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Lavorare per pagare le tasse, ecco la vita dell'artigiano. Migliore e Silenzi: Fermo 'libera' dal 4 agosto

Paolo Silenzi1

Guardando alle altre province delle Marche, il Rapporto 2018 sulla tassazione delle Pmi evidenzia che la peggiore è Pesaro: la città di rossini ha la maggiore pressione fiscale a carico delle imprese.

FERMO – Segnate sul calendario il 4 agosto. Non è il giorno in cui arriverà Sting, ma quello in cui un imprenditore di Fermo smetterà di lavorare per pagare le tasse e inizierà, forse, a guadagnare. “A Fermo, nel 2018, un imprenditore artigiano medio paga il 59,4% di tasse (nel 2017 era il 59,2% mentre nel 2011 il 58,6%), potendo contare su un reddito disponibile pari a 20.288 euro” spiegano Alessandro Migliore e Paolo Silenzi, direttore e presidente della Cna che si preparano a vivere l’annuale Tax Free Day.

A conti fatti, vuol dire che lo stesso imprenditore nel 2018 lavora 217 giorni per pagare i tributi, mentre sono solo 148 i giorni lavorativi da cui può trarre un guadagno da destinare, ad esempio, ai consumi familiari. “L’analisi evidenzia che a Fermo – prosegue Silenzi – la pressione fiscale media sulle Pmi cresce dello 0,2%: non siamo più ai livelli del 2013, quando l’incidenza era del 63,6% e il reddito per l’imprenditore fermano era poco più di 18 mila euro annui, e siamo ancora sotto la media nazionale, che è del 61,4% con un trend di crescita”.

Guardando alle altre province delle Marche, il Rapporto 2018 sulla tassazione delle Pmi evidenzia che la peggiore è Pesaro: la città di rossini ha la maggiore pressione fiscale a carico delle imprese. Il 'total tax rate' (livello generale di tassazione) del Comune di Pesaro è pari al 62,8%. Un dato che colloca la città al 97esimo posto su 137 Comuni presi in esame anche se nel 2012 il livello era addirittura al 67,8%. Il 'Tax free day' (data fino alla quale l'imprenditore deve lavorare per lo Stato) è fissato al 16 agosto, contro il 4 agosto di fermo. Va solo un po' meglio nelle altre province marchigiane: a Macerata nel 2018 un imprenditore artigiano medio pagherà il 61,7% di tasse (82esimo posto) e lavorerà per pagarle fino al 12 agosto, mentre Ancona e Ascoli sono quasi appaiate con un livello di tassazione fermo rispettivamente al 59,6% (45esimo) e al 59,7% (47esimo) ed un 'Tax free day' che cadrà il 5 agosto per entrambe. Da questo punto di vista la città più economica per le imprese marchigiane è Jesi: 58,1% di tassazione ed il 'Tax free day' sarà il 30 luglio (27esima nella classifica generale). 

Fermo si posiziona al 41esimo posto nella classifica dei 137 comuni analizzati, che vede al primo posto Gorizia (già “liberata” dalle tasse il 14 luglio) con il 53,8% di tassazione e all’ultimo Reggio Calabria con il 73,4% (per la quale la liberazione scatterà non prima del 24 settembre). “Sul fronte fiscale la realtà italiana è molto complessa – spiega il Direttore Generale Alessandro Migliore – per via delle profonde differenze nella tassazione locale. La crescita della pressione fiscale sulle Pmi non è però ineluttabile: basterebbe l’applicazione contemporanea di tre tra le misure suggerite da CNA per determinare un calo dell’imposizione fino al 53,5%. Si tratta dell’aumento della franchigia Irap da 13 a 30 mila euro, l’adozione del regime Iri al 24% e, soprattutto, l’introduzione della totale deducibilità dell’Imu sui beni strumentali delle imprese, cioè capannoni, laboratori, negozi”.

Cna Fermo sostiene che, per riequilibrare un sistema fiscale insopportabile, sia necessario garantire maggiore equità nel prelievo tra i diversi redditi da lavoro e invertire sensibilmente la tendenza a trasferire sulle imprese gli oneri dei controlli, asfissianti per strutture leggere come quelle delle piccole imprese, oltre ad usare in modo intelligente la leva fiscale per aumentare domanda interna e investimenti.

Tra le soluzioni i due volti dell’artigianato fermano pongono anche la Flat tax amata dai 5 Stelle: “Va introdotta in modo progressivo e credibile, prevedendo la riduzione delle aliquote IRPEF a partire da quelle più basse del 23% e del 27% ed eliminando la discriminazione attuale operata dalle detrazioni da lavoro delle piccole imprese personali, oltre all’estensione del regime forfetario a tutte le imprese individuali e professionisti con ricavi inferiori a 100.000 euro”.

Raffaele Vitali

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