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Camera di commercio, la richiesta dei ribelli: via Di Battista e appello alla Lega per fermare la riforma Calenda

cameracommerciofermo

L’accusa che viene mossa ai componenti di Giunta è di non avere rispettato il volere del Consiglio.

FERMO – Cedere alla riforma Calenda e al volere regionale della Camera di Commercio unica? Un gruppo di consiglieri di Fermo non ci sta. E nonostante l’idea del ricorso contro la riforma sia stato bocciato dalla Giunta, a conferma che la posizione indipendentista è minoritaria. Il gruppo contrario alla fusione non arretra. E così, ecco le due nuove richieste: la prima è per il nuovo Governo “affinché decida di intervenire immediatamente sul decreto di riordino delle Cciaa sospendendone gli effetti e ponendo mano ad una vera riforma i cui cardini dovranno essere presenza dei territori, meritocrazia delle governance e rappresentanza reale delle imprese del territorio che non può più essere delegata in toto ad associazioni imprenditoriali controllate dalla politica”. La seconda, invece, è interna e sancisce la fine di vecchie amicizie, almeno per questa questione: “Il Presidente Graziano Di Battista e la Giunta dopo quanto accaduto dovrebbero avere la sensibilità di rassegnare le dimissioni”.

L’accusa che viene mossa ai componenti di Giunta è di non avere rispettato il volere del Consiglio: “Riteniamo che tale atto non sia legittimo in quanto contravviene ad una delibera consiliare che doveva essere attuata dalla Giunta. Con tale atto viene meno il mandato fiduciario tra il Consiglio e la Giunta che è stata eletta a suo tempo dal Consiglio sulla base tale mandato”. Per questo, venendo meno la fiducia, i consiglieri, tra cui spiccano il presidente della Fondazione Carifermo Alberto Palma e il presidente dell’Azienda Speciale Fermo Promuove, Nazzareno Di Chiara, grande amico di Graziano Di Battista, alzano i toni e chiedono il reset: “Il parere legale dell’eminente avvocato Police, richiesto dalla Cciaa locale aveva evidenziato che sussistevano una serie di motivazioni giuridiche per l’impugnazione di tale decreto. Altri ricorsi in Italia sono in corso, alcuni devono ancora essere discussi, altri sono stati respinti dal Tar (24, ndr) ma già impugnati al Consiglio di Stato e quindi in attesa di giudizio. A Fermo a parole si era tutti d’accordo ma il primo campanello di allarme si è appalesato quando varie volte è stato convocato il Consiglio con all’ordine del giorno il ricorso, non raggiungendo però il numero legale” proseguono i battaglieri consiglieri.

Dando per scontato che non ci saranno dimissioni, alla Camera di Commercio di Fermo non resta che proseguire il lavoro avviato da mesi all’interno dell’organismo unitario per veder riconosciuti posti di rilievo all’interno della struttura. Mentre ai consiglieri indipendentisti, non resta che sperare nella Lega che durante i mesi di campagna elettorale più volte aveva ribadito di voler stoppare la riforma Calenda. Oppure, se hanno i numeri, possono chiedere la sfiducia del Consiglio, ma servono le firme di due terzi dei componenti, ben più delle sette che supportano il tentativo di rivolta. "La legge c'è, noi dobbiamo rispettarla" l'unico commento dalla Giunta camerale.

Raffaele Vitali

 

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