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Premio della fedeltà al lavoro. Cinzia, Marta, Fabio e tanti altri: 30 volti per un Fermano da imitare

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“Le attività artigiane e le Pmi hanno saputo superare l’ultimo decennio con la fedeltà al lavoro, ma anche serietà e dignità. Da noi gli stipendi vengono pagati. Chi ottiene questo riconoscimento – ribadisce Stefano Pompozzi, vicepresidente della Provincia - lo ottiene per sé e per chi lo prenderà tra un anno". (FOTO)

FERMO – Fedeltà al lavoro e progeresso economico. Un premio ambito, che corona anni di attività. “È una vetrina per il territorio, è la prova che gli anni difficili in scenari economici complicati si possono affrontare con la tenacia, il talento e la creatività di imprenditori e imprenditrici”. L’introduzione di Barbara Capponi, giornalista del Tg1, è la cornice a trenta storie, ognuna diversa dall’altra, ma unite dalla passione e dall’amore per il fermano. Da un lato c’è il ritorno della crescita, dall’altra c’è un aumento del divario sociale. L’Istat indica un calo della disoccupazione, ma al contempo crescono gli inattivi. E in un quadro di luci e ombre ci sono le storie del distretto che ha trainato l’Italia e che sta attendendo il made in come possibile momento di rilancio.

“Dare un riconoscimento all’attività, agli anni di lavoro e sacrificio. Una giornata che oggi vale doppio, perché affrontiamo anche una crisi di fiducia, che è più forte dei dati positivi. E quindi mancano i riscontri dei numeri. Noi possiamo dare sostegno, essere presenti e vedere tanti sindaci è il primo esempio” precisa Paolo Calcinaro. “Siamo la regione con il più alto tasso di imprenditorialità, 150mila imprese per un milione e mezzo di abitanti. Questo grande gruppo però arranca. Plauso quindi a chi oggi qui rappresenta anni di impegno, di crescita e miglioramento del tessuto socio-economico. Spero che voi siate un modello di ripartenza, capaci di coniugare nuove professioni e conoscenze” prosegue il consigliere regionale Francesco Giacinti.

“Le attività artigiane e le Pmi hanno saputo superare l’ultimo decennio con la fedeltà al lavoro, ma anche serietà e dignità. Da noi gli stipendi vengono pagati. Chi ottiene questo riconoscimento – ribadisce Stefano Pompozzi, vicepresidente della Provincia - lo ottiene per sé e per chi lo prenderà tra un anno e mette un tassello a quello che accomunale Marche e il Fermano in particolare: la serietà, che vale ancora di più dell’essere un volano economico”.

Tutti cercano le multinazionali, nel fermano è ‘diffusa’. “E questo perché studiano, migliorano, investono. Che si parli di una parrucchiera o del meccanico, che è in grado di fare una risonanza magnetica”. Ogni settore scelto dal presidente Graziano Di Battista e dai suoi collaboratori ha qualcosa di particolare da portare nel futuro: Lo è la moda, con i nostri calzaturieri, lo è l’agroalimentare che sanno aggiungere qualcosa di unico nella loro bottiglia di olio. O le attività ricettive, che stanno ampliando le loro relazioni con la base giovanile, con le scuole. Insieme difendiamo la nostra piccola dimensione, dove gli imprenditori regalano i braccialetti per i dipendenti, non li mettono per controllarli. Queste sono le Marche, questo è il Fermano”.

Tanti e diversi gli imprenditori che salgono uno per volta, accompagnati dal loro sindaco, per ricevere la moneta d’oro e la pergamena. Ci sono quelli che festeggiamo i 40anni di lavoro, ma ci sono anche Marta Cocci e Cinzia Gravucci, imprenditrici poco più che ventenni che solo la riprova che si può ripartire anche da sotto le macerie del sisma. tante, tra l’altro le donne premiate. E la senatrice Orietta Baldelli, su questo, chiosa: “Sono per la valorizzazione delle donne. In questa sala o sono imprenditrici o sono il partner fondamentale di altre imprese. Le giovani donne si sanno mettere in gioco”.

I PREMIATI

Franco Ciucani da Monte Giberto. “Sono nato con la cultura del lavoro, con l’idea che sia la cosa migliore. Se capita che mi ammalo, dopo due giorni devo alzarmi. Alla fine della giornata, arrivo stanco, ma in me c’è la soddisfazione”.

Salvatore Pallotti da Servigliano. “Nel 1985 il primo premio mentre studiavo al Preziotti. La passione è arrivata ancor prima di sedermi in un banco ed è diventata la mia attività. Clienti in tutto il mondo, per un cliente estero c’è lo stupore di chi lavora per ore su un singolo oggetto, comprende meglio il valore aggiunto del dedicarsi la lavoro”.

Domenico Mori da Porto San Giorgio che con i suoi rivestimenti è arrivato nei più importanti alberghi del mondo. “L’ultimo lavoro lo abbiamo fatto a Dubai”.

Jessica Marziali e Barbara Brunori da Montegranaro. “Dobbiamo stare al passo con i tempi, le ultime tendenze. C’è il grande ritorno della frangia e siamo appena tornate da un corso a Verona. Per prima cosa si guardano i capelli, la struttura, la forma del viso e poi se necessario usiamo anche il computer e abbiamo perfino un macchinario all’ossigeno che aiuta la ricostruzione del capello”.

Gal.men di Lucio e Giampietro Melchiorri. “Se siamo qui è perché nostro padre ci ha dato i valori che ci permettono di lavorare insieme. Io e mio fratello siamo una cosa sola”. E aggiunge il maggiore Lucio: “Siamo la seconda generazione e già è pronta la terza. Siamo onorati di questo premio e lo dedichiamo ai nostri genitori, perché sono stati loro a permetterci di arrivare fino a qui”.

Duca del Nord di Nazareno Di Rosa da Montegranaro. “Fanno tutto i miei figli ormai. Roberto, mio figlio maggiore, lavora con Luca insieme hanno dato vita a Officine Creative che ha oltre cento processi di lavorazione. Io ho dato la possibilità, poi hanno fatto tutto i miei figli. io li ho portati sulla strada, poi loro hanno preso l’autostrada. Io ci ho messo le mie mani

Manuelita di Grottazzolina con Giordano Torresi, uno dei simboli dell’innovazione tecnologica nel calzaturiero. “Vogliamo creare una Accademy a Sant’Elpidio a Villa Bartolucci. Una fabbrica pilota 4.0 dove si farà formazione sui processi, dobbiamo creare ingegneri robotici per la calzatura. Collaboriamo con il Politecnico di Milano e il Mef. Insieme a mia sorella e allo staff saremo protagonisti con Chanel per pensare all’industria 4.0”.

Molino Orsili da Sant’Elpidio. Azienda nasce nel 1961, dal 2000 la crescita con la nuova generazione che ha anche investito risorse in qualità e ricerca. Nel 2004 nuovo parco macchine consulenze e nel 2017 l’ingresso nel mondo online. “IL mercato cambia, oltre a saper fare il proprio mestiere bisogna dare i servizi. Nel 1998 avevamo come concorrenti e colleghi piccoli molini. Oggi competiamo con mulini strutturati. Per questo la specializzazione in materia prima e servizi. Mio padre voleva andare in pensione e tenermi fuori dall’azienda. Stavo facendo il militare a Roma, ma sono tornato. Ho due soci, ex dipendenti, e insieme abbiamo compiuto il ricambio i giovani devono riuscire a costruire una parte di azienda, mantenendo l’esperienza degli anziani. Il consiglio che do è di non portare in azienda i problemi della famiglia, è questo il primo grande problema delle nostre realtà territoriali”.

Alessandra Corradini da Fermo, che da sola è uno spot per la palestra. “Professionalità, seguire le persone e capire le esigenze. E aggiornarsi. È un mondo che cambia velocemente. Risultati veloci non arrivano, ci vuole costanza: pilates e yoga sono sempre in pole. Lo dedico a mio marito, che mi ha lasciato troppo presto, e a mia figlia Beatrice”.

Giuseppina Pagliariccio da Montegranaro, sostituita dal marito. “Cerchiamo di rinnovarci, con le linee e gli accessori. Mia moglie ha sempre saputo coniugare…” e si commuove prima di prendere il premio

Edelvais Marziali, tomaificio che lavora con le griffe. “Devo dire grazie alle aziende che credono nel nostro lavoro. Grandi marchi che ci danno modo di essere qui oggi”.

Marcella Paoloni da Grottazzolina, imprenditrice che ha saputo superare il periodo generale di crisi del settore, il suo tomaificio è riuscito a incrementare la forza lavoro conquistando la fiducia di importanti aziende che hanno scelto l'azienda come punto di riferimento.

Samuela Baiocco, modello di speranza, laurea in Sociologia e autore del titolo ‘Correre oltre me’. “Un libro liberatorio e catartico. Attraverso la penna ho buttato fuori quello che sento. Ho limiti fisici, ma faccio tutto come tutti: curo il mio aspetto e la casa, come si confà a qualsiasi persona normale. Nelle pagine del mio libro c’è la tenacia e la disperazione di vivere, ma non più di chiunque. Quello che voglio testimoniare è che si svuole ce la si può fare, basta seguire i propri sogni. E io li ho abbracciati. Per cui questo premio lo dedico alla mia caparbietà e a tutti coloro che hanno creduto e credono in me nonostante tutto”.

Molino Rastelli da Santa Vittoria. “Una targa davanti all’ingresso è datata 1392 e va avanti da cinque generazioni. ‘Il molino è la nostra vita’ è ben più di uno slogan. Come diceva il collega Orsili la farina ce l’abbiamo nel sangue”

Anna Maria Braconi, da Fermo, primo premio speciale come ambasciatrice del fermano nel mondo dopo aver lavorato con Muti e i più grandi direttori d’orchestra del mondo. “Se canto devo ringraziare i miei genitori. Ho iniziato a 8 anni e mi ha guidato la passione per il canto insieme all’umiltà. La passione mi ha permesso di fare nelal vita quello che desideravo. Se sono salita sui palchi dei più importanti teatri e sono arrivata a questo premio è merito delle mie forze. Indimenticabile il 1986 la Turandot allo Sferisterio di Macerata al fianco di Katia Ricciarelli”.

Maurizio Blasi per aver raccontato le Marche e il Fermano partendo da Lapedona. “Servizio pubblico significa equilibrio. Fare il caporedattore di tutte le Marche. Se prendo questo premio non è perché ho fatto favoritismi, ma perché questo territorio non ha bisogno che di se stesso per affermarsi. Il consiglio per la comunicazione è non fatevi prendere dagli istinti, ma ragionate. Dedico questo premio a tutti quelli che si danno da fare, perché prevalgano ragione e pacatezza, non rabbia e istinto”.

Tomasso Beri da Pedaso. “Le barbe nelle case sono sempre andato a farlo, anche dopo aver aperto il negozio. Mamma mi prendeva gli appuntamenti e dopo le ore in bottega proseguivo. Ero senza padre e quindi il lavoro è stata per me la ragione di vita. un tempo a Pedaso si fermavano tutti gli autisti del nord Italia. In molti, dopo aver visto su facebook gli articoli per i miei 80anni di attività”. “Per noi è un highlander, il mio bisnonno è stato un suo cliente mi emoziona” chiosa il vicesindaco di Pedaso, Carlo Maria Bruti.

Serafino Tirabasso da Massa Fermana. "Prendevo la bici e andavo a vendere cappelli, fin da ragazzino". Nell'arco di mezzo secolo, quella che era un'azienda frutto dell'ingegno e del coraggio di un solo uomo ha saputo trasformarsi in un gruppo leader nel cappello

Riccardo Tarantini da Porto San Giorgio. “Una vita nel mare. In quei foto ho visto sempre la spiaggia. In una parte da est verso ovest, per 27 anni da pescatore, ora da ovest verso est, con il suo Delfino Verde. Mi chiedo quando la guarderò dal centro, seduto. Oggi in realtà posso studiare cosa fare per il futuro grazie alla mia famiglia”. Nel 1968 fondò la lista dei pescatori: “Qualche candidato c’è diventato sottosegretario un posto ai pescatori. Allora mi sono detto, perché non ci contiamo e quanto pesiamo. Andò bene, io venni eletto e da quel giorno ci hanno dato più attenzione. Ma ho capito che certe orecchie politiche spesso fingono di ascoltare. Nomi sono mai fermato a lavorare per me stesso, penso alle battaglie per la settimana corta dei pescatori, che si volevano sempre in mare. E ci riuscimmo a vincere la battaglia nazionale”.

Giuseppe Silenzi, ristorante Il Faro da Porto San Giorgio. a ritirare il premio è il figlio Riccardo. “Da punto di ristoro per pescatori a uno dei ristoranti storici della costa. I genitori sono sempre all’interno dell’attività, ma il ricambio è in corso da qualche anno. Ore insonni al mercato ittico, i sacrifici, l’impegno per soddisfare la passione per la cucina, il mare, che abbiamo nel sangue ed è la nostra droga, e il territorio”.

Rossano Trobbiani da Monte San Pietrangeli, acconciatore dal 1976 e vertice di Confartigianato. “Oggi bisogna studiare, bisogna conoscere i prodotti. La professionalità, collaborando con la scuola Ipsia, cerco di trasmetterla. Dedicandomi al lavoro ho tolto alla famiglia, perché il sabato notte partivo per raggiungere magari Parigi per una iniziativa. Per riuscirci bisogna studiare, la moda va capita e selezionata. Non tutto si può fare”.

Marino Graziano Ferroni da Sant’Elpidio a Mare. Orfano di padre nelal seconda guerra mondiale, figlio di agricoltori e la decisione, a 15 anni, di intraprendere la vita del falegname prima di farsi conquistare dalla calzatura, dove ho trovato l’amore. “faccio scarpe per ogni piede diverso. Il punto è copiare il piede e farci la scarpa. Lavoro con chi ha bisogni particolari. Per me il lavorare è sempre stato un passatempo, non ho mai faticato”.

Vermiglio Bartomioli, 59 persone, da Monsampietro Morico, guida una azienda con sessanta dipendenti impegnati in un costante sviluppo di nuove tecnologie nel campo siderurgico. “Un premio che dedico alla rinascita del mio paese”.

Donato Santarsieri Motors da Porto Sant’Elpidio, riferimento Mercedes per il territorio. “Gli acquirenti sono sempre più esigenti. Abbiamo anche portato il nome di P.S. Elpidio in tuta Italia vincendo campionati italiani di auto storiche”.

Oriana Melonaro e Daniela Bordoni, categoria dipendenti, sono due orlatrici da 39 e 35 anni della Romit. “Questo è un mestiere difficile, i giovani non sono attratti”. Un mestiere che viene da lontano: “Grazie al lavoro a domicilio siamo cresciuti. Con la professionalità di Oriana e di altre come lei siamo cresciuti. La differenza tra un lavoratore come lei e quelli che usiamo all’estero è che i nostri lavorano e pensano e sanno rimediare ai problemi della scarpa che possono emergere quando si mettono insieme 20 pezzi. Dobbiamo lottare per far sopravvivere questi lavori, altrimenti anche solo fare i campioni sarà difficile. Ricordiamolo sempre” aggiunge Enrico Ciccola.

Marta Cocci, apicoltrice 26enne da Monteleone di Fermo. Tragedia del terremoto, impresa agricola sotto le macerie. Ma l’Apicultura Sibilla è risorta. Ma la tenacia ha vinto e ha 320 arnie che producono 150quintali di miele l’anno. “Da piccola guardavo il lavoro di mio padre. poi, studiando l’alberghiero, volevo andarmene e trovare un posto fuori. Crescendo, mi sono reso conto che regatare e valorizzare quello che avevamo era fondamentale. Siamo una piccola realtà in un piccolo paese. Con mio fratello abbiamo deciso di continuare l’attività di nostro padre. Produciamo un miele di alta qualità. Vendiamo ciò che produciamo, le fioriture della zona son la nostra base”.

Fabio Giusti, diventato titolare della farmacia di Monterubbiano a 27 anni, il più giovane in Italia. “Le farmacie hanno una sua vetrina sul web. Il bacino deve crescere e ci riusciamo grazie alla professionalità e alla novità che portiamo. Il rapporto umano, ascoltare il paziente e cercare di risolvere problemi che spesso sono solo psicologici per cui dobbiamo dare il sorriso. E ora c’è la nuova sfida: abbiamo realizzato un laboratorio galenico che ci permette di allestire diverse preparazioni per soddisfare le esigenze dei pazienti anche con linee cosmetiche mirate al benessere e alla cura della persona”.

Cinzia Gravucci da Amandola. Con le sue ‘Spiazzette’ ha ridato vita alle mele rosa dei Sibillini, un tesoro che era stato quasi completamente abbandonato ma che da qualche anno è tornato in coltura. “Mio padre (in sala con telefonino in mano per riprenderla, ndr) ci ha creduto vent’anni fa. Ha voluto investirci e riportarlo alla luce. E oggi abbiamo 600 piante”.

Ultimo premio a Eros Scarafoni di Fontegranne tra Belmonte e Amandola. Nasce nel 1968 quando l’azienda agricola introduce anche il latte. Nel 1984 entra in gioco Eros, ma la produzione dei formaggi inizia nel 2000. No una produzione normali “I miei formaggi sono come dei figli. non abbiamo una grande tradizione casearia. Sono frutto di prove e riprove”.

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