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Micam, il giorno della Meloni: "Il made in Italy è il nostro petrolio". Santanché: "Serve chiarezza da Boccia"

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L’imprenditrice Fabi: "Non ci servono monumenti, ci serve che ci mettiate nelle condizioni di lavorare”.

MILANO – Quando un politico incontra Alessia Fabi, imprenditrice del calzaturificio di Monte San Giusto, tra i più grandi del distretto, deve stare attento a quello che dice. “Meritate un monumento per quello che fate” le dice col sorriso Giorgia Meloni, prima leader nazionale a calcare i corridoi di theMicam. L’imprenditrice ringrazia, ma secca ribatte: "Non ci servono monumenti, ci serve che ci mettiate nelle condizioni di lavorare”.

E' il benvenuto al Micam alla leader di Fratelli d’Italia, che è arrivata accompagnata da Andrea Putzu e da Daniele Santanché, che si è dimostrata preparata e pronta a mandare anche un messagio chiaro aglli imprenditori che chiedono alla politica: "Fate fare chiarezza al presidente di confindustria Boccia sul made in, perché a noi serve avere garanzie sulla sua posizione". Prima di unirsi alle onorevoli, da sola, fin dal taglio del nastro, si è mossa Graziella Ciriaci, insieme ai veregrensi Mauro Lucentini e Gastone Gismondi.

La Meloni si è dimostrata molto ricettiva. Ha ascoltato, pur nella velocità del tour guidata da Annnarita Pilotti, tanti imprenditori e si è fermata a parlare a lungo con Enrico Ciccola. Il presidente dei calzaturieri di fermole ha messo in mano il dossier sul made in Italy preparato con la Politecnica delle Marche e la ha chiesto impegni precisi. “Il made in Italy è un marchio fortissimo, ma – ha sottolineato la Meloni – se non si riesce a produrre in Italia non potremo neppure usarlo”.

L’altro grande tema che è stato posto alla Meloni dalla presidente di Assocalzaturifici, in vista di una salita al Governo o comunque di uno scranno in parlamento è quello del falso, della contraffazione. E lei non si è fatta pregare e ha subito preso posizione: “Le aziende calzaturiere devono potersi difendere. Le italiane sono le prime per produzione in Europa, 12esime nel mondo. Questo grazie al fatto che ci sono artigiani straordinari che superano anche le difficoltà economiche del paese. Ma poi c’è il mondo del falso, che costa 150mila posti di lavoro al sistema calzaturiero. Un numero enorme, il doppio degli attuali impegnati”. Di fronte a questo, la Meloni ribadisce “che non è solo questione di repressione, bisogna formare il cittadino. Chi compra una scarpa tarocca deve sapere che dopo qualche mese un suo parente o amico potrebbe perdere il posto di lavoro”. E infine il messaggio che Ciccola aspettava: “Il made in Italy è il nostro petrolio, è quello che ci permette di non avere paura della globalizzazione”.

Quella globalizzazione che, ricorda in chiusura di visita la Pilotti, fa dire a Chanel, uno dei brand più importanti al mondo: “L’idea dietro le mie scarpe è francese, ma poi la produzione è merito del saper fare italiano”. La battaglia per il riconoscimento non è affatto persa. E domani lo ricorderanno Matteo Salvini, atteso per l’ora di pranzo, e il senatore Pd Francesco Verducci, che ha saputo accendere il faro di Roma sui problemi del distretto calzaturiero grazie al lavoro fatto dal Tavolo per lo Sviluppo guidato dalla presidente della provincia Moira Canigola.

Raffaele Vitali

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