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Da fango a fertilizzante, il rifiuto diventa risorsa: il nuovo impianto del Tennacola è un modello nazionale di depurazione

greenecol

“L’aumento della produzione è solo un buon segno perché – spiega il consulente del Tennacola ed ex direttore Sergio Paolucci – dimostra il miglioramento del servizio offerto dalle aziende, che sono pubbliche, come il Tennacola". Metrito alla nuova start up di Fermo Green Ecol e alla Ecoelpidiense che ha investito nell'impianto.

PORTO SANT’ELPIDIO – Un’azienda che inventa, la Syngen Agrosistemi, una start up innovativa che diventa il veicolo esclusivo della tecnologia, la Green Ecol di Fermo, una impresa che realizza dimostrando che crede in un futuro più pulito, l’Ecoelpidiense. Ecco il mondo che si muove dietro il nuovo impianto installato dentro il depuratore di Porto Sant’Elpidio gestito dal Tennacola. L’obiettivo finale è semplice quanto rivoluzionario: trasformare i fanghi da depurazione, prodotti normalmente nel ciclo di lavorazione delle acque dei 27 communi soci del Tennacola, in fertilizzante che ridà vita a terreni poveri di calcio e materiale organico. “Il rifiuto diventa risorsa”. Se un migliaio di anni fa il business era la pietra filosofale che trasformava in oro il vecchio piombo, oggi si punta a ridurre i rifiuti cercando di creare una economia virtuosa e circolare, che passo dopo passo ci avvicini al concetto caro all’Europa del rifiuto zero.

Il nuovo impianto, per stare al Tennacola, permette di trasformare 3.500 tonnellate di fanghi biologici da depurazione in 4mila tonnellate di fertilizzante ad uso agricolo che non ha odori, umidità contenuta e aspetto granulare. “Non è un sogno, ma la realtà” raccontano gli ideatori. “Il sistema risponde alle problematiche gestionali, attraverso una tecnologia innovativa che offre così un'efficace alternativa al trattamento tradizionale, assicurando nel contempo ai gestori certezza esecutiva, contenuti costi economici e una gestione sostenibile, anche sotto il profilo ambientale, dei fanghi di depurazione nella prospettiva dell'economia circolare" spiega Alfredo Birrozzi, direttore tecnico della Green Ecol.

L’impianto dell’Ecoelpidiense, che si è fatta carico dell’impianto, che vale 400mila euro, è il primo che utilizza  il nuovo brevetto dell’Agrosistemi-Syngen che permette di intervenire direttamente sulla linea di produzione dei fanghi prodotti trattando le acque reflue urbane all’interno del ciclo di depurazione”: una innovazione della novità, visto che gli impianti in uso al momento in Emilia Romagna, a Cervia e Ravenna, che trattano oltre 110mila tonnellate di materiale, producono lo stesso risultato, ma prima è necessario spostare i fanghi dal depuratore all’impianto che li trasforma. Negli anni, migliorando la depurazione sono aumentati i fanghi che sono un problema visto che non possono essere conferiti in discarica come qualsiasi rifiuto. L’ultima prova è arrivata a quelli della Ciip, che si è trovata le porte di San Biagio a Fermo chiuse e ha dovuto aumentare i costi spedendoli verso il nord Italia. “L’aumento della produzione è solo un buon segno perché – spiega il consulente del Tennacola ed ex direttore Sergio Paolucci – dimostra il miglioramento del servizio offerto dalle aziende, che sono pubbliche, come il Tennacola. Tra l’altro, questo intervento non porta aggravio di costi per i cittadini, anzi in prospettiva blocca ogni possibile aumento. E al contempo, migliora la qualità dell'ambiente e riduce l'abbancamento di materiali".

Mentre veniva spiegato il funzionamento dell’impianto, prima durante un convegno al Royal poi con una visita al depuratore, di fronte c’era una platea altamente specializzata con i tecnici e i vertici delle principali società impegnate nel settore rifiuti e depurazione, dall’Acea di Roma all’Hera emiliana passando per la Puglia, dove la Green Ecol, che ha la gestione esclusiva del brevetto per il centro e sud Italia, realizzerà un altro impianto ben più grande.

Ci sono altri due fattori che rendono l’impianto vincente e ben visto dalle Istituzioni, erano presenti diversi amministratori oltre alla presidente della Provincia Moira Canigola, all'assessore regionale Angelo Sciapichetti ("coinvolgiamo gli altri impianti marchigiani") e all’assessore all’Ambiente di Porto Sant’Elpidio Annalinda Pasquali. Il primo è quello legale, il secondo è quello chimico. Due docenti universitari, Stefano Maglia, e Marco Trevisan, ne hanno spiegato ogni implicazione. E tra l’altro, a riprova della sicurezza dell’impianto è arrivata l’autorizzazione Aia (primo impianto in Italia a ottenerla) da parte della Provincia di Fermo con il dirigente Roberto Fausti. “Il fertilizzante prodotto è ottimo per le aree a rischio desertificazione, per quei terreni poveri di sostanze organiche. Parliamo di un prodotto naturale, di fondo è il fango che parte dal campo e torna al campo ripulito”.  Ci sono voluti anni di studio e prove laboratoriale prima di arrivare agli impianti in funzione in Emilia Romagna, un nuovo brevetto, una start up partita dalla piccola Fermo ma con la mente aperta e una azienda che un tempo era pubblica e che oggi svolge il lavoro per il pubblico con la sua discarica e l’impiantistica sempre aggiornata e mantenuta sui migliori livelli di innovazione.

“Al momento non c’è business dei fanghi, ma solo benefici per gli agricoltori che ne fanno richiesta e lo vengono a prendere con facilità, essendo solido e non liquido” concludono gli organizzatori del convegno che hanno di fronte a sé già nuove sfide, come il riciclo delle acque di depurazione. Ma a questo penserà Fabio Cella, ideatore del sistema per la Syngen Agrosistemi.

@raffaelevitali

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