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Intervista. Diego Della Valle: "Aprire una fabbrica è pensare al territorio, il Colosseo è per l'Italia"

dieoandrearquata
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Mister Tod's non prevede un outlet "perché questo deve essere un luogo di produzione. Poi le scarpe raggiungeranno il mondo". 

di Raffaele Vitali

ARQUATA DEL TRONTO – “Per noi è il segno dell'incoraggiamento in un'opera che deve continuare nella ricostruzione e nel rilancio dei territori. Un lavoro che – sottolinea il presidente del consiglio Paolo Gentiloni al taglio del nastro della fabbrica Tod’s realizzata ad Arquata del Tronto - deve fare una specie di corpo a corpo quotidiano con i ritardi e le difficoltà. E nessuno più del Governo è consapevole che questo corpo a corpo è necessario".

Diego Della Valle, la fabbrica il gruppo Tod’s l’ha realizzata in tempo record, ma tanto c’è da fare, come ammette Gentiloni. Non aiuterebbe una miglior viabilità?

“È previsto un ammodernamento della Salaria. Ma oggi l’ho fatta in macchina, con il maltempo non potevamo volare, e non è una brutta strada, è libera e priva di difficoltà particolari. Poi spetta al Governo rendere i collegamenti ancora migliori”.

Questo potrebbe convincere gli ‘amici’ imprenditori che vuole coinvolgere, insieme a suo fratello Andrea, a investire in quest’area?

“A gennaio inizierò a chiamarli uno per uno. Ma non mi limiterò a questo, li inviterò qui ad Arquata per vedere che si può fare davvero. Noi la fabbrica l’abbiamo aperta, in tanti possono fare altrettanto”.

Immagina un polo industriale qui ad Arquata?

“Quando parlo di portare il lavoro nelle zone del sisma intendo tutto il territorio del centro Italia colpito, che va da Amatrice al maceratese. Oggi qui con noi ci sono delle persone di Serravalle, il luogo dove siamo intervenuti per primi e mi fa piacere, è il segno che qualcosa di buono stiamo seminando”.

Sembra fiducioso.

“Credo che in ognuno di noi debba esserci l’orgoglio dell’Italia. Riuscirci sarebbe la riprova che nulla questo Paese è impedito, se si lavora insieme”.

Ma se fosse avvenuto in un'altra zona questo terremoto, l‘avrebbe coinvolta così direttamente?

“Emotivamente non saprei, il terremoto lo abbiamo sentito in prima persona. Questa è la nostra terra, bisogna esserle vicini”. 

Prevede di realizzarci anche un outlet?

“No, perché questo deve essere un luogo di produzione. Poi le scarpe raggiungeranno il mondo. Vedete, intanto abbiamo inserito il primo blocco di giovani dipendenti. Ma entro otto mesi saremo a pieno regime e la struttura è modulabile, quindi nulla vieta che cresca ancora. Ma questo lo dirà il mercato”.

Dà più soddisfazione aprire una nuova fabbrica o restaurare un monumento simbolo?

“Sono due cose molto diverse. Le fabbriche toccano la vita delle persone. Se poi dopo aver lavorato, oggi che hanno uno stipendio certo, poi vanno a Roma a vedere il Colosseo sono felice”.

Quindi più gratificante la nuova fabbrica?

“Sono nato dentro una fabbrica, la respiro fin da bambino. Realizzarne una significa pensare al territorio, a chi ci è vicino. Il Colosseo, invece, è una cosa importante per il Paese, ha una ricaduta diversa”.

Ma le scarpe prodotte dai nuovi dipendenti sono già pronte per la vendita?

“I tutor che hanno seguito questi ragazzi per mesi sono molto soddisfatti. Oggi alcuni sono qui e continueranno ad aiutarli. Ma la verità è che sono pronti, sono a tutti gli effetti parte del mondo Tod’s”.

Crede in un 2018 migliore?

“Siamo a Natale, se non siamo positivi in questi giorni…E poi, questa fabbrica ora non è più un progetto, ma un esempio vero di quello che si può fare sedendosi il 23 dicembre al tavolo con un sindaco e ritrovandosi il 20 dicembre di un anno dopo con in mano un paio di scarpe prodotte dentro quando poco prima solo pensato”.

L'EDITORIALE: NON SI LASCI SOLO DELLA VALLE

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