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Il verde più bello? Da una buccia di melograno. Fabi crea scarpe 'natural color' e conquista il Giappone

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Presentato al teatro dell'Aquila il nuovo prodotto che dopo il Giappone approda al Pitti. “Questo – spiegano i ‘pittori’ – è un lavoro che richiede calma, tranquillità. Sbagliare le dosi è facile, anche se poi il tamponcino permette di intervenire".

di Raffaele Vitali

FERMO - Un batuffolo, un pennello e davanti, come se si tornasse alle medie con le tempere, una serie di boccette piene di colori. È il futuro, per ora di nicchia ma in previsione destinato a fare grandi numeri, di Fabi Natural color.

Il foyer del teatro dell’Aquila diventa una bottega di calzature versione extra lusso. All’ingresso una ventina di scarpe, rigorosamente fatte a mano, di vari colori, poi quattro corner: nel primo angolo Massimo Baldini, l’uomo delle piante da cui nascono colori, nel secondo angolo Paola e Antonio, armati di pennelli, nel terzo angolo le fotografie di Noris Cocci, nel quarto il buffet. In mezzo la famiglia Fabi, titolare del calzaturificio di Monte San Giusto che ha scelto il teatro dell’Aquila per una anteprima italiana del nuovo prodotto, frutto di un lungo studio e delle mani sapienti di artigiani non copiabili all’estero.

“A dimostrazione – spiega Emanuele Fabi – c’è l’entusiasmo con cui le nostre scarpe completamente naturali sono state accolte in Giappone. Una terra in cui il concetto di riciclo, di non inquinamento, di zero chimica è fondamentale”. e proprio in Giappone Fabi ha chiuso i primi ordini, che diventeranno sempre maggiori dopo che la collezione approderà i prossimi giorni al Pitti di Firenze, per il vero debutto nel mondo della moda. “Ci puntiamo, anche se ora parliamo di una produzione di nicchia, qualche migliaia di paia all’anno. Che sembra poco, ma visto il lavoro che richiede ogni scarpa tale non è. Ma è qualcosa su cui crediamo come azienda che vuole produrre sempre più nel rispetto dell’ambiente”.

Le boccette che Baldini ha con sé sono piene di colori derivati da piante coltivate nella zona di Jesi: “Siamo partiti dalle montagne pesaresi, ragionando sul colorare i vestiti, per poi trovare spazio in pianura, dove c’è l’ingrediente fondamentale: l’acqua. Parliamo di coltivazioni di Guado (ha colorato di azzurro la storia, ndr), Roseda, Camomilla, Scotano, Edera, rovo e tante altre. Piante che dopo la raccolta – spiega dettagliatamente affascinando gli invitati all’anteprima – vengono essiccate e macinate per essere trasformate con estrazioni acquose in coloranti concentrati e pronti all’uso”.

Il contatto con il sud delle Marche è arrivato grazie al progetto del distretto culturale evoluto, avviato dall’allora assessore provinciale Buondonno. “È stata una sfida, volevamo portare il mondo fatto di antiche macine da cui si producevano i colori per tovaglie e tende, che si ritrovano in tanti musei, al mondo della calzatura” aggiunge Baldini. Ecco che ora ci si affida alle mani degli artigiani, come Paola e Antonio, applicarli in maniera perfetta sulla pelle, sul cuoio delle calzature Fabi per completare un percorso di creazione della scarpa totalmente made in Marche. “Questo – spiegano i ‘pittori’ – è un lavoro che richiede calma, tranquillità. Sbagliare le dosi è facile, anche se poi il tamponcino permette di intervenire. Ci sono passaggi fissi: dall’aggregante alla prima base di colore. Un nuovo passaggio di aggregante, se bisogna aggiungere un secondo colore e infine la lucidatura. Tutto a mano”. E a mano vengono colorati anche i lacci.

Per capire cosa significhi colori naturali, uno degli esempi più semplici è quello del melograno: “IN queste boccette c’è storia, c’è cultura, c’è sostenibilità. Pensando all’ultima parola, l’esempio è quello della buccia del melograno, che una volta mangiato viene buttata. Invece recuperata e trattata permette di creare un colore tra l’oro e il verde”. Potevano non rimanere conquistati i giapponesi? “Visto l’entusiasmo ottenuto a settembre, quando siamo volati in oriente, abbiamo creato una sezione apposita in azienda, con sette persone che si occupano solo della linea Natural colors. Una produzione che va raccontata, che va fatta vivere, partendo proprio dalla storia. Alcuni di questi pigmenti hanno origine rinascimentale, basta ammirare i quadri di Salimbeni o di Raffaello. E questo, i Giappone, è u incredibile valore aggiunto”.

Se i nipponici sono la base che ha dato fiducia, la capsule di scarpe naturali diventerà una linea e prenderà la strada di altri mercati. “Bisogna vendere l’imprecisione, o meglio far capire la manualità dietro la colorazione e il lavoro” sottolinea Paola. A questo penserà lo staff di marketing della Fabi, da Gianmaria Vacirca aa Milena Pizi, fino a, per questa campagna, Noris Cocci. L’anteprima ha conquistato tutti, con le persone, dal sindaco Calcinaro alla presidente Canigola, dal numero uno di Confindustria Melchiorri al presidente della Fondazione Palma, ammaliate dai racconti del re dei colori e dalla maestria dei due dipendenti. “È una produzione d’alta gamma, ma di fronte a una filosofia aziendale di rispetto dell’ambiente e riduzione dell’inquinamento, il consumatore attento non esita” conclude Emanuele Fabi.

@raffaelevitali

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