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Mariani e Melchiorri a Boccia: "Il valore aggiunto delle imprese è la nostra terra. Ma servono infrastrutture e made in"

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Il presidente cita il premier Conte. “Auspico vivamente che dalle parole si passi immediatamente ai fatti, che saranno il nostro metro di misura del Governo del cambiamento. È ora di alzarsi sui pedali e scattare".

Fermo - Due confindustrie che tornano insieme dopo 38 anni e che dal Teatro dell’Aquila lanciano la nuova sfida sotto un unico cappello, quello di Confindustria Centro Adriatico, davanti al presidente naizonale vincenzo Boccia. Una regione modello per le sue Pmi che però ora hanno bisogno di essere riviste, rigenerate dopo decenni di successi e crescita. Oltre 700 aziende, migliaia di dipendenti, che alternano storie di successo nel mondo a un radicamento familiare sul territorio, questa è la nuova associazione guidata da Simone Mariani.

“Prima assemblea, nuovo Governo in cui l’industria vuole essere protagonista” ricorda Barbara Capponi che sottoliena la previsione Istat di un calo di produzione del manifatturiero nei prossimi tre mesi. Si aprte con un video, con le parole di Giampietro Melchiorri: “Se siamo qui è per il coraggio di Fermo nel dire no al progetto del Nord e l’intelligenza di Ascoli di vedere nel progetto comune qualcosa di grande”. L’imprinting all’assemblea lo dà il prefetto Maria Luisa D’Alessandro: “Presidente Boccia, la sua presenza è la riprova che questo territorio ha solide tradizioni e una stoffa di qualità più forti delle difficoltà. tutto il distretto, che va dalle calzature all’alimentare passando per il chimico, è di eccezionale livello qualitativo. Ma questo non è solo legata al valore commerciale, ma al fatto che gli imprenditori sono legati a principi di correttezza, legalità rispetto dell’ambiente e degli operai”.

Partono dal teatro dell’Aquila le due territoriali, simbolo di Fermo e del suo centro storico: “Il valore aggiunto delle nostre imprese è la nostra terra: la cultura che si respira nelle città di queste due province alimenta il genio di chi poi produce. Noi, come amministratori, vi affianchiamo e siamo qui per ascoltarvi e fare del glocal la nostra forza. Siamo europei, ma siamo italiani” ribadisce il vicesindaco Francesco Trasatti. Da Graziano Di Battista l’appello “a una attenzione maggiore per le piccole imprese, che diversamente dalle multinazionali hanno bisogno di avere vicine le associazioni di categoria. Da qui la richiesta che faccio guardando anche i tanti onorevoli in sala: che il Governo dimezzi i costi contributivi delle aziende che hanno più manodopera”.

Arriva poi il momento dei presidenti, Melchiorri e Mariani, con il primo che ospita e il secondo che guida verso il futuro unitario le imprese. Melchiorri parte da Harry Ford e dal suo stare insieme: “’Ritrovarsi insieme è un inizio, restare insieme è un progresso, ma riuscire a lavorare insieme è un successo’. Abbiamo creato un soggetto evoluto per accrescere la competitività della base. Questa assemblea è il momento per progettare insieme, dopo un lungo confronto coni soci”. Al dubbio, Confindustria Centro Adriatico risponde con la visione strategica: “Con noi nessuno resterà mai indietro. siamo stanchi di resistere, vogliamo reagire mettendoci a disposizione. Non per una poltrona, ma per il bene comune”. Ribadisce Melchiorri la necessità di una crescita dimensionale, ma chiede anche “politiche che tutelino produzioni autoctone e made in, caratteristiche del settore calzaturiero” e per questo si rivolge a Boccia. Mi aspetto da te iniziative forti, per riunire le azioni oggi slegate, vogliamo una voce sola, quella autorevole di Confindustria su ogni tavolo”. E si rivolge poi a Simone Mariani: “Ha voluto con forza Centro Adriatico, so che la dirigerà con lo stesso successo con cui guida la Sabelli. Presidente, sosterrò le tue scelte e le tue iniziative”.

Simone Mariani sale, abbraccia Melchiorri e rilancia: “Questo è uno dei teatri più antichi d’Italia, un luogo simbolo della cultura. Uniti vogliamo diventare protagonisti del futuro. Vincenzo, sei uno di noi, esempio di imprenditore illuminato, guida acuta e ferma in anni turbolenti”. Anche dal presidente il grazie per questo ultimo anno e mezzo di lavoro al suo vice vicario. Fiducia, orgoglio e senso di appartenenza sono le tre parole che ripete spesso: “Uniti si vince, sommiamo competenza. Questa associazione è nata dal basso, da un sincero convincimento di condividere il percorso comune. Noi vogliamo tutelare con più forza e incisività il sistema produttivo locale. Siamo una delle aree manifatturiere più importanti d’Italia e d’Europa. Abbiamo imprese che formano, generano occupazione e accrescono la ricchezza della terra”. La quarta parola su cui insiste è crescita: “Serve una efficace politica industriale che metta al centro l’impresa e l’imprenditore, creiamo un ecosistema”. E poi cita il premier Conte. “Auspico vivamente che dalle parole si passi immediatamente ai fatti, che saranno il nostro metro di misura del Governo del cambiamento. È ora di alzarsi sui pedali e scattare. L’Italia malgrado tutto e tutti, fiaccata dalla crisi, come un ciclista dopo una caduta è ancora agganciata al gruppo dei migliori. Un Paese stanco, ma che ha fiato e che ci lascia un cauto ottimismo”. Lo dicono anche i dati: cresce la produzione industriale, cresce l’export del 7%, aumentato l’occupazione. “C’è l’effetto traino dei mercati mondiali, ma anche del frutto di una stagione di sagge e oculate misure agevolative. Industria 4.0 ha portato vantaggi. Tifiamo l’Italia e per l’Italia”. Serve una riforma della burocrazia, una modifica delle norme, che cambiano troppo spesso. “Lo stiamo sperimentando con la ricostruzione: dal 24 agosto 2016 5 interventi legislativi e 56 ordinanze commissariali che hanno rallentato procedure, costringendo le imprese a trasformarsi in uffici legali. È ora di dire basta. Su questo, presidente tieni il timone ben fermo”.

“Cambiamo ciò che non va, ma non tocchiamo quello che funziona. Lo dico al nuovo governo quando penserà le misure, in modo che parta da iper e super ammortamento. Bisogna invece superare il digtal mismatch e quindi investire in formazione visto che entro il 2020 ci saranno 135mila posti di lavoro nel campo dell’Ict che non potremmo coprire”. Da qui il cambio di rotta sulla formazione, partendo anche dal progetto pilota realizzato dal comitato Piccola industria guidata da Luciani. Un passaggio lo dedica a Fermo: “Da anni il calzaturiero è in un tunnel recessivo. Difficoltà sui mercati internazionali. La situazione peggiora e da questione locale sta diventando un casus nazionale. Due numeri. In 15 anni persi 7mia posti di lavoro, contrazione del tessuto produttivo con oltre 300 aziende chiude dal 2010. Per questo motivo ci batteremo per l’ottenimento dell’area di crisi complessa. L’altro tema è l’introduzione dell’obbligo di etichettatura di origine, il cosiddetto made in. Ringrazio il presidente Ciccola per l’impegno, il lavoro che fa con coraggio e passione. Questa è la battaglia di tutti, non solo la tua Ciccola perché tocca. Quindi presidente Boccia vorrei che il made in Italy fosse una tua priorità e anche del nuovo Governo”.

Per tutti una sfida: “Fermare alla desertificazione demografica nei comuni colpiti dal sisma restituendo loro case, dignità e lavoro. Servono nuove azioni: zona franca da due a cinque anni, agevolazioni per tutte le nuove imprese fino al 2021 e se possibile eliminazione del 25% di riduzione del fatturato per poter accedere ai benefici fiscali. Non ci sono le risorse? Falso, possibile finanziare questo potenziamento con i residui finanziari giacenti al Mise allocati nel capitolo zona franca urbana”. Vincerà la sua sfida questa parte di Marche, ne è convinto Mariani, grazie alle sue caratteristiche non copiabili: resilienza, solidarietà e consapevolezza di essere una comunità.

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