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Tra Pitti e Milano, la moda maschile vola sui social con Fabi e sfila in passerella con Doucal's

fabiartescarpa

La moda, con i suoi pezzi pregiati, incluse le scarpe, si sposta rapidamente da Firenze a Milano, con le sfilate che vedono per la prima volta sulla passerella, tra le 28 sfilate, il connubio uomini e donne, maschile e femminile.

FERMO – Quando Claudio Marenzi è salito sul palco del teatro dell’Aquila di Fermo, il Pitti Uomo 94 doveva ancora aprire le porte. Ma nelle parole del presidente di Confindustria Moda, che del Pitti è la guida indiscussa, c’era già una certezza: la moda italiana corre. E i numeri forniti dal centro studi, a margine del Pitti di Firenze, lo dimostrano: la moda maschile italiana (abbigliamento in tessuto, maglieria, camiceria, cravatte e abbigliamento in pelle) nel 2017 ha prodotto un giro di affari di 9,3 miliardi, +3,4%.

In questo quadro si è inserita la 94esima edizione di Pitti Uomo che ha chiuso con oltre 19mial compratori e 30mila visitatori. Da record l’impatto sui social, con più di 35.000 post e sette milioni di interazioni; Instagram è stata la fonte con il più alto numero di post collezionati, e ha generato il 97% di interazioni; l'hashtag più popolare è stato #PittiUomo con 29.000 menzioni (Fonte dati: Launchmetrics).

E dove c’è social c’è l’azienda Fabi, tra le prime a credere nel mondo del virtuale grazie. Il gruppo di Monte San Giusto ha portato al pitti vere opere d’arte che sono state iper fotografate e ordinate. Nella collezione che scava alle origini del brand fondato a Montegranaro da Elisio Fabi nel 1965, e la reinterpreta con l’animo contemporaneo del figlio Emanuele, le forme guardano al futuro e le scelte dei materiali strizzano l’occhio anche ai Millennials, con denim e tessuti tecnici per loafers, allacciati e monks.

Tornando al Pitti, tra i compratori, l'estero conferma dinamismo, mantenendosi sugli stessi alti livelli di presenze di un anno fa, con performance positive per mercati di riferimento come Germania (sempre in testa alla classifica compratori), Stati Uniti (+24%), Regno Unito (+6%), Olanda (+13%), Francia (+6%), Canada (+11%) e crescite consistenti anche per mercati più giovani come Hong Kong (quasi raddoppiato il numero dei suoi buyer) e India (+30%); mentre sono in leggera flessione i numeri da Giappone, Spagna, Cina e Svizzera.

La moda, con i suoi pezzi pregiati, incluse le scarpe, si sposta rapidamente da Firenze a Milano, con le sfilate che vedono per la prima volta sulla passerella, tra le 28 sfilate, il connubio uomini e donne, maschile e femminile. Ma è anche la prima volta del brand di Montegranaro Doucal’s dei fratelli Giannini, che già al Pitti ha raccolto consensi per la sua collezione che abbina la linea classica ai materiali più moderni. “Il calendario di questa edizione - commenta Carlo Capasa, presidente di Camera Moda - risponde alle sfide che ci pone la dimensione globalizzata e fluida della moda. La presenza delle collezioni donna in calendario è un segnale della centralità di Milano nel panorama delle fashion week, sia come spazio di espressione della creatività che come fulcro del business”.

Fiducia, quindi, che rivive anche nei disegni Pop della collezione Fabi che ha lanciato una sneaker unique edition che scava negli anni ’80, quando l’Italia trionfava ai mondiali di Spagna disegnati da Mirò e i suoi campioni erano testimonial delle prime scarpe sportive di culto per il tempo libero. “Rappresentiamo il 35% della moda in Europa. Non c’è altro settore dove ci sia il secondo paese, la Germania, con 20 punti di distanza. Siamo la Germania della moda. Per questo dobbiamo contare di più. Noi siamo la moda, noi siamo la manifattura della moda” conclude Marenzi caricando gli imprenditori attesi da sfide complicate ogni giorno.

@raffaelevitali

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