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"Il Micam? Ci serve, ma in tanti si chiedono per quanto ancora". Il Fermano verso Milano punta su giovani e formazione

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Ciccola: “Non sarà la fiera a risolvere i problemi economici del territorio. Ci sono aziende che corrono, ma la maggior parte soffre, con contratti di solidarietà e casse integrazioni”. Il problema però è trovare una strada nuova e sicura per la tipologia di produzione fermana, che è di alto livello.

FERMO – Si riparte. “Imprese, scuole e istituzioni: tutti insieme perché solo facendo rete si superano le difficoltà” esordisce Francesco Trasatti, vicesindaco di Fermo. “Momento importante per tutti e perché è una dimostrazione che sappiamo muoverci verso obiettivi comuni. Dobbiamo affrontare Industria 4.0 e per questo ci servono i giovani, giusto quindi coinvolgerli in prima persona. Come Provincia, nonostante le difficoltà, ci siamo e facciamo il possibile, come dimostra anche il lavoro che stiamo facendo con il tavolo per lo Sviluppo” ribadisce Moira Canigola, presidente della Provincia. “E se un sindaco è qui è perché noi con le imprese parliamo. Dobbiamo riflettere sul fatto che il nostro distretto è l’unico che non corre. Abbiamo un gap di formazione da recuperare (Politecnico del Brenta, ndr) e quindi sono contenta quando sento parlare di giovani coinvolti dalla Camera di Commercio al fianco di chi produce” chiosa Ediana Mancini, primo cittadino di Montegranaro.

CAMERA DI COMMERCIO

Format che vince, per Di Battista e Di Chiara, non si cambia: “Portiamo aziende che ci rendono orgogliosi di fronte al mondo. Perché siamo bravi a fare le scarpe e bravi a formare gli studenti con le nostre scuole che ci invidiano in ogni angolo. E ora con l’Alternanza scuola lavoro che in un progetto pilota di Confindustria Centro Adriatico porta i docenti dentro le scuole” spiega Graziano Di Battista che spinge sempre più l’ente nel mondo della comunicazione e della promozione.

Il Micam resta “fondamentale” per i protagonisti. È questa la parola chiave: “Portiamo con noi cento studenti non per guardare le vetrine, ma per studiare la realtà e studiare progetti che diventino suggerimenti per gli imprenditori soprattutto in tema di commercializzazione e promozione del prodotto. Il tutto visto dai giovani”.

FERMOPROMUOVE

La Camera di Commercio ha trasformato il Micam da vetrina delle scarpe in angolo di presentazione della didattica e delle migliori produzioni. Sembrava una scommessa rischiosa, è diventato un format copiato da altre terre, a cominciare dal lontano Giappone. “Se noi raccontiamo la bellezza delle imprese è perché i nostri imprenditori ci permettono di farlo innovando, trovando nuovi spunti, creando modelli diversi. Abbinare l’enogastronomia e il paesaggio è stata una risposta alla richiesta dei buyer” prosegue Nazzareno Di Chiara. Scarpe di legno supportate dalla tela, due prototipi creati nel distretto fermano, saranno la novità da ammirare nelle vetrine dello stand che punta sui salumi Mezzaluna, Bacalini, i vini Podere dei colli e il caffè Effe.

Le imprese però chiedono solo una cosa: “Stateci vicini, perché noi soffriamo. Con il nostro stand vogliamo anche dare il senso di vicinanza e lo facciamo portando con noi regione Marche, associazioni di categoria e istituzioni”.

IL CALZATURIERO

Di scarpe parla Enrico Ciccola, presidente dei calzaturieri: “Il Micam è l’unica importante del panorama calzaturiero. Metà italiani, che vantano 77mila occupati, metà stranieri, 280mila dipendenti, tra i padiglioni. Nei paesi europei però il costo del lavoro costa tra 6 e 10 volte di meno che in Italia”. Al momento in Italia sono prodotte 188 milioni di paia di scarpe, erano 500milioni 15 anni fa, contro i 20miliardi nel mondo. “Siamo una goccia” ribadisce Ciccola che poi snocciola i numeri del Micam: sono 130 (139 un anno fa) le aziende fermane e picene che partecipano. A queste si aggiungono 68 maceratesi. “Non sarà la fiera a risolvere i problemi economici del territorio. Ci sono aziende che corrono, ma la maggior parte soffre, con contratti di solidarietà e casse integrazioni”. Il problema però è trovare una strada nuova e sicura per la tipologia di produzione fermana, che è di alto livello.

I MERCATI E IL MADE IN

Un’altra cifra: 200milioni di euro stanziati da Carlo Calenda per le fiere. “Ritengo che il ministro abbia abbandonato il settore calzaturiero non portando avanti la battgalia per il Made in con convinzione, limitandosi ai fondi per le iniziative”. Quella del made in Italy non è una battaglia personale di Ciccola, ma necessaria al sistema per non implodere: "Se non ci sarà il riconsocimento del made in, i fondi spesi non porteranno i loro frutti, peché rischiamo di promuovere un prodotto non identificabile”.

I MACERATESI

Macerata c’è e ci crede. Parla Carlo Cipriani, ma è come se ci fosse Salina Ferretti: “È una vetrina anche per i nostri suolifici, di cui a volte non parliamo ma di cui siamo leader mondiali. Questo per far capire le potenzialità del territorio che esporta l’80% della sua produzione. Il mercato ci vuole, lo abbiamo visto al Pitti. Il problema è che sappiamo fare le scarpe ma non sappiamo vendere, a livello di marketing e comunicazione oltre che di relazione con i marchi. Per presidiare i mercati dobbiamo aggregarci, le nostre aziende lo devono capire, sono troppo piccole per consolidare i mercati e presidiare il mondo digitale”.

SCUOLE E ASSOCIAZIONI

La Cna, Gianmarco Ferranti, riparte dalla rete: “Ciccola ci sta provando. Con il suo impegno ha dato forza e spero che a settembre ci troveremo a parlare di cose concrete”. Confartigianato, Simone Del Gatto: “Parto con i campioni e le aspettative. Ci piacerebbe che siano ordini quello che in fiera sono interessamenti. In tanti pensano se valga ancora andare in fiera”. Ipsia, Liceo ‘Classico’ Economico e Sociale, Itet Carducci, Its, “affronteremo martedì insieme a studenti rumeni e portoghesi il quadro economico e lo scarso appeal della calzatura”, e Polo Urbani sono gli istituti coinvolti nella giornata di lunedì.

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