08172018Ven
Last updateVen, 17 Ago 2018 10am

facebook gplus 32 twitter  RSS icon

VTEM Banners

Intervista. Agitu Idea Gudeta porta la biodiversità in Valdaso: 'Immigrazione? Finto problema creato dalla politica'

agitu tuzzi

Dall'Etiopia al Trentino: “Ho visitato l’orto della biodiversità di Tuzi (foto)e ho scoperto numerose varietà di pomodori di colori diversi. E poi il recupero del grano antico e di molti cereali. Un arricchimento che mi permette di tornare a casa arricchita".

di Raffaele Vitali

ORTEZZANO – Nata in Etiopia, laureata a Trento, tornata nel suo Paese per lottare contro il Governo e l’inesorabile land grabbing, ovvero il sequestro forzato di aree dei contadini per darle alle multinazionali, e poi, dopo minacce e pericoli, il ritorno in Italia dove ha portato la sua tradizione familiare di allevatori: ecco Agitu Idea Gudeta.

Dai prati del Trentino alle colline della Valdaso, cosa l’ha convinta a partecipare a Somaria, a questa tre giorni tra Ortezzano e Monte Rinaldo?

“Ho trovato idee simili alle mie, che ci accumunano. La lentezza, la sostenibilità, la conservazione della biodiversità. Come la mia azienda lavora per il recupero delle tradizioni, così qui si cerca di far rivivere il buono. Ho accettato l’invito e sono partite sono partita”.

Conosceva già la Valdaso?

“Una scoperta, non ero mai stata nelle Marche. Una terra interessante, territorio bellissimo, tenuto in ordine e curato, con iniziative, idee e progetti, con molti giovani che portano avanti anche il lavorare in rete”.

Colture particolari che l’hanno colpita?

“Ho visitato l’orto della biodiversità di Tuzi (foto)e ho scoperto numerose varietà di pomodori di colori diversi. E poi il recupero del grano antico e di molti cereali. Un arricchimento che mi permette di tornare a casa arricchita, la connessione e le differenze arricchiscono il bagaglio culturale”.

In Italia c’è molta paura della diversità, quando la natura insegna che invece è utile.

“Rappresentarla come una minaccia è un interesse per pochi. È una questione solo della politica. Il rischio è di accrescere la non integrazione. Il problema reale non è l’immigrazione, sono altri i nodi, ma si tiene alto il livello sull’immigrazione per coprire altri nodi. Mentre intercultura, integrazione e conoscenza del diverso sono una risorsa che può arricchire il territorio ospitante e permette di tirare fuori la parte positiva creando condizioni giuste per far uscire il meglio da ogni individuo. Chi arriva in Italia dall’Africa è un soggetto forte che parte in cerca di una vita migliore. Chi ci prova e arriva è qualcuno su cui investire. Sono molti i territori abbandonati in Italia, approfittiamone e creiamo realtà agricole che possono generare un indotto importante”.

Che effetto le fa parlare di ‘recupero di terreni’ di ‘culture’ dopo aver lottato contro il land grabbing?

“Paradosso di diversità. Da una parte i terreni vengono sottratti ai contadini per poi favorire lo sfruttamento delle risorse idriche e della terra per generare economia da esportare senza prendere in considerazione la salvaguardia dell’economia locale. Questo sistema oggi è il motivo di quanto accade: lLe risorse sono sfruttate e la popolazione emigra e va in cerca di un presente migliore”.

Ma lei è davvero la ‘donna che alleva le capre felici’?

“Mi piace questo nome, è giusto dire così. Produco formaggi biologici e poi la linea di cosmesi fatta con latte di capra. Ora abbiamo un progetto di ulteriore recupero di terreni abbandonati. Abbiamo ristrutturato una scuola media abbandonata da trent’anni ed è diventata un caseificio, 700 metri quadri totali e c’è il progetto per creare un agriturismo con posti letto. Vorrei fosse un progetto condiviso con le persone. >C>hi vuole può pagare la vacanza in anticipo e quando sarà pronta la casa, portà venire a vivere la propria vacanza tra le capre felici”.

Cosa resta della sua terra natia visto che l’accento è ormai trentino?

“La genetica mi accompagna, con i miei colori. E poi la pastorizia, che è propria dei miei antenati”.

Le battaglia per l’Etiopia sono terminate?

“La battaglia continua, anche se ora c’è un nuovo premier che sembra abbia una visione diversa del mondo. Hanno rilasciato i prigionieri politici, i giornalisti e quindi stiamo guardando con curiosità questa nuova era”.

Immigrazione, ma secondo lei è davvero un problema?

“E’ un problema che non esiste, le statistiche sono molto inferiori e le risorse impiegate sono principalmente europee. Il problema è montato dai politici per uno scopo preciso, un problema che fa rumore e crea condizionamenti. Questo non significa che i populisti sono di più, ma sanno farsi sentire gridando. Ma investendo sul lavoro, partendo dai terreni si può ridurre ogni problema raccontato, valorizziamo il territorio e produciamo cibo sano e sostenibile. I populisti non ci fanno paura”.

Meglio stare tra le capre o tra gli asini di Somaria?

“In mezzo alle capre è il mio mondo, mi mancano. Porterò con me il ricordo delle Marche, dl resto capre e somari sono animali simbiotici”.

VTEM Banners
VTEM Banners
VTEM Banners

Crolla il tetto su una classe dell'Iti Montani: vigili del fuoco in azione

Bookmakers bonuses with www gbetting.co.uk site.