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Rapporto sull'industria marchigiana: tanti meno. Aziende piccole e territorio diviso. Bene scarpe e meccanica

bucciarelli

Stefano Pan, vicepresidente nazionale di Confindustria, ha mandato un messaggio duro alle territoriali marchigiane, che non sono state in grado di fondersi, creando una Confindustria Nord, una Centro Adriatico e una solitaria a Macerata.

di raffaele Vitali

FERMO - “C'è una fase di tiepida ripresa, a cui non possiamo rassegnarci e che ci porterebbe nel tempo ad arretrare verso la parte meno dinamica del Paese”. Le parole di Bruno Bucciarelli, presidente di Confindustria Marche, riassumono il Rapporto 2017 dell'Industria Marchigiana realizzato dal centro studi degli imprenditori insieme a Ubi Banca.

Nel 2017, la produzione industriale è cresciuta dello 0,9% rispetto all'anno precedente, risultato meno brillante di quello nazionale (+2,2%). In difficoltà tessile abbigliamento (-1,3%), alimentare (-1,1%) e minerali non metalliferi (-0,7%), in crescita gomma e plastica (+0,7%), calzature (+1%), legno e mobile (+1,7%), meccanica (+1,8%). L'attività commerciale complessiva cresce del 2,3%. Le vendite sul mercato interno sono aumentate del 2,2%, con variazioni superiori alla media per meccanica (+5,4%) e calzature (+4,5%), più contenute per gomma e plastica (+1,9%) e tessile abbigliamento (+0,6%), in flessione per minerali non metalliferi (-1,6%), alimentare (-0,9%) e legno e mobile (-0,8%). Cresce del 2,5% l'attività commerciale sull'estero delle imprese manifatturiere della regione, con meccanica +4,3%, alimentare +4,1%, gomma e plastica +3,6%, legno e mobile +3,2%.

“Purtroppo anche il 2017 conferma l'attuale incapacità delle Marche di agganciare il treno della ripresa agli stessi ritmi delle migliori regioni del nord Italia e – commenta Nunzio Tartaglia, direttore della macroarea Marche Abruzzo di Ubi Banca - questo - ha aggiunto - dipende in parte da aspetti congiunturali (come il sisma) e in parte da temi strutturali, tra cui la ridotta dimensione di molte aziende e la frammentazione territoriale che impedisce a molti soggetti istituzionali di avere voce in capitolo su tematiche di rilievo nazionale”. 

E su questo si è inserito Stefano Pan, vicepresidente nazionale di Confindustria che ha mandato un messaggio duro alle territoriali marchigiane, che non sono state in grado di fondersi, creando una Confindustria Nord, una Centro Adriatico e una solitaria a Macerata: “Qui nelle Marche non hanno senso le divisioni per territori, ci vorrebbe una Confindustria unica, le divisioni non ci fanno crescere. Uno degli assi portanti della ripresa è l'impresa che cambia, non è una questione di incentivi ma se l'idea di cambiamento è nella testa allora si può crescere. Ce la possiamo fare solo se stiamo insieme, concorrenti compresi. Le Marche possono diventare una locomotiva formidabile”.

Tornando ai numeri, guardando alle esportazioni nel loro complesso (dati Istat), e non limitandosi alla sola manifattura, i dati del Rapporto 2017 non sono positivi: nel 2017 l'export ha registrato una contrazione del 2% rispetto al 2016, in controtendenza sia rispetto alla media nazionale (+7,4%) sia alle regioni dell'Italia centrale (+7%), a causa della brutta performance del settore farmaceutico (-16,8%). In flessione le vendite verso i Paesi Ue (-6,8%), in aumento quelle verso i Paesi extra Ue (+5,5%). Male le esportazioni verso la Germania (-10,9%), Francia (-1,8%) e Belgio (-17,5%). A livello provinciale solo Ascoli Piceno ha registrato una flessione (-11,7%) attribuibile principalmente alla contrazione del 17,4% delle esportazioni del comparto farmaceutico, che rappresenta, nel 2017, circa il 63% delle esportazioni totali della provincia. Stazionarie le esportazioni della provincia di Fermo (-0,2%) mentre in leggera crescita sono risultate Macerata (+0,6%), Pesaro Urbino (+1,2%) e Ancona (+1,5%).

Il meno prosegue anche a livello di occupati (-3.500 unità pari a -0,6%), il tasso di attività è al 69,6% (69,8% nel 2016) e più elevato della media nazionale (65,4%) ma inferiore a quello delle regioni centrali (69,9%); il tasso di disoccupazione è 10,6% (12,4% per le donne, 9,1% per gli uomini), quello giovanile 15-24 anni si attesta al 24,2% (34,7% in Italia), mostrando una flessione di quasi sette punti percentuali rispetto al 2016 (31%). Le ore di cassa integrazione sono diminuite del 36,6% rispetto al 2016 passando da 32 milioni circa a 20 milioni. Il più arriva quando si leggono gli investimenti, con un aumento del 9,7% rispetto al 2016, in particolare la spesa in ricerca e sviluppo (20,9%). Gli imprenditori marchigiani prevedono un contenuto recupero della produzione nel 2018 (+1,2%) rispetto all'anno precedente, trainato da alcuni dei principali settori dell'economia regionale mentre la crescita reale delle vendite è stimata pari al 1,0% sull'interno e al 3,1% sull'estero. “Le imprese che hanno superato la crisi si sono trovate a fronteggiare nuovi percorsi strategici, su innovazione e ricerca, industria 4.0, internazionalizzazione, qualificazione delle risorse umane, finanza strategica ed innovativa. Per poter accelerare la crescita c'è veramente tanto lavoro” conclude Bucciarelli.

@raffaelevitali

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