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Al Micam il coraggio di cambiare. Mecozzi: "Modelli per me rivoluzionari e il mercato dice sì". E Silenzi lancia Paul Silence

gianrosciabatta

Silenzi: “Una linea che nasce in un ambiente familiare, in cui tutti sono e si sentono artigiani, dove ogni singola persona lavora sul prodotto dall’inizio alla fine, coprendo più mansioni, avendo a disposizione solo materie prime grezze e naturali, da lavorare e modellare in infinite combinazioni",

di Raffaele Vitali

MILANO – Ci vuole coraggio per cambiare. O forse solo intelligenza. L'elpidiense Gianluca Mecozzi, in arte GianRos, e il veregrense Paolo Silenzi, amici prima ancora che imprenditori che dividono lo stesso stand, ne dimostrano ancora una volta tanta. Ognuno a suo modo, perché corrono su binari diversi e mercati che non si incrociano quasi mai.

Partiamo da Mecozzi. “Un anno fa ho capito che alla mia collezione mancava qualcosa. Non rinuncerei mai ai mocassini che ci hanno reso un punto di riferimento, ma il mercato voleva altro. E così ecco i bikers”. Ma non solo, perché l’offerta doveva poter rispondere a più esigenze possibili: “IL mercato mi chiede altro e allora ho solo una scelta: uscire dal giro o esserne protagonista. Ho scelto la seconda strada, investendo”. Lo ha fatto e ha prodotto più modelli, “partendo da quattro suole intercambiabili su cui poi costruiamo modelli differenti”. Impensabile fare più forme, i costi sarebbero insostenibili, ma con l’estro dell’artigiano sembrano davvero molti di più i modelli a disposizione del buyer. E poi c’è la ciabatta di pelle con il pelo: “Un articolo che fino a qualche anno fa avrei pensato immaginabile per me: è la vera rivoluzione della mia azienda. Un prodotto che vive per quattro stagioni e che già ha conquistato i miei clienti abituali”. Per quanto riguarda gli ordini, si procede piano ma le firme non mancano: Magari piccoli ordini, ma con la promessa poi di riassortire. Cosa che noi garantiamo e come noi solo chi fa vero made in Italy e ha le capacitò all’interno per poter rispondere a una richiesta”.

Diverso il cammino di Paolo Silenzi, lui ha rivoluzionato anche il marchio lanciando la nuova linea Paul Silence, quel tocco di internazionale traducendo il suo nome. “Una linea che nasce in un ambiente familiare, in cui tutti sono e si sentono artigiani, dove ogni singola persona lavora sul prodotto dall’inizio alla fine, coprendo più mansioni, avendo a disposizione solo materie prime grezze e naturali, da lavorare e modellare in infinite combinazioni, creando un look unico, contemporaneo e concettuale” spiega Silenzi, che è anche presidente della Cna di Fermo.

Il cambio era necessario, dopo anni sulla piazza con scarpe diventate pezzi pregiati di mercati molto lontani dall’Italia: “Siamo un prodotto di nicchia, la produzione è di 70 paia al giorno, ma questo perché riscopriamo lavorazioni antiche, molto ricercate e di moda: Blake Rapid, Goodyear , Ideal e Sacchetto il cui know how è custodito nelle sapienti mani dei nostri artigiani che riescono ancora oggi a tramandarsi questa nobile arte, figlia ed essenza dell’artigianato più ricercato e tradizionale”. Non stupisce che i pochi giapponesi visti in fiera si trovino dentro lo stand del padiglione 5: “Francia e Giappone sono i nostri due mercati di riferimento. Ho una rete di agenti, ho la narrazione che viene ricercata tanto quanto la qualità che le scarpe della Paul Silence garantiscono”.

@raffaelevitali

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