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Guerra camerale senza fine, i sette consiglieri attaccano: 'Di Battista e Santori a casa'

diba ufficio

“Graziano Di Battista, Andrea Santori e altri componenti della Giunta della CCIAA di Fermo hanno fatto scadere i termini per la presentazione del ricorso al Presidente della Repubblica avverso al Decreto che determina le nuove circoscrizioni territoriali".

FERMO -  La parola da pronunciare, secondo i sette consiglieri camerali ribelli che hanno contestato l’iter che ha portato al non ricorso contro la riforma Calenda, è solo una: dimissioni. “Graziano Di Battista, Andrea Santori e altri componenti della Giunta della CCIAA di Fermo hanno fatto scadere i termini per la presentazione del ricorso al Presidente della Repubblica avverso al Decreto che determina le nuove circoscrizioni territoriali delle CCIAA e che prevede per la Regione Marche solo una Camera di Commercio. Il fatto è gravissimo in quanto i suddetti si sono sottratti a una delibera del Consiglio Camerale che aveva deliberato da tempo il ricorso con nessun voto contrario. Non è lecito sottrarsi a precisi doveri istituzionali che il ruolo ricoperto impone e tale atto mina alla radice il rapporto di fiducia che a suo tempo aveva portato alla loro nomina da parte del Consiglio Camerale stesso”.

E non essendoci più fiducia, per Pieroni, Palma, Piergallini, Ferracuti, Valentini, Di Chiara e Felici resta solo una strada: “Le dimissioni del presidente e dei componenti della giunta”. L’accusa è di avere appoggiato la Regione che ha da sempre forzato sulla Camera Unica Regionale senza prendere minimamente in considerazione le richieste dei territori e i vertici regionali di buona parte delle associazioni imprenditoriali si sono unicamente preoccupati di garantire accordi regionali per la spartizione dei posti nel futuro organigramma”.

Doppio obiettivo: fermare la riforma e minare il ruolo delle associazioni di categoria, da Cna a Confindustria: “Un sistema in crisi sia dal versante politico che insegue ancora i miti di un centralismo sempre inefficiente, sia dal versante associativo che nei suoi organi regionali non rappresenta più le imprese dei territori. La rappresentanza di un territorio, di tanti imprenditori che peraltro in larga parte non partecipano alle associazioni imprenditoriali, non può essere delegata a persone che arrivano a compiere atti così gravi all’interno di una Istituzione come la Camera di Commercio”.

A questo punto non resta che il Governo: “Chiediamo di attivarsi in primis per la sospensione degli effetti del Decreto che prevede per la Regione Marche un’unica Camera di Commercio e poi chiediamo che si metta mano ad una riforma reale per ridefinire  le funzioni delle CCIAA in modo da sostenere le continue e profonde innovazioni che le imprese devono attivare per rimanere sul mercato, occorre inserire criteri meritocratici nell’uso delle risorse per le governance camerali, occorre non delegare alle associazioni imprenditoriali controllate dalla politica le rappresentanze imprenditoriali all’interno degli enti lasciando una libertà di scelta diretta ai singoli imprenditori”.

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