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L'export cresce del 18%, i calzaturieri alla campagna di Russia. Si apre l'Obuv nel segno di Putin

ENRICO CICCOLA 2 1

“Quello russo – ribadisce Ciccola – è un mercato che cresce nella quantità, +28% rispetto al 2016, ma ha perso il 6,5% nel prezzo medio per paia".

di Raffaele Vitali

FERMO - La straripante vittoria di Vladimir Putin, rieloetto presidente con il 76% dei voti, darà serenità al mercato russo? Una prima prova la si avrà da domani a Mosca, quando apriranno i padiglioni dell’Obuv Mir Kozhi, la fiera che per tre giorni trasforma la Russia nel centro del mondo calzaturiero.

Lo sperano i 150 calzaturieri italiani che sporranno le loro creazioni. Di questi 70 arrivano dal distretto fermano-maceratese e ben 50 sono fermani. “La Russia – spiega Enrico Ciccola, presidente dei calzaturieri di Confindustria Centro Adriatico – resta uno dei mercati di riferimento. Nonostante la crisi abbia dimezzato le commesse dal 2013 a oggi, il mercato russo vale per il distretto vale oltre 150 milioni (fonte Assocalzaturifici primi 9 mesi 2017) ed è in crescita”. Entrando nei numeri, l’export russo è cresciuto del 18,8% e in nove mesi ha eguagliato il fatturato dell’intero 2016. Importi lontani dal 2014, quando la Russia da sola valeva per il distretto 259milioni di euro, che diventano 346 nel 2013, ultimo anno prima della crisi. “Per le Marche la Russia vale il 39,4% dell’export, rispetto al 16,6 dell’Emilia Romagna e all’8% della Toscana. Basterebbe questo dato per far comprendere perché il nostro distretto ha accusato più di altri il calo di ordini russi” prosegue Ciccola.

A questa fiera il mondo delle scarpe arriva con luci e ombre: è tornata a crescere la Cina, ma è calato il Giappone e con il sole levante è sceso anche Hong Kong. Il problema è che il +1% con cui il settore ha chiuso l’anno, non fa pensare a una vera ripresa. “C’è una forte differenziazione di performance da parte delle imprese, con le piccole (che caratterizzano il Fermano, ndr) che non crescono e pagano il calo ulteriore, seppur dello 0,4%, del mercato italiano” spiega Assocalzaturifici nel suo consuntivo.

“Non bisogna farsi prendere da facili entusiasmi, la crescita è piccola. Se allarghiamo la visuale al settore articoli in pelle, che per la provincia di Fermo vale nel mondo quasi un miliardo di esportazioni, la crescita è dello 0,4%. Questo a riprova che il mercato russo si è stabilizzato, dopo anni difficili. Ed è su questo che dobbiamo lavorare, cercando di riprendere fette di mercato oggi occupate da altri produttori” prosegue Arturo Venanzi, responsabile Russia di Assocalzaturifici.

È su questa stabilizzazione che devono muoversi gli imprenditori del distretto, sperando che Putin, con la sua prova di forza elettorale, stimoli l’Europa a bloccare le sanzioni che da anni tanno penalizzando l’export di numerosi settori commerciali chiave anche per l’Italia. I mercati fermi significano poi chiusure di aziende, richieste di concordati, il 2018 si è aperto con una serie di brutte notizie, da Rocco P al non rilancio di Donna Serena, dal dramma Formentini alla vertenza in corso con il mondo Zeis, per non parlare della cassa integrazione tornata a brillare anche in aziende che da anni non ne facevano richiesta.

A livello italiano, il primo paese di export per il settore calzaturiero resta la Francia seguita dalla Svizzera, per cui gravitano anche molte delle paia dirette in Russia, dalla Germania e dagli Stati Uniti.  Se la Russia per il sistema calzaturiero italiano occupa il sesto posto, per il distretto è saldamente sul podio. “Quello russo – ribadisce Ciccola – è un mercato che cresce nella quantità, +28% rispetto al 2016, ma ha perso il 6,5% nel prezzo medio per paia. A dimostrazione che anche oltre gli Urali il costo della scarpa ora ha un peso, anche se il made in Italy mantiene la sua attrattiva”.

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