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Ventimila visitatori a Lineapelle. Fermani in mostra tra ufficio stile, fibbie e suole "che fanno camminare bene il bambino"

dami

Una voce carica di speranza è quella della Tsm di Rapagnano che lavora per il 70% con l’estero e che produce suole per scarpe da bambino: “In questo settore il fattore chiave è il prezzo, che permette di fare volumi. Poi ci sono i colori, la flessibilità e anche la leggerezza".

FERMO - Ufficio stile interno, nuovi macchinari, dipendenti che viaggiano e osservano le novità da Londra a Berlino. Gli imprenditori fermani giocano su più tavoli per riuscire a stare sul mercato. “Lo sportivo è ormai il modello che produce volumi. Bisogna essere pronti a rispondere alle novità e anticiparle, capendo come si muove la moda. Per questo il campionario diventa il momento in cui mostriamo le capacità, il lavoro di figure che in azienda abbiamo inserito credendo che lo stile debba caratterizzarci insieme alla qualità” spiega Michela Catalini, azienda Da.Mi.

Il ritorno da Lineapelle per gli imprenditori è motivo di riflessione, partendo da un dato: ventimila i visitatori, da 109 Paesi, nella tre giorni che ha impegnato 1254 espositori da 44 Paesi. Crescono i buyer francesi, +6%, calano quelli cinesi, -30%, a causa del concomitante Capodanno. E ai cinesi va il pensiero di uno degli imprenditori che vive di dettagli, in questo caso fibbie, ovvero la ditta Fermani&Giacomozzi di Monte Vidon Corrado: “Sono una cinquantina i nuovi modelli portati in fiera, che si aggiungo a quelli consolidati. Partendo dallo Zamak, sono poi tante le diversificazioni di materiale, dall’ottone all’alluminio fino alle microfusioni di oro e argento. Lavorando con molte griffe, abbiamo anche linee mirate che ci vengono fornite su bozza e poi noi realizziamo in 3D. Sarebbe importante veder riconosciuto il marchio made in Italy, che è il nostro valore aggiunto nei confronti della Cina che produce low cost e senza i nostri controlli”. Nonostante la crisi, che ha portato a una riduzione delle produzioni, l'azienda produce 2milioni di fibbie al mese: "I volumi di qualche anno fa sono lontani, ma inserendo anche nuovi macchinari abbiamo saputo rispondere ai cambiamenti costanti chiesti dal mercato".

Una voce carica di speranza è quella della Tsm di Rapagnano che lavora per il 70% con l’estero e che produce suole per scarpe da bambino: “In questo settore il fattore chiave è il prezzo, che permette di fare volumi. Poi ci sono i colori, la flessibilità e anche la leggerezza. Per fortuna, è tornata un’attenzione sulla qualità, che ci rende più competitivi rispetto ai produttori orientali. È importante far comprendere che una buona suola diventa un fattore per la corretta postura”.

Il ruolo della suola torna spesso tra i padiglioni della fiera di Milano e non potrebbe essere diversamente visto che gli accessoristi che circa il 40% degli espositori. C’è chi le fornisce complete, di tacchetti e finiture, chi semplici, dipende dalla tipologia del cliente finale, che sia un grande gruppo, una griffe o un piccolo calzaturificio. “È sulla suola che si monta la scarpa. In un settore che guarda sempre più al prezzo, i modi per limare il prodotto sono tanti. Sempre mantenendo la qualità. Noi presentiamo campioni al loro top, al livello migliore di finiture, con fascette di cuoio e quant’altro” ribadisce Martellini dell’Italtacco. Chiuse le valigie, per tanti di loro, tra poche settimane sarà già ora di un nuovo aere da prendere: Spagna e Hong Kong saranno le prossime mete per giocare da protagonisti in due mercati chiave, sapendo di poter contare sul supporto di Sara Santori, presidente nazionale Unac e degli accessoristi di Confindustria.

@raffaelevitali 

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