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Russia, la grande illusione: crollo di export di scarpe nei primi tre mesi. Pilotti: "La ripresa tarda". Marche giù dal podio

pilottiarese

Il piglio di miss Loriblu è sempre battagliero. Lei parla a nome di tutta Italia e quindi non può fermarsi alle Marche, sua regione, che più di altre sta faticando.

di Raffaele Vitali

Il mondo calzaturiero ha un re indiscusso: il Veneto. Non solo esporta più di tutti, ma continua a crescere (+3.8 e oltre 765 milioni) lasciandosi la crisi dietro le spalle. Al secondo posto la Toscana con oltre 528milioni di export e un calo del 2,5%. Sul podio, purtroppo, nel 2018 non ci son più le Marche, soprassate da una scatenata Lombardia che è cresciuta dell’8,4% superando i 416 milioni. Quarto posto, quindi, per la regione che perde il 3,9% di export fermandosi a 407milioni di euro. Al contrario, chi cresce è l’import con un +2,1%. Le Marche non riescono a ricollocarsi nel mercato, che in dieci anni ha perso 11milioni di paia a livello nazionale, ma che premia la qualità, visto che il prezzo medio è cresciuto da 27,30 a 40,29 euro al paio.

“Il 2018 per il nostro comparto – sottolinea Annarita Pilotti, presidente nazionale di Assocalzaturifici, durante l’assemblea annuale - si è aperto al di sotto delle aspettative il primo trimestre del 2018 per il settore calzaturiero. Una ripresa lungamente attesa ma che ancora fatica a palesarsi, nonostante un 2017 archiviato con segni moderatamente positivi in tutti i principali indicatori”.

Un quadro congiunturale del comparto caratterizzato ancora da luci e ombre, ma trainato dall’export che nel 2017 si è attestato a 211,1milioni di paia (5,2milioni in più rispetto all’anno precedente, pari al +2,5%) per un valore che ha sfiorato i 9,2miliardi di euro (+3,5%). “Un risultato che dimostra che la strada imboccata è quella giusta – commenta Annarita Pilotti, presidente di Assocalzaturifici – e nonostante la timida partenza rilevata a inizio anno, dobbiamo continuare a lavorare a testa bassa e non lasciarci scoraggiare”.

Il piglio di miss Loriblu è sempre battagliero. Lei parla a nome di tutta Italia e quindi non può fermarsi alle Marche, sua regione, che più di altre sta faticando. “Il 2018 si è aperto con un rallentamento nelle vendite estere e nei ritmi produttivi” prosegue Pilotti. Anche se guardando i numeri, l’export registra un timido +0,1% in valore e cala di oltre 3 punti percentuali in volume.

Preoccupazione arriva da chi invece doveva riservare speranze: “Nell’area CSI il recupero rilevato nel 2017 si è interrotto e i primi tre mesi 2018 registrano un calo del 7% in valore e del 2% in quantità, con flessioni del 10% per la Russia. Si conferma inoltre la frenata in Far East (-6,3% in valore), dove l’ulteriore crescita di Cina e Sud Corea non è bastata a ripianare le flessioni di Giappone e Hong Kong”.

L’Unione Europea tiene in valore (+0,3%) ma con un calo di quasi il 6% in volume. Diversi mercati (Francia, Spagna, Belgio e Paesi Bassi tra i più importanti) registrano flessioni di oltre il 10% in quantità, pur con dati meno penalizzanti in valore (in alcuni casi addirittura positivi). I mercati extra-UE nel complesso, a fronte di una stabilità in valore, segnano un +3,9% nelle quantità: sempre sostenuti i flussi verso la Svizzera, che crescono di oltre il 10% sia in volume che valore; migliorano ulteriormente gli USA (+10%, ma sempre con prezzi in calo, tanto che il valore scende del 10,2%); bene il Canada, che inverte la rotta rispetto al 2017 (primi effetti dell’accordo Ceta entrato in vigore in via provvisoria lo scorso settembre?), segnando un +23% in volume e +6,6% in valore.

Guardano sempre avanti i calzaturieri, alle prese con il caldo dell’estate, e per questo non riescono neppure a godersi il buono lasciato dal 2017: lievi incrementi di export e produzione e un +8,5% nel saldo commerciale. Un giro d’affari che nel 2017 ha sfiorato complessivamente i 14,3miliardi di euro, con un aumento attorno al punto percentuale rispetto al 2016 (+0,8%). “Per la prima volta, dopo un triennio di contrazioni, la produzione Made in Italy ha evidenziato in volume primi segnali di recupero tornando sopra la soglia dei 190 milioni di paia, con un valore di circa 7,8miliardi di euro (+3,3%). Le nostre esportazioni hanno raggiunto il valore più alto degli ultimi 15 anni, anche al netto dell’inflazione: tra i mercati oltre confine, cui è destinato l’85% della produzione, l’UE ha confermato i livelli 2016 (+1,4%, con un +2,7% in valore) mentre l’export verso i paesi extra-UE ha segnato un incoraggiante +5,1% in volume e +4,4% in valore globalmente”.

Peccato che l’Italia continui a non comprare: “Nel 2017 gli acquisti delle famiglie italiane hanno registrato per il decimo anno consecutivo un calo nelle quantità (-0,4%, con un -0,2% in spesa) e restano ombre anche sul fronte occupazionale: calano infatti il numero di aziende e di addetti, rispettivamente del 2,7% e dello 0,2%”. Calo che prosegue nel 2018 con -1% a livello di aziende e -0,4% di lavoratori.

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