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Dal mare ai monti passando per i musei di Fermo: pieno di turisti da Umbria e nord delle Marche

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A riprova, anche la lunga coda in uscita, dalle 17 in poi, al casello di Civitanova, con tanti turisti che erano entrati pochi chilometri prima, chi a Porto San Giorgio e chi a Grottammare.

FERMO – La Pasquetta, grazie al tempo, ha sorriso al Fermano, magica terra in cui voltando le spalle al mare puoi ammirare i Sibillini imbiancati. Ci sono città che sono state riempite dagli eventi: Porto Sant’Elpidio con la Gran Fondo di ciclismo e Amandola con il ritrovo di 300 motociclisti arrivati trai monti in rappresentanza di dieci motoclub delle Marche. Poi ci sono le città che si riempiono perché hanno il mare e la spiaggia, oltre a tanti chalet aperti pronti a cucinare un buon piatto di pasta con le vongole, come accaduto a Porto San Giorgio. E infine c’è chi, come Fermo, mette sul piatto non delle olive ripiene ma le cisterne romane e il teatro dell’Aquila, in attesa di riavere agibile la sala del mappamondo.

Un turismo a più facce che ha visto protagoniste indiscusse due zone d’Italia: la prima è quella del nord delle Marche, con la provincia di Pesaro a dominare le prenotazioni del sistema museo del capoluogo, la seconda è quella umbra che ha invece scelto la costa fermana per mangiare. A riprova, anche la lunga coda in uscita, dalle 17 in poi, al casello di Civitanova, con tanti turisti che erano entrati pochi chilometri prima, chi a Porto San Giorgio e chi a Grottammare.

È questa la ricchezza della piccola provincia che sta cominciando a raccogliere i frutti di campagne pubblicitarie mirate per portare in zona innanzitutto i marchigiani e gli umbri, con la partecipazione a fiere e iniziative tra Foligno e Perugina, oltre che, nel caso di Pesaro, al 150esimo di Rossini abbinandolo a Tipicità. Semina semina, si comincia a raccogliere. Certo, l’assenza di ricettività penalizza la permanenza confermando la caratteristica di una visita che in media non dura più di cinque o sei ore. E dire che con qualche albergo in più (vedi Casina delle rose), magari anche aperto in anticipo rispetto ai canoni visto che la Pasqua quest’anno è stata bassissima, potrebbero godere del traino della cultura di fermo anche i piccoli paesi dell’entroterra.

r.vit.

 

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