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Vi apriamo le porte di Fico (video). Farinetti: "L'America ha Disneyland, noi Fico, il regno del buono e del made in Italy. E poi Campofilone..."

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Nei 100mila metri quadri si stagliano i duecento occupati da Enzo Rossi, l'uomo che ha conquistato il patron di Eataly. Si può fare tutto dentro il parco, dai laboratori di pasta a quelli per il cioccolato fino ad ammirare mucche e pecore. E ovviamente mangiare e comprare prodotti di alta qualità. Foto e Video

di Raffaele Vitali

BOLOGNA - Un immenso totem accoglie i visitatori: Fico Eataly World. Ma cosa è davvero questo mega parco agroalimentare che si espande per 10 ettari fuori dalla zona fiera di Bologna? C’è di tutto, fin dal suo ingresso in cui troneggiano centinaia di mele profumate. Dietro quel muro che verrebbe voglia di mangiare ci sono 40 fabbriche per la produzione del cibo, una è quella di Enzo Rossi

), pastaio fermano de La Campofilone, 100 botteghe artigiane, 200 animali in stalle riprodotte, 2000 piante, dalle vigne agli ulivi passando pe la frutta, 6 giostre tematiche, che ripercorrono la crescita dell’uomo nel suo rapporto con la natura, e una tartufaia, in cui sarà possibile provare l’ebrezza di trovare un prezioso tubero. Detta così, potrebbe incuriosire solo per la sua dimensione. Ma il punto di forza di Fico (Fabbrica Italiana Contadina), rispetto a un Eataly, è che il visitatore può entrare dentro la produzione, può produrre. “L’America aveva Paperino e Topolino e ha creato Disneyworld, un luogo magico. Noi abbiamo il cibo, l’agricoltura e oggi abbiamo Fico” commenta Oscar Farinetti presentando alla stampa internazionale la Fabbrica Italiana Contadina, "il luogo dove si parla del cibo partendo dall'inizio e non dallo chef"..

Un esempio? Il cioccolato di Venchi. Chi non è cresciuto guardando Willy Wonka, il maestro cioccolataio che faceva tutto mangiabile. Venchi a Fico permette di creare la propria tavoletta, passo dopo passo, e di uscire con quella in mano. È questa una delle esperienze sensoriali che si pagano, altrimenti Fico è totalmente gratuito, dall’accesso alle prime due ore di parcheggio. Ma quello di Venchi è un esempio, che ben si somma a tutti gli altri, da quello dei tortellini alla pizza per arrivare alla pasta di Rossi. Qui, l’imprenditore ha pensato a tre diversi livelli di corsi, da quello base per cui ha già centinaia di prenotazioni, in cui si parte dalla farina, passando per la rottura delle uova e l’inizio dell’impasto che poi diventa una pallina da stendere e tagliare. “Quando sono stato a Campofilone sono rimasto conquistato, tutti si occupano di pasta. E poi ho incontrato Rossi, un fenomeno. Gli abbiamo dato un grande posto e lui lo ha reso splendido. Campofilone per me è un simbolo, un paese che si identifica con un prodotto di alta qualità” ribadisce Farinetti che come il più curioso dei visitatori gira per Fico provando le giostre multimediali che ti permettono di conoscere il percorso di un pesce o quello di un ortaggio, dalla sua scoperta alla conquista di ogni angolo del mondo.

 Ci vogliono ore per girare il parco, 3mila i passi e 2km percorsi nel tour mattutino, e per questo, lasciando solo un documento, si può usare una delle biciclette preparate per Fico dalla Bianchi con tanto di cestino. e percorrere la grande pista ciclabile che corre in mezzo ai corridoi Ci sono sei ‘giostre’ che saranno il punto di richiamo per i più piccoli, insieme alle stalle con gli animali, ma tutto diventa motivo di curiosità. Specialmente per uno straniero, che è poi il vero target di Fico che mira ad attirare almeno 4milioni di persone all’anno. “Nei piccoli mondi c’è tanta bellezza, se noi la salviamo, salviamo noi stessi” ripeteva sempre Tonino Guerra, che troneggia con la sua frase su uno dei muri del parco. E questo vuole fare la creatura di Farinetti, che poi pensa a promuovere quel che di unico abbiamo, anche se magari piccolo e meno conosciuto.

Il sistema interno prevede che i ristoranti utilizzino prodotti che si trovano dentro Fico, un modo per aumentare il giro dei produttori che entrano in realtà prima sconosciute. Se il ristorante dei tartufai usa pasta La Campofilone, così fa Rossi con la farina del mulino con cui divide un tratto dell’immenso corridoio in mezzo a cui si trovano prodotti di ogni tipo. Incluso uno stand a due passi dall’ingresso con scritto Food Brand Marche. Eh sì, la regione con 32 prodotti certificati, tra Dop e Igp, per un anno sarà in prima linea, assieme alla Calabria, pronta a mostrarsi al mondo. Merito di Alberto Mazzoni, in questo caso non come presidente del Consorzio tutela vini, ma di socio dell’associazione di agricoltori che ha ideato Food Brand Marche.  “La Regione da 25 anni investe in progetti di filiera per sviluppare prodotti autoctoni e certificati, il Bio è simbolo di viluppo dalla pasta alla verdura al vino”. E proprio il bio è il filo conduttore di quello che verrà esposto durante un lungo anno. Alcune aziende sono già presenti, altre arriveranno: come speriamo di crescere nei soci, perché insieme riusciamo a far cose impensabili. Ed essere a Fico è una di queste”.

Nello stand di 45 metri quadri viene raccontato il prodotto: “Qui c’è l’espressione massima del made in Italy. Troppo spesso dimentichiamo che senza l’agricoltore custode del territorio. Senza l’agricoltore, che porta storia e tradizione poco si fa. Però dobbiamo imparare a raccontare Fico ci offre questa opportunità”. Dal campo all’animale passando per le mani dell’uomo e al prodotto finale: tutto in un posto solo, tutto per sentirsi davvero Fico di essere italiano. “L’Italia da oggi è al centro del mondo con la sua biodiversità, con le sue eccellenze, con le tante cose che l’Italia sa fare. 150 imprenditori, tra pubblico e privato si sono messi in gioco assumendo, portando lavoro e diventando la vetrina del Paese” conclude l’Ad di Fico, Tiziana Primori.

@raffaelevitali

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