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Vino, boom di enoteche a Fermo. L'Italia torna a bere. I produttori fermani e piceni puntano sul mondo

vigna

“Forte è la presenza femminile con le donne alla guida di più di una enoteca su quattro (27%) mentre il 12% è gestito da giovani" spiega la Coldiretti. Merito anche del consorzio tutela vini piceni guidato da Falcioni e Savini.

di Raffaele Vitali

FERMO – Vino mon amour. Che sia in vigna, in cantina o in enoteca. Le Marche brillano nella produzione, primeggiano nella crescita dei locali e il sud della regione prova a prendersi una fetta di vetrina.

Sono 167 le oasi del vino, alias enoteche, nella regione e sono cresciute del 12,8% in cinque anni. Lo studio della Coldiretti fotografa la crescente attenzione alla qualità negli acquisti di vino che è diventato una espressione culturale da condividere con amici e parenti. Tra le province è quella di Ancona, con 57, a guidare la classifica delle presenze sul territorio seguita da Pesaro Urbino (35), Macerata (31), Ascoli (25) e Fermo (19). Il Fermano è l’area con il più alto incremento percentuale (35,7%). Merito anche del Consorzio tutela vini piceni, 44 i soci, che rappresenta il 52% della produzione vinologica marchigiana. “Siamo di poche parole ma fattivi” spiega il direttore Armando Falcioni.

“Forte è la presenza femminile con le donne alla guida di più di una enoteca su quattro (27%) mentre il 12% è gestito da giovani. Una tendenza che conferma una decisa svolta verso la qualità con il vino che è diventato l’emblema di uno stile di vita “lento”, attento all’equilibrio psicofisico che aiuta a stare bene con se stessi, da contrapporre all’assunzione sregolata di alcol” prosegue la Coldiretti.

Cresce la produzione, nel sud delle Marche che nel 2018 festeggia i 50anni della Doc del Rosso Piceno. “Tuteliamo quattro denominazioni d’origine: rosso Piceno, Falerio Doc, Pecorino e il Terra di Offida” prosegue il numero uno dei viticoltori. E crescono i corsi per sommelier e le degustazioni all’interno di cantine, wine bar ed enoteche, veicolo necessario per l’enoturismo. Diventa cruciale la promozione e in questo il Consorzio tutela vini piceni, che come presidente un anno fa ha scelto il titolare dell’azienda Santa Liberata di Fermo, Giorgio Savini, nel 2017 ha investito più di un milione di euro e ben più farà in questo anno, partendo dal rosso Piceno che come storia è secondo solo al Verdicchio.

Bisogna cavalcare il ritorno all’acquisto degli italiani, che dopo aver toccato il minimo storico con 33 litri annui di consumo, sono tornati a comprare: +3% nel 2017 con una crescita del 6% degli spumanti e del 5% delle Doc, a conferma che la qualità vince sul vino comune, sceso del 4%. “E poi c’è il mondo, dove il supporto del consorzio è fondamentale. promuoviamo collettive e diamo sostegno fungendo da garanzie con le banche per le imprese che vogliono crescere e sfidare i mercati, partendo dalla certezza di un prodotto di alta qualità” conclude Falcioni.

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