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L'allarme della Cna. Sotto le macerie sono rimaste 135 imprese artigiane del Fermano. Persi 2mila posti di lavoro nel cratere

artigianopiange

Silenzi e Migliore: “Servono interventi che garantiscano la ricostruzione e la rinascita del tessuto sociale ed economico, indicando le priorità e i programmi su cui intervenire sia nel breve periodo che a lungo termine". 

di Raffaele Vitali

FERMO – Se ne parla poco, perché lo sguardo è annebbiato dalla polvere delle macerie mossa dal vento, non certo dalle ruspe. Ma il terremoto ha danneggiato con forza anche il tessuto imprenditoriale della provincia di Fermo, oltre che delle Marche. A livello regionale in u anno il sistema produttivo del cratere marchigiano ha visto la scomparsa di 483 imprese e di 2.000 posti di lavoro, mentre il fatturato delle aziende che hanno resistito è diminuito del 5%. Entrando nel dettaglio locale, sono 135 le attività artigianali che hanno definitivamente ceduto alle scosse.

Al primo posto c’è Montegiorgio dove hanno chiuso trenta imprese, Seguono Servigliano con 16, Amandola con 12, Montelparo, Massa Fermana e Falerone con 10. Il settore più colpito nelle Marche è stato quello dell’agroalimentare, con la perdita di 249 aziende e quasi 1.000 occupati. “Servono interventi che garantiscano la ricostruzione e la rinascita del tessuto sociale ed economico, indicando le priorità e i programmi su cui intervenire sia nel breve periodo che a lungo termine. Siamo convinti che sia necessario cominciare dal territorio, attraverso l’agroalimentare di qualità, il turismo e la cultura” spiegano Paolo Silenzi e Alessandro Migliore, presidente e direttore di Cna Fermo.

Tra i 177 comuni marchigiani coinvolti, ovvero il 77%, al secondo posto per imprese danneggiate ci sono quelle del commercio, 155 la chiusura e 500 disoccupati in più. Ma proprio a causa della vastità dei danni, i problemi non hanno risparmiato nessuno: manifatturiero (-46), edilizia (-42), trasporto (-24) e ricettività (-21). È per questo che non c’è comune fermano che si sia slavato: cinque imprese chiuse a Monteleone, sei a Belmonte, sette a Monte Vidon Corrado, otto a Ortezzano e quattro a Monsampietro Morico e Montappone. Chi resiste, e non potrebbe essere diversamente pensando a come il sindaco Ciaffaroni ha affrontato il post sisma, è Montefortino che ha perso solo una attività.

Un quadro preoccupante che potrebbe trovare nuova linfa se cambiasse la normativa a livello nazionale sulla ricostruzione: “Eccesso di burocrazia, difficoltà di accesso per le piccole imprese locali di costruzione, prezzi e tempi di rimborso che non favoriscono imprese e cittadini. L’impiego delle piccole imprese locali nella ricostruzione è un obiettivo da centrare in ottica di qualità, trasparenza, celerità nella conclusione dei lavori, efficacia del risultato” prosegue Silenzi. Ma per far lavorare le imprese vanno pagate degnamente, cosa che invece non accadrà se verrà seguito il prezzario deciso dal Governo: “È un altro punto dolente”.

Ma gli artigiani non amano piangersi addosso e quindi si sono rimboccati le maniche e guardano alle possibilità: “Speriamo che la ricostruzione ci faccia superare il digital divide, la banda ultra larga è fondamentale, e che migliorino le infrastrutture viarie. Poi noi sapremo utilizzare anche i vantaggi della Zona Franca Urbana” conclude il responsabile dell’area montana Cna Nicolas Baldini.

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