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Il distretto calzaturiero va all'indietro: -3,2% di export. Intesa San Paolo: "Ma la Russia corre: +21%"

Nocentini Tito intesa

A livello regionale il dato generale di export è negativo: il terzo trimestre del 2017 si è chiuso con una variazione percentuale tendenziale pari al -3,8%. Il dato è negativo e inferiore sia al totale dei distretti tradizionali italiani (+4,5%) che a quello della manifattura regionale (-0,9%).

di Raffaele Vitali

FERMO – Numeri, sempre loro. Se guardiamo il primo dato, -3,2%, c’è da mettersi le mani nei capelli pensando al distretto delle calzature fermano. Se guardiamo il secondo dato, +21,1% di export in Russia, c’è la speranza di chi crede che la lucina in fine dei conti ci sia davvero in fondo al tunnel della crisi. considerando che le scarpe valgppno quasi la metà dell'export regionale, è chiaro che dal fermano e Maceratese esce il dato chiave per la ripartenza di tutte le province. Le calzature hanno perso 20milioni,rispetto al 2017 (416 contro 436)  ma valgono quattro volte le machcine per il legno (101milioni, con un a crescita dell''8%)

Due numeri che mergono dal Monitor dei Distretti delle Marche, l’indagine sui distretti di Intesa San paolo, uno degli studi più completi e dettagliati sui singoli territori caratterizzati da produzioni destinate all’export. “Non è facile monitorare l’evoluzione congiunturale dei distretti industriali. Le uniche informazioni aggiornate disponibili, a livello territoriale (provinciale), riguardano le esportazioni espresse a prezzi correnti (dati trimestrali). Un incrocio province/settori per le esportazioni è disponibile, inoltre, per un numero relativamente limitato di settori. La congiuntura dei distretti può essere pertanto approssimata in un modo molto grezzo, con un maggiore grado di confidenza solo per i distretti fortemente export-oriented (non ci sono, infatti, dati sul mercato interno) e per quelli che producono beni non troppo specifici” spiega il centro studi del gruppo bancario.

A livello regionale il dato generale di export è negativo: il terzo trimestre del 2017 si è chiuso con una variazione percentuale tendenziale pari al -3,8%. Il dato è negativo e inferiore sia al totale dei distretti tradizionali italiani (+4,5%) che a quello della manifattura regionale (-0,9%); anche il dato aggregato dei primi tre trimestri risulta negativo (-4,9%). “È evidente che i distretti marchigiani stanno ancora risentendo del terremoto dello scorso anno che ha colpito le province di Ascoli Piceno, Macerata e Fermo. A rallentare l’export regionale nel terzo trimestre 2017 è stata la frenata subita sui mercati maturi (-6,4% la variazione delle esportazioni), specialmente Regno Unito (in particolare per le macchine utensili e per il legno di Pesaro), Stati Uniti e Portogallo” prosegue lo studio. Il dato russo ricalca anche l’aspetto positivo del Micam, in cui i russi sono stati protagonisti.

In difficoltà il sistema moda per l’abbigliamento marchigiano (-7,4% nel terzo trimestre e -4,2% nel complesso dei primi nove mesi dell’anno), per le calzature di Fermo, che chiudono in calo sia nel trimestre luglio - settembre sia nei primi nove mesi (rispettivamente -4,5% e -3,2%). Fermo, nonostante la forte ripresa dei flussi verso la Russia, sconta la riduzione delle esportazioni negli Stati Uniti, in Francia e Svizzera. Nel dettaglio, stabile l’andamento nei mercati emergenti con ottime performance nel mercato russo, che è tornato ad essere partner privilegiato per le esportazioni dei distretti marchigiani, che nel terzo trimestre aumentano del 21,1% (+16,7% nei primi nove mesi), soprattutto per le calzature. L’economia della Federazione russa è tornata a crescere grazie alla ripresa del petrolio che ha risollevato il rublo, nonostante le sanzioni che frenano i progetti di investimento anche in settori non direttamente interessati dalle restrizioni, oltre a impedire alle aziende russe di finanziarsi all’estero.

Molto bene anche l’andamento dell’export in Cina. Questi risultati sono stati però controbilanciati da un calo dell’export verso la Romania, la Repubblica Ceca, l’Arabia Saudita e l’India. Dall’analisi per singolo distretto emerge un quadro difficile: solo due distretti marchigiani su nove monitorati crescono nel terzo trimestre del 2017. Si tratta del distretto delle macchine utensili e per il legno di Pesaro (+8,7% nel terzo trimestre e +6,8% nel complesso dei primi tre trimestri 2017) e delle cucine di Pesaro che però, nonostante l’ottima performance nel trimestre luglio-settembre (+14,3%), non riesce a portare il dato gennaio-settembre in territorio positivo (-2,3%). Sostanzialmente stabile la Jeans valley del Montefeltro nel terzo trimestre (-0,2%) ma positiva nel complesso dei primi tre trimestri (+1,3%).

“Questo lavoro ha finalità soprattutto quantitative a livello del sistema distretti nel suo complesso, ci si è concentrati solo sui distretti e poli tecnologici che potevano essere ben rappresentati dai dati Istat disponibili sul commercio estero a livello provinciale. Vale la pena precisare che i dati Istat provinciali si riferiscono alle esportazioni, espresse a prezzi correnti e, pertanto, non tengono conto dei fenomeni inflativi, ovvero delle variazioni di prezzo non dovute a miglioramenti qualitativi dei beni prodotti. Questi dati devono quindi essere valutati con cautela visto che l’evoluzione positiva (negativa) dell’export può nascondere aumenti (diminuzioni) di prezzo legati all’andamento delle quotazioni delle materie prime” conclude Intesa San Paolo.

@raffaelevitali

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