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Scarpe, dalla Russia piccole conferme. Fabiani richiama Assocalzaturifici: "Troppo finto made in Italy all'Obuv"

Giovanni Fabiani

La critica: “Nessuno gli vieta di vendere le scarpe a Mosca, ma possono farlo in un appuntamento diverso. O quantomeno in padiglioni dedicati".

FERMO – Giovanni Fabiani è uno degli imprenditori leader del mercato russo. Lo è da decenni e tutt’oggi guarda oltre gli Urali con fiducia. Fare il punto con lui dopo l’Obuv è quindi fotografare la Russia senza guardare dal buco della serratura. “Nulla di particolarmente positivo. Mantenimento delle posizioni e questo è già un successo”. È questa la parola chiave ormai per molti calzaturieri: mantenimento. “Soddisfazione per ordini per chi ha una fetta del mercato russo nella sua azienda ha tenuto”.

A fronte di un mercato stabile, ma che non è più il regno dorato, Fabiani solleva un altro problema, questa volta legato all’organizzazione della più importante fiera russa da parte di Assocalzaturifici con troppi espositori non qualificati. “Non è accettabile un cliente russo esca dal mio stand con una scarpa realizzata e studiata per essere venduta a 120 euro e di fianco trovi il commerciante italiano senza fabbrica in Italia, senza fatturato in Italia per pagare i dipendenti, che la vende a 60 euro perché la fa, almeno in parte, in Turchia o Albania se non in Cina”.

Quella di Fabiani è una riflessione che tocca il tema chiave su cui si sta battendo il distretto fermano-maceratese con Enrico Ciccola e le varie associazioni di categoria, Cna in primis, per il riconoscimento del made in Italy. “La tutela del made in deve almeno esserci dentro Assocalzaturifici in attesa di quella a livello europeo. Questo chiedo alla mia associazione, di tutelare chi fa il calzaturiero rispetto a chi fa il commerciante”. Non è spocchia o visione snob, ma riflessione su un fenomeno in ascesa: “Nessuno gli vieta di vendere le scarpe a Mosca, ma possono farlo in un appuntamento diverso. O quantomeno in padiglioni dedicati. Mi farò portavoce di questo sentire comune tra molti calzaturieri, anche perché queste aziende ‘commerciali’ in parte vengono dal nostro stesso distretto”. Per l’associazione guidata da Annarita Pilotti un nuovo tema da trattare nelle riunioni, riflettendo sul fare numeri aumentando gli stand, o sul dare il miglior servizio, come chiesto da Fabiani a nome di molti colleghi. 

@raffaelevitali

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