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Startupper di successo? Dai consigli dell'Istao alla prova di Linky, lo skateboard elettrico nato a Falerone che vola in California VIDEO

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La storia degli amici, oggi imprenditori, di Falerone è stata protagonista durante la mattinata a Servigliano organizzata dalla provincia di Fermo guidata da Moira Canigola all’interno del progetto GenerYaction, che coinvolge gli under 35 dei comuni del cratere.

di Raffaele Vitali

SERVIGLIANO – Un bar, un paio di amici, il confronto. C’è un problema, “giriamo tanto e non sempre troviamo il mezzo giusto”, c’è l’idea, “perché non realizziamo uno skateboard elettrico”, c’è la novità, “costruiamolo pieghevole, che non l’ha fatto nessuno”. Si parte anche da qui, da una birretta che si trasforma in un sogno da realizzare e in poco tempo, “oddio non poi così poco”, trasformare in realtà.

È la storia di Paolo Pipponzi e Cristiano Nardi, che sono partiti da Falerone e sono arrivati a raccogliere 286mila dollari sulla piattaforma Indiegogo dopo aver vinto un premio di E-Capital che gli ha garantito i primi ventimila euro. È la storia di come una start up innovativa possa diventare un’impresa. In mezzo c’è stato anche il primo fallimento, “la raccolta su Kickstarter non è andata come speravamo, abbiamo cambiato e siamo ripartiti”, e l’aiuto di uno zio, “perché all’inizio trovare chi ti dà fiducia è davvero complicato”. Poi sono arrivati i riconoscimenti, i preordini, il sostegno delle istituzioni, con l’ufficio Europa del comune di Fermo, l’Istao, che ha un occhio di riguardo per chi innova e ha idee vincenti, e infine gli ‘angeli’ ovvero i grandi investitori a Milano.

La storia degli amici di Falerone è stata protagonista durante la mattinata a Servigliano organizzata dalla provincia di Fermo guidata da Moira Canigola all’interno del progetto GenerYaction, che coinvolge gli under 35 dei comuni del cratere. Prima una lezione teorico pratica da parte di Floriano Bonfigli e Valeriano Balloni, ingegnere il primo, economista il secondo, insieme inventori dello Startup Lab dell’Istao. A loro il compito di far capire che per dare un senso al titolo 'Lunga vita alla startu up' prima dell’idea serve un problema e che una volta individuata la mancanza di qualcosa si può vendere la soluzione. A loro il compito di far capire che non è così semplice svegliarsi e diventare imprenditori, ma che le possibilità ci sono e anche i canali, “anche se la burocrazia spesso blocca risorse importanti come quelle europee via Regione”. Ma non solo, perché Bonfigli e Balloni con una slide e 15 minuti di spiegazione sono riusciti a far immergere una cinquantina di giovani attenti e vogliosi di sapere, nel percorso di creazione, che poi Linky ha reso reale: “Uno schema base è quello del customer development model. Un processo dinamico in cui la creazione dell’azienda è l’ultima fase. Ipotesi, primo confronto, il flop, il tornare indietro e riflettere su qualcosa che non ha funzionato. Si riparte, ci riconoscono che l’idea farà risparmiare tempo e denaro, a quel punto la creazione è possibile”. Il processo dinamico non è restare chiusi nel laboratorio ma significa parlare con sconosciuti, vendere il proprio progetto. "Non siamo nati per farlo, ma possiamo imparare quelle dinamiche per farci ascoltare dall’interlocutore. Non si nasce imprenditori, lo si diventa”. Del resto, dopo aver individuato il problema e aver risolto il nodo del consumatore, bisogna trovare le risorse: “Nulla avviene in un attimo. Non si trova – spigano i due docenti Istato - il milione di euro dall’oggi al domani. Prima bisogna fare i compiti a casa”. E la slide tra illuminati sostenitori, angeli, squali e finanziatori internazionali mostra i percorsi. “Spesso si parte con le proprie risorse” è la chiosa.

Che Nardi non può che confermare. Le prime risorse sono quelle usate per i progetti preliminari, per i disegni in 3D del sistema di chiusura che rende Linky unico al mondo e ambito, desiderato. La raccolta su Indiegogo ha dimostrato che la gente “aveva fiducia in noi, nell’idea, nella tecnologia che avevamo ideato”. C’è sempre un valore aggiunto, quello che ha convinto gli inventori dopo un paio d’anni di vita a Milano a riportare il quartier generale a Piane di Falerone: il made in Italy. Noi lo realizziamo in Cina, ma il know how, l’ingegno, l’idea è completamente italiana e questo nel modo è sinonimo di qualità” ribadisce con il sorriso Nardi. Davanti a sé c’è lo skateboard elettrico, l’oggetto del desiderio, mille euro il costo che fino a oggi non ha fermato 500 appassionati (California e Giappone i Paesi più interessati), “ma in prospettiva vogliamo abbattere i costi e aumentare la produzione, così possiamo crescere”. Uno skate pieghevole e da mettere in uno zaino. Un mezzo di trasporto vero e proprio. Motore, cinghia, batteria con telecomando, 17 km di autonomia, luce per la visione notturna e un impeccabile sistema di piega. “Paolo Pipponzi è un ingegnere meccanico con esperienza alla Ducati, è lì che ha imparato tanto e poi ha avuto il lampo di genio. Con una Cad 3D ha creato il sistema di piega e da lì siamo partiti. Poi è venuta la linea, lo studio dei materiali per abbattere il peso e con 5,2kg siamo i più leggeri”. Il mondo lo ha capito e ora davanti a loro, i due ex debuttanti al ballo dei grandi, oggi imprenditori con le spalle larghe e le idee chiare, hanno il mercato della mobility solution che gli esperti prevedono valga, da qui al 2026, 33miliardi di dollari. E se solo una piccola briciola fosse di Linky, il successo sarebbe planetario. “Abbiamo girato l’America, la California ci ha subito detto sì, poi la Cina, il Giappone, duecento ordinati subito, e ora l’Europa. Ma torniamo a Falerone, ci sono migliorie che si possono fare anche qui”. Scelta di cuore, ma anche strategica, piace la narrazione della piccola terra che sforna idee brillanti, ed economica, il costo della vita e della manodopera è di certo più ‘umana’ rispetto a Milano. E Linky Innovation deve crescere senza fare errori: “Bisogna sempre fare attenzione alla cassa. Non sono solo gli ordini quelli che contano, bisogna sempre avere le risorse per poterli assecondare”. È qui che a volte le start up cadono, come ricordano Bonfigli e Balloni.

L’incontro carica gli studenti, dal quinto di Montegiorgio a quelli dell’its, e apre le menti, anche delle istituzioni con i sindaci Rotoni, Marinangeli e Altini protagonisti, oltre al presidente di Marcafermana Pompozzi. È questo uno degli scopi di GenerYaction, stimolare la ripresa, ridare fiducia ai giovani che magari hanno perso la casa. “Cristiano e Paolo ce l’hanno fatta, quindi…” conclude Bonfigli. Poi, prima di andare via, tutti in strada per provare Linky. Un joystick in mano che regola la velocità e il freno, il resto è equilibrio e concentrazione. Si usa con il casco, sicurezza sempre, si può correre o andare piano. E quando si è arrivati, lo si prende, un piccolo gesto e lo si piega. Lo zaino, fashion come lo skate, fa parte del kit che si può ordinare. È la mobilità 4.0 made in Falerone, è la riprova che volere è potere. Ma non bisogna correre troppo, come sullo skate.

@raffaelevitali

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