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Usa e Russia, il ritorno di dazi e dogane che spaventano gli imprenditori

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Da una parte Trump, dall’altra Putin, in mezzo scarpe, mobili, macchinari e agroalimentare che cerca la strada migliore per arrivare sul mercato dei due Paesi. Le riflessioni di Cna e Confindustria.

di Raffaele Vitali

FERMO – Due mondi diversi, che giocano a chi è più potente, ma che soprattutto per le imprese del distretto fermano, e marchigiano, significano ordini e vita. sono gli Stati Uniti e la Russia. Da una parte Trump, dall’altra Putin, in mezzo scarpe, mobili, macchinari e agroalimentare che cerca la strada migliore per arrivare sul mercato dei due Paesi. Che tornano a parlare con forza di dazi e dogane.

“Bisogna stare attenti, perché per esportare in Russia vengono richiesti nuovi e dettagliati documenti. In realtà è una normativa in vigore da tempo, ma da qualche mese i controlli doganali sono diventati ferrei. Il rischio che la merce non entri nel Paese è alto” spiega Enrico Ciccola, presidente dei calzaturieri di Confindustria Centro Adriatico.

“I rapporti commerciali con gli Usa sono prolifici per le Marche e una politica protezionistica statunitense potrebbe arrecare gravi problemi all'economia regionale. Temiamo che, dopo l’acciaio, anche macchinari, calzature e prodotti agroalimentari possano seguire analoga sorte. Il colpo per il sistema produttivo marchigiano sarebbe notevole. Le Marche – spiega Gino Sabatini, presidente Cna Marche - hanno un saldo commerciale fortemente positivo verso gli Usa".

Per ovviare ai possibili problemi con la Russia, che si appresta ad aprire le porte dell’Obuv, Assocalzaturifici va in aiuto dei calzaturieri, visto che è necessario richiedere una certificazione e/o una dichiarazione di conformità EAC (Eurasian Conformity) in cirillico. “Per ovviare ai problemi che potrebbero sorgere, Assocalzaturifici mette in campo la professionalità del Cimac (Centro italiano di materiali per applicazione calzaturiera), che va a potenziare i servizi già forniti dalle territoriali di Confindustria” sottolinea Matteo Scarparo, responsabile Business service di Assocalzaturifici.

Tornado agli Usa, invece, le minacce di Trump preoccupano perché dalle Marche, nei primi nove mesi del 2017, si sono esportati merci e servizi negli Usa per oltre 652 milioni di euro mentre se ne sono importati per 125 milioni, numeri in crescita del 17,5% (78 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2016.

E se le calzature guardano spesso oltre gli Urali, ce tornano a riordinare anche grazie all’inverno freddo che ha fatto svuotare un po’ i magazzini, non va mai dimenticato che le scarpe hanno un saldo attivo di 134 milioni di euro verso gli usa. “Se vogliamo guardare il lato positivo – conclude Ciccola – è che questo è un primo passo verso un riconoscimento del made in, quantomeno a livello di obbligatorietà di etichettatura”.

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