazione dei servizi e della collaborazione". E su questo il Carducci insegna.

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