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Micam e politica: Petrini e Salvini, due mondi paralleli. "Digital marketing". "Via le sanzioni"

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Diversi in tutto, non solo nel modo di porsi. Sono i due politici più ‘aficionados’ del Micam. Uno perché è cresciuto tra mastice e tomaie e a Porto Sant’Elpidio, l’altro perché da anni è diventato la voce contro le sanzioni alla Russia.

MILANO – Da un lato Paolo Petrini, dall’altro Matteo Salvini. Diversi in tutto, non solo nel modo di porsi. Sono i due politici più ‘aficionados’ del Micam. Uno perché è cresciuto tra mastice e tomaie e a Porto Sant’Elpidio, l’altro perché da anni è diventato la voce contro le sanzioni alla Russia. Detto questo, poco altro che la presenza tra i padiglioni della fiera di Milano li unisce.

 “Chiariamolo subito: non è il made in che risolverà tutti problemi. Le imprese devono cambiare la produzione, investire in automazione, che significa modificare i processi produttivi, e soprattutto aggredire il mondo dell’online, modificando i canali di vendita”. Paolo Petrini parte da concetti che per lui sono un must da anni: “Il digital marketing è una prima risposta al chi non può creare una rete di vendita, fondamentale per essere protagonisti all’estero. Ormai la tecnologia permette di profilare i mercati, di sapere quante donne in Kazakistan, ad esempio, possono essere interessate a un paio di stivali prodotti in Italia. Questo devono fare anche le nostre Pmi per arrivare a selezionare i clienti prima di andare all’avventura, che oggi è un costo non più sostenibile”. Chiaro che poi si può anche lavorare sul costo del lavoro, “ma più di quattro o cinque punti il cuneo fiscale non si può ritoccare”, e sull’apertura dell’area di crisi complessa, “utile perché dà degli sgravi e quindi accompagna le fasi di transizione che sono legate agli strumenti attualmente già messi in campo con Industria 4.0”.

 

Passano un paio d’ore ed ecco che arriva Matteo Salvini. Si muove come un treno tra gli stand, accompagnato da Mauro Lucentini, il leghista di Montegranaro che gli imprenditori li conosce quasi tutti, e da Giorgio Famiglini. ricette diverse: “La prima cosa è far partire la Flat tax, riducendo così il carico fiscale sugli imprenditori che esportano l’80% di quello che producono e devono poterlo fare. poi c’è la modifica della legge 2009 sulla contraffazione con un rafforzamento dei controlli doganali, tanto per cominciare. Infine, ma potrei parlarne per primo, c’è la questione made in Italy, che poi va di pari passo con il falso, un mercato che vale miliardi di euro e cancella migliaia di posti di lavoro. Il made in è a dimostrazione di quello che bisogna fare in Europa: o si ottiene o si mette in discussione la permanenza. Inaccettabile che ancora la maggioranza dei Paesi dica di no a qualcosa che tutela tutti e garantisce salute. Infine, le sanzioni alla Russia. Ma stiamo scherzando? Ancora non le tolgono eppure ogni sei mesi vanno rinnovate. Avrei voluto che almeno in quell’occasione l’Italia non avesse alzato la mano”. Gli imprenditori lo ascoltano, lo applaudono, è il modo di potersi, la sua irruenza ponderata a farne il simbolo di una battaglia che non possono perdere. “Al governo partiremo anche dal buono che c’è, perché alcune azioni del piano Industria 4.0 funzionano, penso al super ammortamento o ai contributi. Ma poi il resto va cambiato. E noi lo faremo partendo dall’ascolto agli imprenditori”.

Tra i padiglioni anche Lara Ricciatti e il capogruppo alla Camera Michele Laforgia, oltre al consigliere regionale Francesco Giacinti che ha ricordato l’importanza del percorso che la Regione sta facendo assieme alle associazioni per lo sviluppo di un Confidi unico che possa dare sempre maggiori garanzie alle banche tutelando così le imprese.

Raffaele Vitali

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