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Strategie chiare e idee per Giannini e Paniccià, due fermani alla conquista del Pitti Uomo

panicciawoolrich

“Il Pitti serve per capire cosa pensa il mondo della moda della nuova collezione che andrà sul mercato. Seve anche per capire se c’è da correggere, partendo dalla vecchia che chi entra ha quasi sempre testato” spiega Enrico Paniccià.

di Raffaele Vitali

FIRENZE – Giovani e rampanti. Diversi ma uguali. Perché i fratelli Giannini ed Enrico Paniccià hanno in comune più di quanto credono. A parte la stima reciproca, condividono una idea chiara per le rispettive aziende. Quella di Paniccià è fatta di licenze e produzione per grandi marchi diventata società con Woolrich, quella di Jerry e Gianni Giannini di tradizione e classicità di modelli radicati nel tempo ma riadattati in alcuni particolari.

I loro stand, all’interno del padiglione centrale del Pitti Uomo di Firenze, dove tra i corridoi girano pellicce colorate, pantaloni al polpaccio, cappelli e gilet, attirano i buyers. Per motivi diversi, ma con lo stesso obiettivo: vedere, conoscere e poi, una volta tornati a casa, pianificare l’acquisto. Passeggiare per il Pitti significa perdersi tra giacche e cravatte, tra bretelle di ogni colore e, per gli imprenditori fermani, calzature di alto livello. “Il Pitti serve per capire cosa pensa il mondo della moda della nuova collezione che andrà sul mercato. Seve anche per capire se c’è da correggere, partendo dalla vecchia che chi entra ha quasi sempre testato” spiega Enrico Paniccià.

Qui Doucal’s

Il calzaturificio di Montegranaro, 75 dipendenti, ha scelto quest’anno il piano interrato, al fianco dei colossi della moda come Cucinelli e Lardini, oltre che il maceratese Tombolini. All’ingresso un ‘ciabattino’ molto trendy con barba curata e tatuaggi, perché al Pitti Immagine l’immagine conta come la sostanza. “Abbiamo portato la nostra tradizione facendo rivivere gli anni d’oro di Gianni Agnelli e Marcello Mastroianni. Abbiamo pensato a loro perché hanno rappresentato il buongusto italiano. Vedete – sottolinea il rischio è di perdere l’italianità, dimenticando che globalizzazione non significa perdere mestiere e stili. Noi non facciamo una scarpa ‘Avvocato’ ma riadattiamo un prodotto al loro charme. Non si può pensare di vivere di sole sneakers, non è italianità e soprattutto non può essere la via del distretto fermano-maceratese”. Novità diventa quindi la suola in gomma, “perché l’uomo, che cerca sempre equilibrio e linearità, vuole leggerezza”, ma non può essere la perdita di identità.

Qui Woolrich & co

La prima difficoltà è trovarlo Enrico Paniccià. Perché l’imprenditore passa dallo stand di Harmont&Blaine a quello di Woolrich, ed è tra i giacconi invernali che risponde alle domande. “Questa che ho in mano è la grande novità dell’inverno 2018-2019, una scarpa realizzata con una suola speciale che la Vibram ha realizzato per la Woolrich”. Non ci sono i classici chiodi, perché con gli scarponcini realizzati a Torre San Patrizio dai dipendenti di Paniccià, che guida l’azienda Giano, c’è un ‘arctic grip’. “Prodotto brevettato, esclusivamente per noi che si basa su una mescola particolare che non scivola e che è inserita all’interno della suola in gomma”. Non solo, perché nella nuova linea c’è un richiamo forte a quello che è diventato anche il logo delle scarpe, il check. “Lo abbiamo nei lacci, ma lo abbiamo anche nella suola, che è realizzata con dettagli che lo richiamano”. Identità, ecco la parola che ritorna anche salendo al piano terra del padiglione centrale dove si trova Paniccià. “Il Pitti è il riferimento a livello europeo per abbigliamento e calzature uomo, qui vengono agenti, clienti e distributori. Per quanto riguarda Woolrich parliamo di un brand di riferimento a livello mondiale”. L’azienda madre fattura 180milioni di euro, Paniccià conta nel 2018 di arrivare a tre milioni con la linea di scarpe, dopo un 2017 da un milione e tanti riconoscimenti. “L’importante è avere una strategia, sapere quello che si fa e perché, senza aspettare sempre soluzioni che calano dall’altro. Così si guarda con ottimismo al futuro”.

Idee chiare

Così guardano con ottimismo Paniccià e Giannini al 2018, anno di sfide e conferme, di mercati da mantenere,” la prossima settimana sarò a Berlino con il marchio La Martina che fattura il 35% in Germania” conclude Paniccià, e prodotti da raccontare, “la tradizione italiana è in una cucitura, ama è anche nel saper abbinare la tecnologia” ribadisce Giannini. 

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