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Il Boccia pensiero riempie il teatro dell'Aquila. Ma sul Made in restano ancora dubbi

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Il motto finale è: “Dobbiamo essere protagonisti del futuro, abbiamo avuto troppi esperti del passato”.

FERMO – Era atteso il suo intervento, anche perché l’assemblea pubblica di Confindustria Centro Adriatico aveva un chiaro obiettivo: far parlare Vincenzo Boccia del Made in Italy. Prima di lui, oltre al report dettagliato del prorettore della Politecnica Gregori, era intervenuto Claudio Marenzi, numero uno di Confindustria Moda (LEGGI) ed erano stati mandati messaggi chiari sia da Melchiorri che da Mariani. Ma chi attendeva una forte presa di posizione è rimasto con l’amaro in bocca. Il presidente, nella sua relazione, ha dedicato poco più che una riga alla questione dell’etichettatura: “Uno dei più grandi patrimoni che abbiamo è solo quello di essere nati in Italia. Questo va difeso e tutelato”.

Nel suo intervento ha prima citato il vicepresidente Melchiorri: “Sappiamo reagire, non possiamo solo resistere”. E poi riprende Mariani: “Ha puntato sulla identità e io qui mi sento a casa, qui c’è una idea di paese. Qui devo stare a mio agio, siamo nel teatro dell’Aquila. Ma Mariani ha anche ricordato un’Italia inclusiva. E qui le infrastrutture diventano una precondizione per una Italia unita”. È questo l’assist alle Marche all’interno di un discorso molto nazionale.

Un passaggio, che si può collegare al Made in Italy, è quello che Boccia ha fatto sulla strategia politica per dare peso all’Italia: “Dobbiamo tornare allo spirito del dopoguerra dove avevamo solo macerie eppure avevamo la certezza del futuro. In Europa serve un’Italia politica, presente, con idee forti e capace di alleanze. Non accontentiamoci per qualche decimale di deficit rinunciando alla posizione politica dell’Italia che deve avere una regia essendo, dopo l’uscita della Gran Bretagna, una delle potenze. Ricordiamo però che non serve gridare, servono alleanze anche per contrastare le politiche dei dazi americani e l’ascesa cinese”.

Il motto finale è: “Dobbiamo essere protagonisti del futuro, abbiamo avuto troppi esperti del passato”. Per farlo giusto partire da Confindustria Centro Adriatico che “ha un unico obiettivo: rappresentare le imprese unendosi per dare una dimensione di identità forte, ponendo al centro la posizione industriale che è territoriale e nazionale. Dobbiamo ribadire con forza che non esiste una politica forte con una economia debole. Da qui, da questo teatro magico, ribadisco che il cuore di Confindustria è il manifatturiero. Chi è contro l’Industria è contro l’Italia. Per noi industria 4.0 è stata una spinta, un momento di rottura, perché non si è parlato di settori, ma di politica di fattori”.

C’è l’orgoglio italiano nelle parole di Boccia, forse anche stimolato dalle luci tricolori che dominano all’interno del teatro: “Rifiutiamo un’Italia periferia d’Europa. Serve un’Italia centrale del Mediterraneo. Questa l’Italia che cerchiamo di realizzare. Emerge con chiarezza nelle Marche il senso e spirito di comunità. Dei 160mila associati a Confindustria, l’80% sono imprese con meno di 50 dipendenti e io sono un presidente che viene dalla Piccola. Siamo democratici e cerchiamo di rappresentare le imprese italiane, partendo dal patto per la fabbrica con i sindacati. Non parliamo più di controparte, non possiamo ancora confliggere, dobbiamo collaborare per la competitività. Qui ritroviamo il ‘senso di comunità’ e allora dobbiamo essere coerenti. Ripartiamo dal cuneo fiscale, ragioniamo sui giovani, detassando il lavoro dei neoassunti, investire sulle infrastrutture e potenziamo la formazione”.

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