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Intervista a Cancellara, direttore di Assocalzaturifici: mercati, nuove date per il Micam, consigli ai calzaturieri e storytelling

cancellarapilotti

Il braccio destro della Pilotti: "Dobbiamo far comprendere al consumatore cose bade come: chi le fa le scarpe dei grandi marchi sportivi? Chi è che cuce le loro scarpe? In un mondo sempre più attento al chi le ha fatte e dove, dobbiamo far emergere le imprese italiane che investono nel proprio Paese, che pagano le tasse, che hanno progetti certificati".

di Raffaele Vitali

MILANO - Di Assocalzaturifici è il direttore, di Annarita Pilotti il braccio destro, Tommaso Cancellara gira per i padiglioni senza sosta. Vuole capire, ascoltare, osservare e pianificare ogni possibile miglioria per fare di theMicam sempre più la fiera di riferimento mondiale.

Cancellara, proviamo a tirare un bilancio anticipato?

“Nei numeri non vedo una crescita, parliamo di stabilità (IL BILANCIO). Il pre accredito con 21mila registrati rispetto ai 19 mila dell’anno precedente è dovuto a una nostra campagna di sensibilizzazione. Perché per noi è più comodo il percorso online ed è anche più economico, visto che paghiamo 5 centesimi di commissione per ogni registrazione all’ingresso”.

Parliamo di feedback?

“Soddisfatto, perché sono direttore di Assocalzaturifici e non ho una azienda di scarpe. Bisogna essere chiari, il mercato interno vive difficoltà enormi. Lo dicono i macro dati. Siamo sotto nei consumi anche al 2016. Un calo dello 0,4%, ma su un anno brutto, per cui è ancora peggio”.

Come invertire la tendenza e far comprare scarpe anche in Italia?

“Serve una campagna di sensibilizzazione per le scarpe italiane in Italia. Dobbiamo dirlo, comunicarlo, farlo capire. Se no la gente pensa che le snaekers sono il top e non guarda altro. Ma dobbiamo far comprendere al consumatore cose bade come: chi le fa le scarpe dei grandi marchi sportivi? Chi è che cuce le loro scarpe? In un mondo sempre più attento al chi le ha fatte e dove, dobbiamo far emergere le imprese italiane che investono nel proprio Paese, che pagano le tasse, che hanno progetti certificati, che verificano e comunicano ogni passaggio della pelle, garantendo processi non nocivi”.

Ma questo interessa al consumatore?

"Deve interessare. Parliamo di salute. Questo aumenta il potenziale della scarpa italiana, non dobbiamo dimenticarlo. Al momento siamo la scarpa più sostenibile la mondo”.

Suggerimenti alle imprese, spesso Pmi?

“Comunicare di più e dire più spesso quanto siamo bravi a farlo”.

Torniamo al Micam, non è eccessiva la crescita dei produttori stranieri?

“Gli stranieri vengono qua perché è una fiera internazionale. Lo vedo come vantaggio. Se vengono più stranieri compreranno anche italiano. Voglio aumentare il giro di affari della fiera. Se la torta si ingrandisce la fetta si ingrandisce per tutti. lo dico agli italiani, che ogni tanto hanno dubbi: noi stiamo facendo uscire le straniere in favore delle italiane, quando quelle estere sono di fascia troppo bassa. Scelte autolimitanti proprio per non far perdere l’identità al Micam. Il mondo viene qua perché siamo a Milano e ci sono le aziende italiane. Credo che si debba aprire in un momento di mercato come questo. Si parla di free trade agreement, e poi ragioniamo sul ridurre le presenze? Sarebbe controproducente”.

Le critiche però ci sono.

“Io ascolto sempre gli associati di Assocalzaturifici, che sono i miei datori di lavoro. Pronto a parlare, ma la formula è vincente perché siamo internazionali”.

Il padiglione 5 chiede attenzione, ci sarà un restyling?

“Va molto bene il, le aziende chiedono spazi in più. Non dimentichiamo che ogni ‘piazza’ che vedete realizzata è un investimento importante e le piazze servono proprio per attrarre. Non vogliamo aumentare la quota delle aziende italiane per fare nuovi lavori, per cui ci vuole calma. Ricordo che con gli stranieri, che pagano qualcosa in più rispetto agli associati, ci copriamo i costi delle piazze nuove. E comunque abbiamo la fiera che costa meno di tutti”.

Tema che ritorna, le date. Non è arrivato un po’ troppo presto questo Micam di febbraio?

“Il dilemma è costante. L’intenzione sarebbe di provare a posticipare di una settimana, abbinandoci come a settembre con la settimana della moda. Poi se vogliamo parlare dell’assenza dei cinesi a causa del capodanno, non dimentichiamo che come data è volatile. Detto questo, Fiera Milano ha degli slot bloccati, vedremo le possibilità di azione”.

Milano è il cuore, poi c’è il mondo. Assocalzaturifici è pronta a ripartire?

“Tra febbraio e marzo, settembre e ottobre, siamo in giro per tutto il mondo. Russia e Monaco sono le due più importanti per numeri italiani all’estero. Poi abbiamo collettive in Giappone, Coree, Kazakistan, Ucraina. Un grande lavoro lo stanno facendo Fabiani e Venanzi, voci fondamentali sull’est Europa”.

Cancellara, su quali mercati credete?

“Il fatto che Assocalzaturifici continui a investire in momenti così difficili dimostra quanto attenti siamo ai mercati strategici. Dovremmo fare sempre più iniziative. Negli Usa siamo ancora deboli. La potenzialità c’è, il made in Italy è un brand fortissimo. Dobbiamo avere aziende forti e pronte a lavorare con quei mercati, con un prezzario in dollari, una logistica efficace, capacità comunicativa e abilità nello storytelling, perché l’americano vuole conoscere la storia dell’azienda. Ammirano le storie familiari e noi dobbiamo saperle raccontare. E così vale per i cinesi, che impazziscono per la narrazione. La Cina cresce, +5%, qualcosa si muove”.

@raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com 

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